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Piano con le parole

Se esiste un modo per vanificare anni di divulgazione scientifica e di ricerca e’ quello di utilizzare parole sbagliate o fuorvianti o addirittura allarmistiche nei giornali e nei media in generale. L’abbiamo visto piu’ volte anche in questo blog. Per esempio titolare su Liberazione un buon articolo (con alcuni distinguo) con un “Il fegato delle scimmie e i nuovi Frankestein”.

Mostri, chimere, apocalissi e come in questo caso Frankesteins bypassano la parte razionale del cervello e arrivano direttamente a stuzzicare le aree delle nostre paure ancestrali. Anche le parole fanno male.

Per quanti problemi possano creare gli xenotrapianti (rigetto, malattie ecc) definire chi e’ stato trapiantato come un moderno Frankestein non e’ corretto e neppure tanto carino, visto che queste persone rischiano la vita ogni giorno. La parola “Frankestein” ormai ha assunto dei connotati dispregiativi tra le associazioni antiscientifiche e spesso ecologiste e viene usata a sproposito per qualsiasi tecnica in cui sono coinvolti materiali biologici di diversi individui o specie. Queste persone spesso non sono al corrente che xenotrapianti, transfezioni geniche, chimere sono all’ordine del giorno da anni. Basti pensare a quei piccoli frankestein che 20 anni orsono creammo modificando i geni dell’Escherichia Coli, inserendo il gene dell’insulina umana. Ogni individuo poi ha un codice genetico unico, ma che e’ il frutto dell’apporto di altri due codici genetici unici ma diversi, cioe’ i genitori.

Per non parlare poi della nostra storia evolutiva durante la quale probabilmente nei nostro codice genetico furono inseriti geni di altre specie tramite retrovirus o trasposoni. Anzi alcuni pensano che queste contaminazioni siano state fondamentali per molti passaggi evolutivi delle specie sulla Terra.

Siamo tutti chimere insomma.

La ramanzina finale su gli scienziati che giocano a fare Dio e’ poi semplicemente fuori luogo, inflazionata e ridicola, soprattutto nel caso di tecniche che possono salvare vite umane.

(nella foto uno scienziato-dio e la sua creazione chimerica)

Il caso INRAN

Venerdì 25 Aprile, sulla rivista Espansione, sarà pubblicato un articolo sulla storia della sperimentazione sul mais Bt svolta dall’INRAN, dalla quale si desume la superiorità del mais Bt rispetto a quello convenzionale.

L’articolo è firmato da Piero Morandini, ricercatore all’Università di Milano. Insomma da un addetto ai lavori, non da un ideologo.

Così si svelerà finalmente l’arcano sulle fumonisine e il mais tradizionale.

Alla faccia di chi ha censurato per tanto tempo la ricerca.

Pubblicheremo il PDF dell’articolo quanto prima su questi pixel.

UPDATE Ecco come promesso il file PDF dell’articolo (qui)


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