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Il paradosso dell’alieno

Tempo fa affrontai il problema dell’ipotesi nulla di MacPhail, in base alla quale tutti i vertebrati condividono dal punto di vista qualitativo le medesime capacità cognitive, mentre le differenze emergono quando si considera la “quantità” delle stesse, cioè quanto esse sono sviluppate in ogni organismo. Tra tutti i vertebrati l’uomo costituirebbe un caso particolare, poichè dotato di una capacità qualitativamente unica in grado di attribuirgli il carattere di eccezione: il linguaggio. Se dunque fosse valida questa ipotesi la differenza qualitativa permetterebbe di fatto agli uomini di porsi al di sopra degli altri animali considerandoli come esseri inferiori e ciò porterebbe alla giustificazione della teoria proprietarista che nega l’esistenza dei diritti animali riducendo gli esseri inferiori a semplici oggetti. Quando le capacità mentali differiscono per qualità da quelle di un umano, l’animale che abbiamo di fronte può ragionevolmente essere considerato un oggetto. In effetti non credo nessuno di noi, quando si siede a tavola di fronte ad un piatto di carne, si vada ad interrogare sui diritti del bovino o sulle capacità cognitive del pollame, salvo non si tratti di Pecoraro Scanio o affini. Tuttavia, nel momento in cui alcuni eminenti primatologi e psicologi comparati affermano che anche le scimmie sono in grado di apprendere il linguaggio, ecco che lo status di eccezione che contraddistingue l’uomo decade e le scimmie diventano inferiori a noi limitatamente alla sola quantità. Ciò effettivamente pone un problema per quanto riguarda i diritti animali. Basta allora una superiorità quantitativa per reclamare il diritto di vita o di morte su un essere vivente? Certamente, se la domanda fosse rivolta a me, risponderei di sì. D’altronde molte delle conoscenze che si hanno oggi sulle principali disfunzioni cognitive, nonchè sulle funzioni delle differenti aree cerebrali, sono state ottenute dallo studio dei deficit indotti da lesioni al cervello delle scimmie (magari comparato ai pazienti umani neurologici). Però nel dare la mia risposta, il paradosso dell’alieno mi farebbe vacillare. Se arrivasse infatti sulla Terra un alieno avente delle capacità cognitive che in rapporto alle nostre sono paragonabili a quelle che noi abbiamo rispetto ad una scimmia, avrebbe il diritto di sacrificarci o raschiar via la nostra corteccia frontale a scopo di ricerca (e cioè per il suo bene)?

Jinzo

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