Attenzione al grano radioattivo

Insidiose radiazioni si nascondono nei cibi più familiari: pane e pasta. E se le radiazioni non bastassero a spaventarvi, allora sappiate che nel famigerato grano Creso è presente “una modificazione della sua proteina e in particolare di una frazione di questa, la gliadina“. E se questo non vi ha ancora terrorizzato a morte, ecco il colpo di grazia: “la mutagenesi […] è in grado d’introdurre nell’organismo invaso una frequenza vibratoria del tutto anomala. Un messaggio elettomagnetico “intruder” […] che creerebbe alterazioni a livello della membrana cellulare dei sistemi biologici“. Questa “vibrazione” provocherebbe “malattie delle orecchie, del naso e della gola; malattie reumatiche: osteoarticolari, artriti, spondiliti, artrosi; malattie del digerente: coliti, gastriti, ulcere” eccetera (l’elenco è lungo). Per non parlare delle malattie “del terzo corpo o emozionale“: ansia, depressioni, malinconie. E soprattutto dipendenza.

Il responsabile di tutto ciò sarebbe il grano Creso, una varietà di grano duro largamente utilizzata nel mondo per la produzione di pasta e pane. A denunciare questi opinabili rischi correlati al consumo del cereale è Danilo Arona, in un articolo pubblicato su Carmilla dal titolo di “Mutagenesi”.

Di grano Creso ha già ottimamente scritto Dario Bressanini su Scienza in cucina. Si tratta di una varietà di grano duro ottenuta per irradiazione con i raggi gamma. Si tratta di una tecnica piuttosto grossolana utilizzata negli anni ’70, quando non si avevano le conoscenze odierne in fatto di manipolazione genetica. Il principio è quello di indurre delle mutazioni casuali (usando un qualsiasi agente mutageno, radioattivo o chimico, come la colcichina). La maggioranza delle piantine moriranno a causa di mutazioni letali; però tra le sopravvissute qualcuna potrebbe presentare delle caratteristiche interessanti. Il creso, in particolare, ha una resa maggiore. È un po’ come cercare di aggiustare un televisore prendendolo a martellate. Oggi, al contrario, i biotecnologi sono in grado di agire su singoli geni specifici.

Ma questo fa del creso un grano “radioattivo”? Cioè, è corretto scrivere che “tutti noi da un trentennio circa a questa parte c’ingeriamo pane ai raggi gamma e brioche al cobalto“?

Assolutamente no, ovviamente le radiazioni non si tramandano di generazione in generazione, si ereditano soltanto le mutazioni. Il fatto che dei semi siano stati irraggiati negli anni ’70, non implica che dopo almeno quaranta generazioni, le piante siano ancora radioattive. Sarebbe come dire che fra mille anni i discendenti dei bombardati di Hiroshima saranno ancora radioattivi.

Ma c’è ancora il rischio celiachia. Danilo Arona fa notare che, giusto negli ultimi vent’anni, l’incidenza della celiachia è passata da 1/1000 a 1/100. E chissà che l’incremento dei casi di celiachia non sia da imputare al Creso, che – secondo l’Arona – non sarebbe più riconosciuto “come un elemento-alimento familiare, ma come un vero e proprio invasore”.

In effetti il Creso è una varietà molto ricca di glutine. Le varietà di grano moderne, in generale, tendono ad essere più povere in corboidrati e ad avere una componente proteica più marcata. Il glutine, in particolare, è molto apprezzato da panificatori e pastai (e in ultima analisi anche dall’utente finale: pane più croccante e leggero, pasta che non scuoce). Resta il fatto che varietà di grano come il celeberrimo manitoba, usato da tutti i panificatori dilettanti, o l’appulo, l’arcangelo e il duilio, da cui si ottiene il pane Altamura DOP, sono ricchissime di glutine e assolutamente tabù per qualsiasi celiaco, ma ottenute con metodi tradizionali. Naturalmente l’articolista non ritiene di doverle citare, immagino perché l’alta concentrazione di glutine è “naturale”.

Tuttavia, è corretto imputare l’aumento dell’incidenza della celiachia alla diffusione del Creso?

No. La celiachia è una malattia del sistema immunitario presente a priori ed ereditata dai genitori, e certamente non è in grado di riconoscere il glutine proveniente dal Creso da quello proveniente da altre farine di forza, magari “naturali”, “biologiche”, “biodinamiche” o “macrobiotiche”. Una farina di forza è una farina di forza, contiene glutine e fa male ai celiachi, che sia “naturale”, oppure OGM. Produttori e consumatori hanno selezionato (con le radiazioni, con la colcichina, con gli incroci o banalmente solo scegliendo le sementi) varietà di grano ad alto contenuto di glutine e questo certamente non va a vantaggio dei celiaci. In proposito vi consiglio un ottimo articolo sul sito della Fondazione Celiachia.

