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Il darwinismo minaccia i diritti dell’uomo

Rosa Alberoni non è nuova su questo sito. Tempo fa postammo un video tratto da RaiUno e un terrificane servizio del TG2. La ritroviamo in una recente intervista all’agenzia Zenit.org. La nostra ripropone le solite argomentazioni delle interviste passate ma con più enfasi e con l’introduzione di termini teologici e addirittura di Satana.

L’inizio dell’intervista si apre con la studiosa che si pone una serie di domande apparentemente contro producenti come: “perché mescolare il sacro con il profano? Perché una teoria viene parificata alla realtà?” E per un attimo ci si chiede se è la stessa Alberoni che abbiamo conosciuto in passato. Ma dobbiamo ricrederci alcune righe più sotto.

Viene ripetuto il solito argomento dell’evoluzionismo come una “teoria”. L’argomento viene copiato ad nauseam da tutti i creazionisti del mondo, ma è solo indice di un gap scientifico imbarazzante. Secondo la National Academy of Sciences (NAS), una teoria scientifica è “una spiegazione comprovata di alcuni aspetti del mondo naturale che possono incorporare fatti, leggi, deduzioni e ipotesi testate.” Quello a cui si riferiscono i creazionisti è una definizione di teoria del parlato comune, non scientifica. Sarà forse il caso che il mondo accademico si decida a cambiare anche la terminologia che dall’esterno può apparire ambigua?

Viene poi fatta una domanda dal giornalista che però risulta fuorviante. Viene citato il caso del biologo Nathaniel Abraham il quale venne licenziato dall’Istituto Oceanografico Woods Hole perché creazionista e in contrasto con la ricerca che stava conducendo: infatti era un zebrafish developmental biologist. Come già detto dal direttore Scott che lo licenziò: “E’ inconciliabile lavorare nel campo della biologia evolutiva se non si crede nell’evoluzione. E’ come se una scuola per piloti assumesse insegnanti che non credono che la Terra è sferica.”

Qui quindi non ci troviamo di fronte ad una discriminazione religiosa o ideologica. Semplicemente è incocepibile che uno prenda soldi e faccia (finta di fare) ricerca su un qualcosa che non sa, non comprende e non accetta. D’altronde è come se un musulmano praticante si mettesse a protestare perché non assunto da una ditta di produttori di vino come assaggiatore. Un lavoro che non potrebbe adempiere. Il giornalista quindi omette delle informazioni importanti.

La Alberoni risponde attaccando frontalmente i biologi che vengono associati continuamente con “gli atei militanti” non si sa per quale motivo. Una buona percentuale del mondo accademico potrebbe sentirsi offesa, ma non vorrei entrare più di tanto in questo discorso. Si vede che la Alberoni non ha mai varcato la soglia di un laboratorio.

“Gli atei militanti pretendono di vivere ed agire come gli animali: fare ogni giorno quello che più gli piace. Vale a dire: abortire come e quando si vuole; matrimoni fra uomini e fra donne; adozione dei bambini da parte di chiunque; calpestare i deboli nella lotta per il potere, per l’egemonia, o semplicemente per poter dire: io valgo più di te, perché sono più forte, quindi taci e obbedisci. E agli scientisti di poter clonare chiunque, incrociare l’uomo con l’animale, usare l’essere umano come cavia, fare esperimenti a tutto campo senza limiti, usando come criterio la coscienza del montone.”

Nel finale poi afferma che il darwinismo (che in realtà è una creatura inventata dai creazionisti; ma dove si prende la tessera per il darwinismo? Chi è l’organizzatore supremo? Quale è lo scopo di questa organizzazione filosofica satanista?) minaccia i diritti dell’uomo e che in quanto tale deve essere combattuto dai popoli:

“E’ la menzogna seminata dai darwinisti che minaccia i diritti dell’essere umano a considerarsi tale, cioè diverso dagli animali sia fisicamente che ontologicamente. I popoli devono capire per potersi ribellare, rigettare l’inganno e pretendere la verità dagli scienziati che operano da scienziati non da imbroglioni. Agli scientisti, ai forgiatori di menzogne in realtà non gliene importa nulla della provenienza dell’uomo, la scimmia è un grimaldello per ottenere la libertà di manovra, gli interessa il potere aribitrario, il denaro.”

