Mico-diesel: l’alternativa?

car-pollution-200-x-192Oggi via Corriere ho letto un articolo di New Scientist – a sua volta basato su una ricerca apparsa in Microbiology – che racconta della scoperta del fungo Gliocladium roseum il quale ha l’interessante caratteristica di crescere sulla cellulosa producendo una mistura volatile di alcoli, esteri ed idrocarburi con una composizione abbastanza simile a quella del carburante diesel.

La scoperta sta suscitando un certo entusiasmo nel mondo dei biocarburanti, perchè la miscela prodotta dal Gliocladium roseum ha composizione pressochè ottimale per l’uso come carburante, un contenuto energetico più alto del tipico etanolo, e presentandosi allo stato gassoso è molto più facile da separare e purificare di un liquido. Si potrebbe anche usare l’ingegneria genetica per migliorare le prestazioni del fungo, oppure inserire i geni che gli consentono di produrre idrocarburi in altri organismi più efficienti.

I biocarburanti sono resi poco praticabili prima di tutto dalla scarsa efficienza energetica: è necessario spendere parecchia energia per ottenere una unità (diciamo, megajoule) di energia come biocarburante. I motivi sono vari, ma generalmente si riducono allo scarso contenuto energetico (comparato a carbone e petrolio) della cellulosa (la principale biomassa), ed all’alto contenuto d’acqua delle biomasse. In alternativa, l’olio che si può estrarre dai semi oleosi è una piccola frazione della massa dell’intera pianta.

Per questi motivi, è probabilmente preferibile limitarsi ad usare biomasse di scarto (trucioli e segatura di legno, oli da frittura usati, scarti di lavorazioni varie) come sorgenti di energia invece che tentare di produrle appositamente.

La possibilità di usare una fermentazione con funghi per produrre in un solo passaggio un combustibile di qualità a partire da materiali cellulosici di scarto è quindi molto interessante perchè permetterebbe di semplificare ed accorciare il processo di produzione, ed anche di usare in modo più completo un materiale difficile da degradare come la cellulosa.

Un primo problema però sembra essere la bassa concentrazione di “micodiesel” prodotta dal fungo: lo studio di Gary Strobel et al. fornisce il dato di 80 ppm in volume, che significano 80 millilitri di vapori su un metro cubo d’aria. Per recuperare il carburante è probabilmente sufficiente condensarlo in un condensatore alimentato con acqua di pozzo, ma prendendo in prima approsimazione che la stessa massa di vapore occupi 1000 volte il volume del liquido, si ha che per ogni metro cubo d’aria trattato si ricavano a malapena 0,1 millilitri di micodiesel. Si capisce che è necessario risolvere alcune questioni prima di poter pensare ad una produzione su larga scala.

Comunque, gli scienziati che scoprirono il Gliocladium roseum e le sue proprietà sono intenzionati a studiare le possibilità di scaling-up della produzione di micodiesel.

Fabster

7 Responses to “Mico-diesel: l’alternativa?”


  1. 1 fabristol novembre 6, 2008 alle 1:31 pm

    Una delle cose piu’ eccitanti di qeusta scoperta e’ che questi funghi sono delle vere e proprie raffinarie naturali. Il prodotto della loro raffinazione e’ piu’ pulito del petrolio. Pensate: nessuna trivellazione, nessuna dipendenza di petrolio da paesi terzi, poca o nulla raffinazione, meno inquinamento. Insomma un abbattimento dei costi notevole. Gli enzimi poi potrebbero essere facilmente inseriti in supporti batterici la cui crescita esponenziale garantirebbe una produzione enorme. Invece di trivelle e pozzi petroliferi e raffinerie potremmo vedere enormi silos (magari interrati). L’unico problema e’ che bisogna tagliare alberi per avere la cellulosa. Ma sicuramente si potra’ trovare il modo di trovare altri microorganismi che producono la cellulosa.🙂

  2. 2 hronir novembre 6, 2008 alle 3:18 pm

    Ma sicuramente si potra’ trovare il modo di trovare altri microorganismi che producono la cellulosa.

    Eh, hai detto poco!
    Organismi che producono cellulosa ce ne sono, si chiamano “alberi”. Ma hai idea di quanto tempo serve per avere un “tronco” di cellulosa? Mi sembra solo un modo diverso di “bruciare” le biomasse: certo, magari molto piu’ efficiente, ma dipendente comunque da una riserva non certo inesauribile…

    Sbaglio?

  3. 3 fabristol novembre 6, 2008 alle 3:39 pm

    Parlavo di “microorganismi” infatti. Immense colture batteriche che hanno bisogno di acqua, CO2 e sole.

  4. 4 fabster2 novembre 7, 2008 alle 3:13 pm

    Allora sarebbe meglio puntare alto e cercare di produrre batteri in grado di sintetizzare idrocarburi ed ossigeno direttamente da CO2 ed acqua… così saremmo abbastanza a posto per gli approvigionamenti di combustibile.

    Chissà, forse in futuro.

  5. 5 fabristol novembre 7, 2008 alle 3:32 pm

    Tra l’altro e’ una tecnologia interessante perche’ in futuro se volessimo usare idrocarburi su Marte o sulla Luna bastera’ portarsi una colonia di batteri e si ha diesel per l’eternita’…😀

  6. 6 golden kreasi inova agosto 29, 2016 alle 2:36 am

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  1. 1 www.LiberaReggio.org » Archivio » » Da un fungo il carburante del futuro: il Mico-Diesel Trackback su novembre 7, 2008 alle 5:36 pm

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