Per quanto riguarda le “frequenze vibratorie” e i “messaggi elettromagnetici intruder”, non so proprio cosa dire. Dario Arona cita un certo Prof. Adey, di cui non trovo traccia in associazione al Creso. Mi chiedo perché in un articolo del genere non ci sia una maggiore trasparenza nella citazione delle fonti. L’articolista non cita il nome delle riviste scientifiche e non inserisce link. Cita una rivista sconosciuta (AAM Terra Nuova) in cui si fa sfoggio di un linguaggio approssimato e si attribuiscono ad un medico (probabilmente incolpevole) affermazioni scientificamente imbarazzanti.

Ad ogni modo queste ultime affermazioni sono talmente grottesche da far pensare ad una burla, di cui faccio fatica a comprendere lo scopo.

Andrea Ferrigno

32 Responses to “Attenzione al grano radioattivo”


  1. 1 Stefano ottobre 31, 2008 alle 8:14 am

    Ciao Andrea,

    ti farei notare che Carmilla (come ci si può aspettare dal nome, vedi

    http://it.wikipedia.org/wiki/Carmilla

    è un sito principalmente di “letteratura”, in seconda battuta di “immaginario”, e solo alla fine di “cultura” d’opposizione. Basti pensare che i commenti alla crisi finanziaria li hanno fatti scrivere a Valerio Evangelisti, lo scrittore di fantascienza, l’autore di Eymerich.

    Cioè, prendersela con loro perchè pubblicano articoli scientificamente non rigorosi mi sembra un po’ puerile…

    Buona giornata
    Stefano

  2. 2 tauzero ottobre 31, 2008 alle 8:44 am

    Allora non devo temere che la mia scatola di fiocchi d’avena prenda le sembianze di Godzilla?😉

  3. 3 hronir ottobre 31, 2008 alle 8:52 am

    Bah, Stefano, e allora che facciano “letteratura” e “immaginario”.
    Non e’ che se io non so una mazza di cinese posso scrivere tutte le cazzate che mi vengono in mente… tanto e’ ovvio che non so niente di cinese!
    L’idea di questo blog e’ proprio che la scienza non debba rimanere appannaggio di pochi e ristretta agli esperti, se ci si limita a leggere le riviste specializzate possiamo anche chiudere.

  4. 4 Lopo ottobre 31, 2008 alle 8:54 am

    “Tuttavia, è corretto imputare l’aumento dell’incidenza della celiachia alla diffusione del Creso?
    No. La celiachia è una malattia del sistema immunitario presente a priori ed ereditata dai genitori”

    Non mi pare che basti la sola presenza dei geni responsabili per sviluppare la celiachia. Lo stesso articolo della Fondazione Celiachia, dopo aver affermato che “E’ dunque improbabile o addirittura impossibile che un frumento modificato quale il Creso, anche se particolarmente ricco di glutine, possa aver indotto la celiachia in soggetti geneticamente non predisposti”, ammette però che “al massimo esso può aver contribuito allo sviluppo della malattia in età più precoce o a renderla clinicamente manifesta in soggetti con celiachia silente o potenziale”.
    E prosegue: “dove invece, gli stimoli di questa sostanza sono continui, i soggetti predisposti sono maggiormente destinati a sviluppare la malattia, visto e considerato che la nostra cultura alimentare è basata prevalentemente su questi cereali ricchi di glutine”, concludendo infine che “L’auspicio sarebbe che il mondo scientifico prendesse spunto dalla natura per realizzare un frumento moderno, ma con proprietà antiche (poco glutine)”.

    Mi pare dunque un po’ troppo netto quindi affermare che il Creso non abbia sicuramente un ruolo nell’aumento delle diagnosi di celiachia. Se anche non ha aumentato il numero di predisposti (ignorando la possibile selezione venuta meno con il miglioramento della medicina, che adesso magari salva i celiaci che un secolo fa magari morivano – ma non ho dati in merito quindi la butto solo là come ipotesi di lavoro), l’aumento delle quantità di glutine assunte rispetto a quando si utilizzava un frumento a minore concentrazione potrebbe essere un fattore chiave che contribuisce a far diventare celiaci una percentuale maggiore dei predisposti.
    Ovviamente sarebbero da mettere nel conto altri fattori, come l’aumento del glutine assunto giornalmente solo perché la dieta ha visto incrementare le quantità di derivati da cereali grazie al benessere che si è diffuso.
    Cercando poi altre informazioni con un rapido sguardo su Wikipedia, leggo che l’eziologia parrebbe essere ancora più complessa e vi entrerebbero in gioco più fattori genetici e più fattori scatenanti di quelli menzionati.