Davvero non pensavo di essere una minaccia per la società ed i diritti dell’uomo. Pensavo di collaborare con la mia ricerca al bene e alla salute dell’umanità ma evidentemente per alcuni io, come migliaia di altri miei colleghi, sono una minaccia. I ricercatori che cercano il denaro poi, vabbé lasciamo perdere: sembra una barzelletta. E finito di leggere questa intervista devo dire di aver provato un brivido lungo la schiena. Sono parole dure, da caccia alle streghe ed io mi sento non solo offeso ma minacciato, additato come pericolo pubblico. Quando verrà il momento in cui dovremmo aver paura di andare in giro per le strade?

Che tristezza.

Intervista a Telmo Pievani

Monsignor Elio Sgreccia , intervenuto al congresso organizzato dall’Ateneo Pontificio ‘Regina Apostolorum’ sostiene che «non c’è contraddizione tra creazione ed evoluzione, purché si mantengano alcuni punti fermi». Quali sono i punti fermi?

– Primo: l’evoluzione è governata da un disegno superiore;

– Secondo: l’uomo è ontologicamente diverso dalle bestie.

E fin qui, niente da ridire, ognuno è libero di pensarla come meglio crede.

Il problema nasce se, attorno a questi capisaldi privi di fondamento scientifico si costruisce una ‘teoria’, le si dà il nome intrigante di ‘ Intelligent design’ e si pretende di insegnarla nelle scuole come alternativa all’evoluzionismo darwiniano. E se proprio non si riesce a vendere l’I.D. come teoria scientifica, allora basta affermare che neanche il neodarwinismo è una teoria scientifica.

Negli Stati Uniti, una sentenza del Congresso* ha costretto alcuni stati a cancellare la norma che prevedeva di affiancare l’insegnamento dell’I.D. all’Evoluzionismo, ma la faccenda non è chiusa: in piena campagna elettorale sta per uscire nelle sale americane un documentario favorevole al creazionismo.

Abbiamo rivolto a Telmo Pievani qualche domanda, per chiarire le idee a noi e ai lettori di Progetto Galileo.


Progetto Galileo: Gli evoluzionisti spesso non accettano di confrontarsi su un piano scientifico con i sostenitori dell’ID, affermando che questa teoria non può essere considerata scientifica. Il confine tra scienza e non scienza è molto labile, con quali argomentazioni si può affermare la non scientificità dell’ID?

Telmo Pievani: Gli scienziati fanno bene, a mio avviso, a non accettare confronti con creazionisti o neocreazionisti in contesti istituzionali e scientifici che diano una implicita patente di plausibilità all’interlocutore. Devono invece imparare ad accettare il confronto sui media generalisti, per evitare che un pubblico di non esperti sia esposto a opinioni tendenziose senza un contraddittorio ben argomentato. L’ID non è scienza perché non ha una base empirica, non ha inferenze logiche e argomentative fondate e non è nemmeno una buona controversia perché non coglie reali punti deboli del programma di ricerca evoluzionistico. E’ una dottrina teologica o filosofica. Infine, non regge ad un semplice ragionamento per assurdo: se un progettista intelligente fosse stato davvero all’opera nella storia naturale, non sarebbe stato per nulla “intelligente”.


PG: Con quali argomentazioni è possibile sostenere la scientificità della teoria dell’evoluzione? In particolare, la teoria dell’evoluzione è falsificabile?

TP: Certamente. La teoria dell’evoluzione può generare moltissime “predizioni rischiose” che uno scienziato può falsificare o corroborare, anche in laboratorio. La componente storica della spiegazione evoluzionistica, poi, non esclude affatto che sia verificabile e che ipotesi alternative siano sottoposte alla prova dei fatti accertati.