    Insomma, mi pare paradossale che per smentire un’affermazione assoluta (“Il Creso ha aumentato il numero dei celiaci”) si debba affermare qualcosa di altrettanto assoluto (“Il Creso non ha affatto aumentato il numero dei celiaci”) che appare essere però altrettanto approssimativo (e come fonte si porta un articolo, per quanto di soggetti interessati, che in parte si autocontraddice e che comunque non cita alcuna fonte scientifica a supporto).

  5. 5 juhan ottobre 31, 2008 alle 8:55 am

    “frequenze vibratorie” e “messaggi elettromagnetici intruder”:
    wow! Quando ci sono elementi come questi l’articolo non può che essere vero e aggiornatissimo; purtroppo non tutti ne sono al corrente😉

  6. 6 ferrigno ottobre 31, 2008 alle 10:17 am

    @Stefano

    Carmilla è un sito che seguo e che conosco molto bene, pur non condividendo certi aspetti della linea editoriale.

    Ultimamente su Carmilla sono usciti una serie di articoli molto belli a sostegno e analisi di un fenomeno lettarario che loro chiamano “New Italian Epic”.

    Chi si ritrova in questo “movimento” sostiene un’idea altamente etica dello scrivere.

    Trovo che un articolo del genere sia in netta contraddizione con l’intento etico della scrittura. Se un articolo è pessima informazione è anche pessima letteratura (nella prospettiva New Italian Epic, peraltro simile alla mia).

    Io non critico Carmilla in sé. Un articolo del genere può passare inosservato ai revisori, se non hanno una solida cultura biomedica. Ne avranno apprezzato il tratto complottista e controinformativo. Io critico l’autore dell’articolo. Sarà anche un letterato, ma se decide di scrivere un articolo scientifico (oltretutto dai toni allarmistici) DEVE documentarsi.

  7. 7 fabristol ottobre 31, 2008 alle 10:27 am

    Allora da domani Progetto Galileo incomincerà a scrivere brani di letteratura del New Italian Epic.😀
    Così Evangelisti ci farà un pippone sul fatto che noi siamo scienziati e non dobbiamo parlare di letteratura…😉

  8. 8 ferrigno ottobre 31, 2008 alle 10:38 am

    @ Lopo

    In assenza di contatto col glutine la celiachia non si manifesta negli individui geneticamente predisposti. Infatti la cura è evitare il glutine.
    L’irraggiamento in sé non c’entra nulla con la celiachia: con l’irraggiamento sono state ottenute anche varietà povere di glutine.

    Come scrivo sopra, esistono varietà “tradizionali”, “naturali”, “autoctone” (che stanno sicuramente più simpatiche all’Arona) anche più ricche di glutine del Creso, non “radioattive” ma altrettanto responsabili del manifestarsi della celiachia.

    Quindi, è corretto imputare l’aumento della diagnosi di celiachia al creso? NO. E’ da imputare al glutine.

    Infine, l’autore dell’articolo suggerisce che siamo TUTTI in pericolo: il Creso renderebbe celiachi individui non geneticamente predisposti. Questa è una boiata.

  9. 9 icy ottobre 31, 2008 alle 11:37 am

    In realtà è corretto (in parte) imputare formalmente l’aumento dei casi conclamati di celiachia al creso perché questa varietà di grano ha permesso un aumento della quantità di glutine presente nei pasti. Ma è altrettanto doveroso sottolineare come la problematica non sia dovuta al creso in quanto varietà irraggiata nuclearmente, ma solo al fatto che ha permesso un aumento di certi nutrienti nella dieta. Ovvero, la causa formale è il creso (ha fatto da carta tornasole, evidenziando anche molti casi che prima sarebbero rimasti inespressi), la causa profonda nel suo contenuto di glutine e nel successo che ha avuto come varietà produttiva.

  10. 10 alberto ottobre 31, 2008 alle 1:36 pm

    Esiste anche il riso Creso. Del grano Creso avevo parlato anch’io l’anno scorso, ma in maniera meno esauriente di questo post.

  11. 11 Lopo ottobre 31, 2008 alle 2:22 pm

    Scusate, reinvio il commento perché sono saltate tutte le parti che quotavo. Cancellate pure la prima copia se volete…

    @ferrigno

    #In assenza di contatto col glutine la celiachia non si manifesta
    #negli individui geneticamente predisposti. Infatti la cura è
    #evitare il glutine.

    E va bene.