PG: La teoria dell’evoluzione è un “paradigma utile” in termini di capacità predittiva o capacità di fornire soluzioni?

TP: Al momento, è l’unico programma di ricerca in grado di tenere insieme in una cornice coerente i dati in nostro possesso provenienti dalle discipline più diverse, dalla genetica delle popolazioni alla paleontologia. Il nucleo esplicativo è quello neodarwiniano. Si discute poi sull’importanza di singoli fattori, sui ritmi del cambiamento, sull’importanza dei tratti non adattativi e sui livelli di selezione. Ma sono controversie che non intaccano la solidità del programma di ricerca in generale.

PG: In molti criticano l’impostazione negativa della teoria dell’evoluzione. Un teologo come Vito Mancuso e un biologo come Stuart Kauffman sono finiti curiosamente per convergere sull’idea che il caso non basti a spiegare l’enorme varietà di forme su cui agisce la selezione naturale e che l’ordine potrebbe essere una proprietà intrinseca della materia, in grado di emergere spontaneamente in determinate condizioni. Siamo abbastanza lontani dall’ID. A questo livello, un dialogo è possibile? Cosa ne pensi di queste teorie?

TP: Kauffman era partito dall’idea che i processi di autorganizzazione potessero sostituire la selezione naturale e generare una teoria dell’evoluzione alternativa. Poi ha cambiato idea e adesso parla della complementarità fra proprietà emergenti e selezione naturale. Il testo di Mancuso è eterodosso e molto coraggioso, ma si basa sul solito errore di leggere la natura con la lente della teologia. Finisce così per vedere nella natura ciò che non esiste, ovvero un piano finalistico ordinato. Gli elementi di reticolarità del vivente non giustificano in alcun modo l’idea che in natura siano nascosti fini o direzioni preordinate. E’ un salto logico infondato. L’evidenza empirica ci dice che la storia naturale è caratterizzata da una radicale, profonda contingenza. Questo è il dato su cui deve riflettere il teologo, come il filosofo. Non dobbiamo cercare nella natura i fondamenti dei nostri convincimenti teologici, e ancor meno delle nostre credenze. Rischiamo di esserne delusi…

PG E infine una domanda opzionale, mi rendo conto che andiamo un po’ fuori tema. La diffidenza nei confronti della teoria dell’evoluzione mi sembra rientri in una diffidenza generalizzata nei confronti della scienza. L’idea che la scienza e la tecnica non siano strumenti neutri ma contengano in sé una qualche intrinseca negatività è piuttosto diffusa. Per te scienza e tecnologia sono strumenti neutrali?

TP: Non credo proprio che siano neutrali. Sono strumenti umani. Come tali, carichi di opportunità e di rischi al contempo. Il problema è capire come gestire la loro ambiguità. Possiamo farlo rispettando l’insopprimibile curiosità umana, ma decidendo insieme, democraticamente, caso per caso, dove porre eventuali limiti. Di certo, i limiti non possono essere imposti, secondo me, dalla paura, dall’ignoranza e da strutture di pensiero dogmatiche fondate su precetti religiosi che appartengono soltanto a una parte della società.

Andrea Ferrigno


* «The Conferees recognize that a quality science education should prepare students to distinguish the data and testable theories of science from religious or philosophical claims that are made in the name of science. Where topics are taught that may generate controversy (such as biological evolution), the curriculum should help students to understand the full range of scientific views that exist, why such topics may generate controversy, and how scientific discoveries can profoundly affect society

«I membri del Congresso riconoscono che una educazione scientifica adeguata dovrebbe preparare gli studenti a distinguere i dati e le teorie virificabili della scienza da affermazioni religiose o filosofiche fatte in nome della scienza. Per argomenti che possono generare controversie (come l’evoluzione biologica), il programma dovrebbe aiutare gli studenti a comprendere la totalità dei punti di vista scientifici esistenti, il perché tali argomenti possono generare controversie e come le scoperte scientifiche possono influenzare profondamente la società.»


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