    Faccio notare però, come già detto da icy, che conta *la quantità* di glutine assunto, sia per scatenare la celiachia (non tutti i celiaci nascono tali, ma lo possono diventare più avanti nell’età), sia per manifestare i sintomi (tant’è vero che anche gli alimenti “privi di glutine” possono non esserne completamente privi, ma semplicemente averne quantità sufficientemente ridotte da non essere dannose).

    La celiachia non è solo la collezione di sintomi manifestati da un individuo predisposto al semplice contatto col glutine, è una malattia autoimmune che si sviluppa in molti, ma non necessariamente tutti, gli individui predisposti geneticamente. Ci sarebbero, stando alle fonti di Wikipedia, un 20% di persone che hanno l’allele “incriminato” ma non sono celiaci, e non perché non assumano glutine.

    #L’irraggiamento in sé non c’entra nulla con la celiachia: con
    #l’irraggiamento sono state ottenute anche varietà povere di
    #glutine.

    Non mi pare di aver parlato affatto di irraggiamento: stavo contestando tutt’altra parte del ragionamento.

    #Come scrivo sopra, esistono varietà “tradizionali”, “naturali”,
    #“autoctone” (che stanno sicuramente più simpatiche all’Arona) anche
    #più ricche di glutine del Creso, non “radioattive” ma altrettanto
    #responsabili del manifestarsi della celiachia.

    E va bene. Il punto potrebbe essere, ad esempio: tali qualità hanno avuto una diffusione tanto ampia come quella del Creso? Se così non fosse, è probabile che prima dell’introduzione e adozione così preponderante del Creso (per le sue alte rese) il “mix” di alimenti da frumento mediamente assunti avesse quantità di glutine più ridotte e quindi gli individui predisposti avessero menò possibilità di sviluppare la celiachia.
    Non me lo invento io, lo afferma anche la fonte che hai citato, in un passo che ho già riportato e che riporto ancora:
    “L’auspicio sarebbe che il mondo scientifico prendesse spunto dalla natura per realizzare un frumento moderno, ma con proprietà antiche (poco glutine)”

    #Quindi, è corretto imputare l’aumento della diagnosi di celiachia
    #al creso? NO. E’ da imputare al glutine.

    Perdonami, ma questa è proprio bella.
    Aspetta che provo qualche variazione sul tema:
    “È corretto imputare l’aumento dell’obesità negli USA al cibo ipercalorico? NO. È da imputare alle calorie.”
    “È corretto imputare l’aumento del cancro ai polmoni alle sigarette? NO. È da imputare alla nicotina e agli altri troiai che contengono.”

    #Infine, l’autore dell’articolo suggerisce che siamo TUTTI in
    #pericolo: il Creso renderebbe celiachi individui non geneticamente
    #predisposti. Questa è una boiata.

    Probabilmente lo è (se poi hai degli studi in merito ancora meglio), ma io non ho parlato affatto di questo e non sono neppure sognato di sposare in toto le affermazioni dell’articolo di Carmilla. Sto solo affermando che la confutazione, e anche queste tue note a margine, non mi paiono prive di approssimazioni e di ragionamenti logicamente fallaci. Tutto qui.

  12. 12 Andrea Ferrigno ottobre 31, 2008 alle 4:12 pm

    @ Lopo
    Ecco un esempio di argomento fallace, l’argomento della sigaretta.
    Ma cosa c’entrano le sigarette? Le sigarette sono patogeniche, il glutine no! Lopo, sono convinto che anche tu ami cibi ricchi di glutine e te ne fai voluttuose scorpacciate senza stare male (mi auguro che tu non sia celiaco).

    La realtà è che è difficile capire quanto l'”incremento” di casi di celiachia sia dovuto a miglirie delle tecniche diagnostiche o ad una *ipotetica* mutazione del glutine del Creso. Qualcuno sequenzierà prima o poi il gene, qualcun’altro farà prove tossicologiche.

  13. 13 Lopo ottobre 31, 2008 alle 4:58 pm

    @Ferrigno
    Di tutto il discorso che ho fatto, tu rispondi solo ad una mia “presa in giro” di una tua fallacia logica?

    Cosa c’entra una mutazione del glutine del Creso? Non ho parlato di niente del genere, rileggi.
    Sia io che icy ti abbiamo riferito di come *la quantità* di glutine assunto sia un fattore che può scatenare la celiachia (e lo scrive anche l’articolo della Fondazione), ovviamente in soggetti predisposti (lasciamo perdere eventuali ipotesi balzane sul Creso che causa la celiachia anche a chi non è predisposto) [1]

    Tu questo fatto continui a non tenerlo di conto, come del resto ancora non hai ribattuto niente alla contestazione di questa tua frase:

    # La celiachia è una malattia del sistema immunitario presente a
    # priori ed ereditata dai genitori

    che a quanto mi risulta è FALSA e ho anche spiegato perché.

    Ricapitoliamo l’argomento che sto opponendo:

    – si può ipotizzare che le varietà di grano utilizzate nei tempi andati fossero *mediamente* a bassa quantità di glutine, l’esposizione media al glutine da parte dei soggetti predisposti sarebbe stata inferiore al livello attuale e quindi la percentuale di predisposti divenuti celiaci sarebbe stata inferiore. Questa ipotesi la porta anche l’articolo della Fondazione Celiachia che tu stesso citi (“Può essere altrettanto vero che, in un mondo (ipotetico) a basso contenuto di glutine, la celiachia potrebbe essere evitata; dove invece, gli stimoli di questa sostanza sono continui, i soggetti predisposti sono maggiormente destinati a sviluppare la malattia, visto e considerato che la nostra cultura alimentare è basata prevalentemente su questi cereali ricchi di glutine. Il frumento moderno infatti, ha permesso a molte industrie alimentari di produrre prodotti da forno di elevata qualità ma, inconsapevolmente, ha creato un alimento pericoloso per tutte quelle persone geneticamente predisposte a questo tipo di intolleranza”)

    – la “creazione” e adozione massiccia del Creso avrebbe quindi *aumentato* la quantità media di glutine assunta a parità di peso dei derivati da frumento; poiché quindi adesso in media una persona predisposta è più esposta al glutine, è più probabile che sviluppi la celiachia.

    – Quindi l’utilizzo così preponderante del grano Creso potrebbe essere una delle cause dell’aumento della celiachia, a dispetto di quanto affermi tu e l’articolo della Fondazione, che come ho detto su questo punto pare contraddirsi.

    Insomma, visto che l’articolo di Carmilla è già pieno di solenni cazzate, non vedo perché esagerare e negare in modo assoluto delle possibilità tutt’altro che peregrine. Non è così che si fa informazione scientifica.
    Peraltro, rileggendo i tuoi interventi, come ho già detto sopra, nasce quasi il sospetto che certe approssimazioni nascano da una conoscenza della celiachia che, a quanto mi risulta, e come confermano icy e l’articolo della Fondazione, è errata. Ma se sbaglio io (che non sono un medico, non so se tu lo sei) potrai certo confutarmi.

    [1] Ti potrei quindi anche contestare che il glutine, nelle persone predisposte, *è* patogenico, ma non mi interessa entrare in questioni lessicali.

  14. 14 ferrigno ottobre 31, 2008 alle 6:08 pm

    Sinceramente l’unica cosa a cui ho interesse a rispondere è questa:

    “# La celiachia è una malattia del sistema immunitario presente a
    # priori ed ereditata dai genitori
    che a quanto mi risulta è FALSA e ho anche spiegato perché.”

    Falsa?
    “Over 95% of coeliac patients have an isoform of DQ2 (encoded by DQA1*05 and DQB1*02 genes) and DQ8 (encoded by the haplotype DQA1*03:DQB1*0302), which is inherited in families”

    http://en.wikipedia.org/wiki/Coeliac_disease

  15. 15 Lopo ottobre 31, 2008 alle 6:25 pm

    Appunto, si eredita la *predisposizione* (gli alleli DQ2 e DQ8), non la celiachia, che può svilupparsi o no.

    Lo stesso articolo di Wikipedia che tu citi riporta:
    “Almost all coeliac patients have the variant HLA DQ2 allele. However, about 20–30% of people without coeliac disease have inherited an HLA-DQ2 allele. This suggests additional factors are needed for coeliac disease to develop. Furthermore, about 5% of those people who do develop coeliac disease do not have the DQ2 gene. “The HLA-DQ2 allele shows incomplete penetrance, as the gene alleles associated with the disease appear in most patients, but are neither present in all cases nor sufficient by themselves to cause the disease.”

    La celiachia (che può svilupparsi anche in età adulta) NON è la predisposizione genetica ad avere la celiachia (che in quanto genetica è presente dal concepimento).
    La frase del tuo articolo, così com’è, è falsa.

  16. 16 ferrigno ottobre 31, 2008 alle 6:27 pm

    Lopo, sei un pignolo. L’articolo non è sulla celiachia, abbi pazienza.

  17. 17 ferrigno ottobre 31, 2008 alle 6:44 pm

    Cioè: la frase non è falsa, semmai è vera nel 95% dei casi. A me non sembrava il caso di parlare di penetranza incompleta del gene HLA, comunque l’hai gentilmente elucidato tu, te ne siamo tutti grati.

  18. 18 Lopo ottobre 31, 2008 alle 6:59 pm

    Quindi siccome l’articolo riguarda altro (e non è vero, perché di celiachia parla per una buona percentuale), è ammissibile fare errori di questo tipo, perdona la franchezza, abbastanza pacchiano? Un errore che peraltro invalida uno degli argomenti che l’articolo porta avanti?
    Non mi pare un buon servizio contro la disinformazione scientifica nei mezzi di stampa, scusa se te lo dico.

    Nel momento in cui un altro post di Progetto Galileo dovesse trattare argomenti che non conosco minimamente, chi mi dice che non ci siano errori che da ignorante in materia non posso riconoscere?

  19. 19 Lopo ottobre 31, 2008 alle 7:07 pm

    No, la frase è falsa.
    La celiachia non è una malattia “presente a priori”, perché si *può* sviluppare a qualsiasi età (e tra i fattori scatenanti c’è l’esposizione a certe quantità di glutine), e non è “ereditata dai genitori”, perché si eredita *la predisposizione*.

  20. 20 ferrigno novembre 1, 2008 alle 10:35 am

    Ho utilizzato una semplificazione, probabilmente a spese di una dettagliata comprensione delle modalità di trasmissione della celiachia (che – ripeto – non era nello scopo del post), ma sicuramente in favore della leggibilità.

    Le semplificazioni hanno un grosso svantaggio: quello di fornire appigli a chi ha tempo da perdere e ci prova gusto ad appesantire i commenti, senza fornire un apporto sostanziale alla discussione.

    Per quanto mi riguarda la schermaglia finisce qua (credo di aver dato troppa corda a chi non lo merita).

  21. 21 Dario Bressanini novembre 1, 2008 alle 10:54 am

    Lopo: le tue argomentazioni mi sembrano molto molto stiracchiate. Seguendo la stessa linea di pensiero si potrebbe dire che la celiachia è aumentata perchè la gente mangia più pasta e pane adesso di un tempo. Oppure che il pane di altamura causa la celiachia. Il problema è linguistico: non puoi usare il verbo “causare”

    Se la celiachia è una intolleranza al glutine, questa malattia è presente anche se non c’è il contatto con il glutine o se non si è ancora manifestata. E la stessa cosa si può dire di altre malattie analoghe: uno soffre di favismo anche se non mangia fave ovviamente.
    E’ un problema genetico, e l’uso o meno di un grano o di un altro non può aumentare i malati (anche se ancora asintomatici) di celiachia.

    Comunque, mi paiono precisazioni inutili perchè il senso dell’articolo qui sopra è chiaro: c’è chi accusa un tipo di grano solo perchè in qualche modo è “associato” alle cattive radiazioni, ma senza avere la benchè minima cognizione di causa sull’argomento.

  22. 22 Lopo novembre 1, 2008 alle 12:36 pm

    @ferrigno
    Prima la frase era vera, poi vera al 95%, poi una semplificazione… L’alibi della leggibilità poi è proprio uno di quelli a cui si appellano giornali e altri organi di stampa per diffondere le castronerie che Progetto Galileo vorrebbe (giustamente) evidenziare e correggere.
    Mi pare inoltre completamente fuori luogo l’attacco personale, dal “pignolo” fino al “persona che non si merita che gli si dia corda”. Per quanto mi riguarda non mi pare di avere offeso nessuno e non vedo perché dovrei ricevere un simile trattamento: ho soltanto puntualizzato alcune imprecisioni dell’articolo, ma vedo che pur di non correggere o di non ammettere la possibilità di un errore saltano fuori giustificazioni di varia improbabilità.

    Non si capisce poi perché, per smentire un’affermazione, si debba ricorrere ad una semplificazione sbagliata. Questo è un *regalo* bello e buono a chi volesse confutare questo post in difesa del delirante articolo di Carmilla.
    Che questa discussione sul *metodo* (spero si accenda qualche lampadina) non sia un “contributo sostanziale alla discussione” mi pare abbastanza arbitrario, visto che gran parte delle critiche che i post di Progetto Galileo formulano sono in ultima analisi proprio critiche al metodo (o meglio, alla mancanza di metodo) con cui gli organi di stampa fanno disinformazione scientifica: affermazioni false, priva di fonti verificabili e di riferimenti qualificati, semplificazioni grossolane, incompetenza negli argomenti trattati, completa assenza di correzioni e precisazioni qualora vengano fatti notare i problemi elencati.
    Dispiace vedere che qualche fenomeno di questo tipo appare anche su queste pagine, nonostante il manifesto affermi:
    “Progetto Galileo nasce come reazione a tutto questo e punta innanzitutto a fare informazione scientifica d’alta qualità direttamente dalla “fonte”, cioè i ricercatori-autori del blog spiegheranno in modo semplice ma dettagliato, corretto e verificabile, le notizie di scienza e tecnologia.”

    @Dario Bressanini

    #Seguendo la stessa linea di pensiero si potrebbe dire che la
    #celiachia è aumentata perchè la gente mangia più pasta e pane
    #adesso di un tempo.

    Infatti per quanto ne so è possibilissimo. Non vedo perché escluderlo.

    # Oppure che il pane di altamura causa la celiachia.
    # Il problema è linguistico: non puoi usare il verbo “causare”

    Fermi tutti, io non ho parlato di grano X o Y che *causa* la celiachia, io ho ipotizzato (e non sono il solo a farlo) che *l’adozione massiccia* del Creso possa essere *una* delle cause della *diffusione della celiachia*.

    Lo stesso post di Ferrigno confutava questa frase:
    “è corretto imputare l’aumento dell’incidenza della celiachia alla diffusione del Creso?”

    # Se la celiachia è una intolleranza al glutine, questa malattia è
    # presente anche se non c’è il contatto con il glutine o se non si
    # è ancora manifestata.

    Non mi pare.
    Non bastano i geni o l’esposizione al glutine per sviluppare la celiachia.

    # E la stessa cosa si può dire di altre malattie analoghe: uno
    # soffre di favismo anche se non mangia fave ovviamente.

    Guarda, esempio a fagiolo proprio perché non sono celiaco ma sono fabico: si tratta di una cosa nettamente diversa. Io sono privo della capacità di sintetizzare l’enzima G6-fosforo-deidrogenasi dalla nascita perché questo c’è scritto sul mio DNA; non lo posso fare da quando sono un embrione e non lo potrò fare fin quando sarò morto.
    Per quanto ne so invece un celiaco vede il proprio sistema immunitario attaccare l’organismo perché “confuso”. Prima di sviluppare la celiachia questa cosa non succede anche consumando glutine; una volta sviluppata succederà per sempre, se si assumono quantità di glutine superiori ad una certa (bassissima) soglia.
    E avere un certo gene *non* significa che sei celiaco, mentre avere un certo gene *è* la definizione di favismo.

    # E’ un problema genetico,

    No, non completamente.

    # e l’uso o meno di un grano o di un altro
    # non può aumentare i malati (anche se ancora asintomatici) di
    # celiachia.

    Non può aumentare i predisposti geneticamente, ma a quanto ne so può aumentare il numero di quelli che la sviluppano, perché maggiore è la quantità di glutine. Questo lo dice anche l’articolo della Fondazione Celiachia: “dove invece, gli stimoli di questa sostanza sono continui, i soggetti predisposti sono maggiormente destinati a sviluppare la malattia, visto e considerato che la nostra cultura alimentare è basata prevalentemente su questi cereali ricchi di glutine. Il frumento moderno infatti, ha permesso a molte industrie alimentari di produrre prodotti da forno di elevata qualità ma, inconsapevolmente, ha creato un alimento pericoloso per tutte quelle persone geneticamente predisposte a questo tipo di intolleranza.”
    Infatti questo potrebbe spiegare perché la percentuale di celiaci è più alta nei Paesi dove si consumano soprattutto derivati del frumento e altri cereali ad alto contenuto di glutine e più bassa là dove si consumano soprattutto derivati del mais, fatto salvo ovviamente che ci potrebbero essere notevoli discrepanze nelle diagnosi o nella distribuzione della predisposizione genetica.

    Noi fabici invece mica siamo di più dove si consumano fave (la distribuzione è maggiore dove c’è/c’era un’alta incidenza della malaria) e consumare fave (o i vari medicinali a noi proibiti) non ci rende fabici.

    #Comunque, mi paiono precisazioni inutili perchè il senso
    #dell’articolo qui sopra è chiaro: c’è chi accusa un tipo di grano
    #solo perchè in qualche modo è “associato” alle cattive radiazioni,
    #ma senza avere la benchè minima cognizione di causa sull’argomento.

    Mai messo in dubbio il senso dell’articolo. Ho messo piuttosto in dubbio la precisione di un punto della risposta; già in sé non mi pare una cosa di poco conto, ma se si è ingigantita è perché l’autore ha prima negato l’imprecisione, poi l’ha ammessa al 5%, poi l’ha tramutata in una semplificazione.
    L’impressione è che neppure ferrigno avesse cognizione di causa su cosa sia la celiachia: niente di grave in sé, non è obbligatorio, ma è già più delicato quando se ne parla e si vuole confutare affermazioni altrui.
    Chi mi dice allora, qualora io non conoscessi il meccanismo delle mutazioni provocate per irraggiamento, che non sia errato quanto afferma in merito, e che magari non abbia ragione l’articolo di Carmilla?
    Non invoco certo il peer review per Progetto Galileo, e neppure che parli di medicina solo chi è medico o di climatologia solo chi èclimatologo, ma almeno che, come dice il manifesto, le affermazioni siano spiegate “in modo semplice ma dettagliato, corretto e verificabile”, questo sì.
    E che magari se qualcuno fa notare un’imprecisione non venga trattato da rompiscatole.

    Mi dispiace peraltro di apparire tale perché non è il mio scopo. Voglio solo evidenziare che un errore veniale (non succede nulla a correggere un articolo) sta evidenziando ben più grossi problemi di metodo di un progetto importante che mi piacerebbe veder migliorare. Questa a casa mia si chiama critica costruttiva.

    Con immutata stima a tutti gli autori (indistintamente).

  23. 23 ANTI-MODERNO novembre 3, 2008 alle 2:02 pm

    Lo scienziato moderno litiga, si accapiglia, ma NON CONOSCE LA VERA CAUSA DELLA CELIACHIA. Però pretende che le sue verità vengano accettate dal popolo bue, in quanto egli ha studiato, è laureato. IL RE E’ NUDO!!

  24. 24 ferrigno novembre 3, 2008 alle 4:17 pm

    Ehm, il positivismo l’hanno inventato i filosofi, ma la colpa se la sono sempre beccata gli scienziati! Bello eh?😀

  25. 25 anti-moderno novembre 3, 2008 alle 4:51 pm

    Quando uno non sa una cosa, dovrebbe dire “non lo so, c’è qualcuno che lo sa? Ci sono altre ipotesi?”. Questo renderebbe “aperto” il campo di ricerca.

  26. 26 ferrigno novembre 3, 2008 alle 6:27 pm

    perfettamente d’accordo. Tu hai qualche ipotesi? E a che proposito?

  27. 27 anti-moderno novembre 3, 2008 alle 7:30 pm

    La celiachia è qualcosa di praticamente impossibile in un popolo venuto su a GRANO!!!! Abbiamo mangiato per millenni grano in questa parte del mondo.
    Quindi degenerazione.
    Intestini indeboliti, di generazione, in generazione (di qui la possibile modifica DNA).
    Causa: il benessere. Una delle tante malattie da benessere (cibo troppo ricco, sedentarietà).
    Sarebbe interessante sapere l’incidenza nei vari paesi del mondo. Scommento che nei paesi del III mondo non c’è o è piu’ bassa.

  28. 28 fabristol novembre 3, 2008 alle 7:32 pm

    Sai Antimoderno, potresti scrivere un articolo su questa tua teoria e mandarla a Nature. Chissà che non te la pubblichino.

  29. 29 noemi giugno 12, 2009 alle 4:49 pm

    Non vorrei fare la guastafeste..ma vi assicuro che la “questione creso” non è una panzana: provate per credere!!
    Il 90% del grano in Italià è creso..
    Se riuscite, astenetevi dal frumento per 2 settimane, solo 2…poi provate a rimangiarlo! E’ una sensazione spaventosa…
    Io seguo l’emodieta, sono gruppo AB (per chi non lo sapesse…dovrei avere una certa tolleranza per il frumento!), pertanto pensavo che il “problema” fosse il glutine in sè…ma mangiando tutti gli altri cereali e consumando grano “senatore cappelli” io sto benissimo.
    Ragazzi, lo dico per voi, fate un esperimento…e poi ve ne accorgerete! Saluti

  30. 30 control weight luglio 12, 2013 alle 5:05 pm

    Hi! Someone in my Myspace group shared this website with us so I
    came to give it a look. I’m definitely enjoying the information. I’m
    bookmarking and will be tweeting this to my followers!
    Wonderful blog and brilliant style and design.


  1. 1 O.G.M. - Pagina 3 - Triumphchepassione! Il Forum Triumph piu attivo d' Italia Trackback su novembre 30, 2008 alle 8:16 am
  2. 2 new games coming out for xbox one Trackback su ottobre 12, 2014 alle 5:45 am

Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




In primo piano

Segnalaci le bufale

a

Archivi

Contatto e-mail

progettogalileo[at]gmail.com

Disclaimer

Questo è un blog multiautore senza scopi di lucro. Esso non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001 Gli autori, inoltre, dichiarano di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze non sono da attribuirsi agli autori. Alcune delle foto presenti su questo blog sono state reperite in internet: chi ritenesse danneggiati i suoi diritti d'autore può contattarci per chiederne la rimozione.

Blog Stats

  • 344,525 hits

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: