Quel nulla che separa Dio e Darwin: commento ad un articolo di Emanuele Severino

«Il divenire della vita non ci dà affatto l’immagine rassicurante d’una scala progressiva di esseri. Ma piuttosto quella d’una storia punteggiata da improvvisi traumi evolutivi e da estinzioni brutali e massive, dove la sopravvivenza di certi rami invece di certi altri dipende da fattori del tutto contingenti e indeterminabili».

Stephen J. Gould

Scienziati e teologi commettono lo stesso errore. Per gli uni l’evoluzione è guidata dalla necessità della selezione naturale, per gli altri la provvidenza governa il destino dell’umanità. Ma il divenire del mondo, in realtà è guidato dal caso.
Lo afferma il filosofo Emanuele Severino, in un articolo
dal titolo “Il nulla che unisce Dio e Darwin” uscito sul Corriere della Sera.

«Il divenire è caso; e nessuna necessità può caratterizzare i programmi informatici, biologici, metafisici, teologici […]»

Da cosa desume il filosofo che “la scienza” ha una visione rigidamente deterministica dell’evoluzione? Lo si scopre dalle prime righe dell’articolo:

«la scienza deve lasciarsi alle spalle ogni “necessità” e […] la biologia non può concepire il patrimonio genetico come qualcosa che, “uscito dall’ambito del puro caso entra in quello della necessità, delle più inesorabili determinazioni“, come sostiene Monod».


Jacques Monod, l’autore di “Il caso e la necessità“, naturalmente. Secondo Severino, la necessità di cui parla Monod sarebbe una direzione imposta all’evoluzione, una sorta di provvidenza scientifica:
«La biologia sfrutta oggi a fondo il concetto di “programma”», ma «l’evoluzione per sua natura è “cieca”, non può avere alcuna direzione se non quella che di fatto, casualmente, si produce e che di fatto è osservabile».

Saltano agli occhi due cose.
La prima: si cita una sola opera*, per altro pubblicata nel 1970 e da questa si desume il “pensiero della scienza” contemporanea.
La seconda: la citazione è riportata in modo tale che il senso ne risulta alterato.

Riguardiamo come Severino riporta il brano di Jacques Monod:
«la biologia non può concepire il patrimonio genetico come qualcosa che, “uscito dall’ambito del puro caso entra in quello della necessità, delle più inesorabili determinazioni”, come sostiene Monod».
Ma ecco cosa scrive Monod a pag 110 di “Il caso e la necessità” (ed. Oscar Mondadori):
Ma una volta inscritto nella struttura del DNA, l’avvenimento singolare, e in quanto tale essenzialmente imprevedibile, verrà automaticamente e fedelmente replicato e tradotto, cioè contemporaneamente moltiplicato e trasposto in milioni o miliardi di esemplari. Uscito dall’ambito del puro caso, esso entra in quello della necessità, delle più inesorabili determinazioni.

Il soggetto della frase è l'”avvenimento singolare”, la singola mutazione, non l’intero patrimonio genetico. Monod sta affermando che una mutazione -una volta fissata, viene necessariamente replicata all’infinito, non che il patrimonio genetico determina rigidamente lo sviluppo di un individuo.

A dire il vero, nel 1970 si cominciava appena a valutare l’importanza delle interazioni genoma/ambiente, la multifattorialità dello sviluppo, i suoi gradi di indeterminatezza e l’unicità di ogni singolo individuo.
Discorso diverso per gli anni ’80-’90. L’immagine che segue è riportata sul mio vecchio libro di genetica. Sono ritratti due gemelli omozigoti separati alla nascita e cresciuti in ambienti molto diversi. Io e la mia generazione siamo cresciuti con quest’immagine bene impressa in mente.

Tuttavia qui Monod parla della necessità di piccoli avvenimenti singolari: una mutazione puntiforme del tutto casuale colpisce il gene della catena beta dell’emoglobina e da quel momento viene tramandata alla discendenza. Uscita dall’ambito del puro caso entra in quello della necessità, ovvero: chi eredita quella mutazione da entrambi i genitori, svilupperà necessariamente l’anemia falciforme, la cui insorgenza è un evento rigidamente determinato e prevedibile con largo anticipo.
Al contrario, dal patrimonio genetico è impossibile desumere con certezza assoluta se e quando un individuo morirà di infarto o tumore: troppi sono i geni e i fattori ambientali coinvolti. La questione è relativamente indeterminabile, lo scienziato può affermare soltanto che esiste una probabilità di sviluppare delle patologie letali in una certa percentuale di casi.

A questo punto sembra chiaro che Severino, quando afferma che una tale necessità «anticiperebbe tutto il futuro e, quindi, lo dissolverebbe perché dissolverebbe il nulla di ciò che ancora non è», sta parlando di una necessità che determina l’evolversi dell’intero universo.

Non so se esista una simile “Necessità” e -da scienziato- non credo di avere i mezzi per indagarne l’esistenza. È alla portata della scienza parlare di piccole necessità come quella che determina l’insorgenza dell’anemia falciforme: questa necessità esiste e -se non è in grado di dissolvere tutto il futuro, ci mette nelle condizioni di dissolvere una ben precisa possibilità: la procreazione di un individuo affetto da anemia falciforme, prima ancora del concepimento, grazie a una semplice analisi del sangue. È alla portata della scienza parlare di “necessità” più sfumate, come quella che porta certe specie a sviluppare certi adattamenti in certe condizioni ambientali.
Al contrario, non è alla portata della scienza discutere l’idea che esista un punto d’arrivo dell’evoluzione e che questo fine ultimo sia l’emergere di una specie su tutte le altre, la migliore, la più evoluta, l’unica destinata a dominare la natura: questa non è un’ipotesi scientifica, non è possibile progettare un esperimento per verificarla o falsificarla.

Siamo arrivati al punto: è esattamente questo il nulla che separa l’evoluzionismo scientifico dalla teoria del disegno intelligente (quel nulla che secondo Severino unisce Dio e Darwin). Per i sostenitori dell’ID, come per i credenti, l’evoluzione ha necessariamente un fine ultimo: “l’emergere di una specie su tutte le altre, la migliore, la più evoluta, l’unica destinata a dominare la natura”.

La straordinaria portata di questo “nulla” è magistralmente descritta da Eugenio Scalfari, in un suo intervento pubblicato su Repubblica nel 1993. Concludo riportandone uno stralcio:


«La scienza moderna sta sempre più abbandonando la concezione deterministica e si orienta verso la prevalenza del caso e verso l’irreversibilità dei processi evolutivi. Questo approdo rende sempre meno concepibile l’immagine di un Dio regolatore che agisce sulla base di leggi che da lui promanano e di cui egli è l’inflessibile custode. Nulla vieta naturalmente alla nostra mente d’immaginare un Dio capriccioso, che “gioca ai dadi con l’universo”; ma un’immagine del genere non si concilia con la concezione, che sta alla base di ogni religione e in particolare delle grandi religioni monoteistiche, di un Dio legislatore, legge esso stesso. Il concetto di moralità entrerebbe in tal caso in una profondissima crisi, poiché il sentimento morale presuppone una norma. Cancellate la norma e avrete abolito il sentimento morale. Un Dio che gioca ai dadi, un universo governato dal caso, non corrispondono al bisogno di Dio. Ma se non c’è il bisogno, non c’è Dio. La conseguenza è appunto quella da me indicata d’una divergenza crescente tra gli approdi della scienza moderna e il sentimento religioso».

Andrea Ferrigno

*in realtà Severino cita anche Salvador E. Luria, sempre estrapolando dal contesto (Luria parlava di batteri, non del divenire dell’universo). La sostanza non cambia.

42 Responses to “Quel nulla che <i>separa</i> Dio e Darwin: commento ad un articolo di Emanuele Severino”


  1. 1 Sergio ottobre 22, 2008 alle 7:10 am

    Ciao! Ti segnalo che a quell’articolo c’è stata poi una risposta molto interessante di Giulio Giorello (ne parlo anche in un mio post http://www.ecletticamente.eu/2008/10/05/tra-darwin-e-dio/). Citando un aneddoto, critica proprio l’idea, purtroppo spesso diffusa, di creazionismo e evoluzionismo come due “ideologie”.
    In particolare, cito una frase che aveva scritto:
    “Non c’è Logos che regga o spieghi il divenire, né una Legge che sovrasti ogni cosa; piuttosto, c’è il gioco dell’evoluzione, rispetto al quale la ragione o meglio le ragioni sono prodotti contingenti.”
    Ciao!

  2. 2 Stefano ottobre 22, 2008 alle 7:47 am

    “Per i sostenitori dell’ID, come per i credenti, l’evoluzione ha necessariamente un fine ultimo: “l’emergere di una specie su tutte le altre, la migliore, la più evoluta, l’unica destinata a dominare la natura”.”

    Che sciocchezza, quella di identificare i sostenitori dell’ID, foss’anche solo su questo aspetto. L’ID è una teoria scientifica (Pauli aggiungerebbe: “not even wrong”), mentre, contenutisticamente parlando, la fede di un credente non si occupa dell’evoluzione, in quanto essa è (o no) un dato di fatto, da stabilire, dunque, con altri metodi che con quelli teologici.

    Da questo punto di vista si potrebbe dire che utilizzare Darwin e l’evoluzionismo in chiave antireligiosa è altrettanto sciocco che utilizzare la bibbia in chiave antiscientifica.

  3. 3 Vaaal ottobre 22, 2008 alle 8:11 am

    l’ID è una teoria scientifica? Starai scherzando? Spiegami cos’ha di scientifico, spiegami in che modo la si può falsificare e spiegami che previsioni può fare! Cioè: in base a quali prove affermi che si tratta di una teoria scientifica e non di una “teoria” qualunque?

  4. 4 Joe Silver ottobre 22, 2008 alle 8:20 am

    Mi piacerebbe sapere, una volta per tutte, da chi ritiene che l'”Intelligent Design” (che ricordo, in inglese vuol dire “Progetto Intelligente”) sia una teoria scientifica: quali tesi alternative sostiene e quali evidenze offre a loro sostegno.

  5. 5 fabristol ottobre 22, 2008 alle 8:25 am

    L’Intelligent DEsign non è una teoria scientifica. E questo deve essere detto una volta per tutte. Pensavo che un’idea del genere potesse essere confinata solo tra i fondamnetalisti americani, ma vedo che ora sta attraversando l’oceano ed è arrivata fin qui. Che tristezza. Ci mancava solo questo.

  6. 6 Vaaal ottobre 22, 2008 alle 8:28 am

    infatti è incredibile che ancora si possa contrapporra la teoria darwiniana con quella sciocchezza che è l’id

  7. 7 fabristol ottobre 22, 2008 alle 8:32 am

    Stefano ti consiglio di leggere questo:
    http://www-1.unipv.it/webbio/evol07/docsid.htm

    così capirai che l’ID nasce da un imbroglio, e che i sostenitori dell’ID non sono altro che creazionisti riciclati che inventarono l’ID per vincere la causa nelle scuole. E che davanti ai giudici hanno clamorosamente perso perché Behe (colui che ha inventato l’ID) non sapeva neppure cosa significasse “teoria scientifica”. Behe addirittura dice che anche l’astrologia è una teoria scientifica e che ID e astrologia ricadono nella categoria di scienza.

  8. 8 andrea ferrigno ottobre 22, 2008 alle 9:03 am

    @ sergio:
    grazie per la segnalazione.

    @ Stefano
    i sostenitori, dell’ID, così come i credenti, ritengono che l’evoluzione (o il divenire del mondo) abbia un fine ultimo. Questo fine non coincide esattamente, ma è comunque l’idea di fine ultimo che li accomuna.
    Se poi ti riesce di argomentare la tua critica, anziché dire “è una sciocchezza” e sparire, forse è meglio.

    Sull’astrologia. Adesso mi faccio lapidare😀 Alcune affermazioni astrologiche, sono in effetti scientifiche. Esempio, l’affermazione
    “Il carattere di una persona è correlato alla posizione degli astri al momento della nascita” è un’affermazione scientifica, è infatti possibilissimo (e secondo me auspicabile) progettare un esperimento per falsificarla.

  9. 9 andrea ferrigno ottobre 22, 2008 alle 10:42 am

    “falsificarla” in senso popperiano, naturalmente, non nel senso di “dimostrare a tutti i costi che è falsa”🙂

  10. 10 dabaki ottobre 22, 2008 alle 11:34 am

    Interessante blog e articolo illuminante con cui mi ritrovo pienamente d’accordo. Complimenti.
    -Dave-

  11. 11 anti-moderno ottobre 22, 2008 alle 1:07 pm

    il pensiero laico occidentale ha sempre dovuto confrontarsi con il pensiero religioso.
    Le scoperte della scienza hanno mostrato l’inesattezza delle credenze passate, soprattutto di quelle religiose.
    Però neanche la scienza può arrivare a conclusioni definitive. Per quante scoperte la scienza rivendichi, non arriva neanche a scalfire il mistero della vita.
    Mi sembra che i religiosi stiano sfidando la scienza proprio su questo punto. E’ un pò come se chiedessero “quali sono, cara scienza, le tue conclusioni definitive?”: E lì la scienza va in difficoltà. Perchè non può rispondere. Come dice l’articolista “non è l’ambito della scienza”.
    Purtroppo per la scienza l’uomo ha bisogno anche di risposte definitive, e se la scienza non ha risposte totali, la religione si: la divinità. Insomma è un pò come se i religiosi prendessero in giro gli scienziati dicendogli: non sarai mai religione!!.

  12. 12 fabristol ottobre 22, 2008 alle 1:12 pm

    Questa cosa della risposta della religione mi ricorda il romanzo “Guida galattica per autostoppisti”, quando venne chiesto il segreto dell’universo e l’oracolo disse 42.

  13. 13 Joe Silver ottobre 22, 2008 alle 1:33 pm

    @Stefano

    Aggiungo un commento su questo:

    «Da questo punto di vista si potrebbe dire che utilizzare Darwin e l’evoluzionismo in chiave antireligiosa è altrettanto sciocco che utilizzare la bibbia in chiave antiscientifica.»

    In linea di principio sono d’accordo: è vero che è sciocco utilizzare la Bibbia per estrarne affermazioni scientifiche; è vero che l’evoluzionismo non *dimostra* l’inesistenza di Dio o la falsità di una religione, proprio perché queste non sono questioni scientifiche.

    D’altro canto ognuno di noi motiva, giustifica, suffraga la propria visione del mondo, sia essa religiosa, agnostica o altro, in base a una serie di considerazioni e di percorsi “esistenziali” personali.

    Il punto è non confondere una teoria scientifica con una posizione filosofica.

  14. 14 fabristol ottobre 22, 2008 alle 1:46 pm

    L’evoluzionismo non da alcuna risposta all’esistenza delle divinita’ e non e’ in contrasto col deismo.

  15. 15 Vaaal ottobre 22, 2008 alle 2:06 pm

    @anti-moderno
    è probabile che gli scienziati rispondano “tanto meglio!”
    Se la scienza non può dare risposte definitive è perché in effetti (per continuare l’esempio di fabristol) più che la risposta la cosa misteriosa è LA DOMANDA. Risposte su che cosa? Sulla vita? Sull’universo? Su tutto quanto? La scienza ha risposte meravigliose che spesso vengono ignorate. Oggi sappiamo da dove viene la vita (o abbiamo di certo ipotesi più plausibili del “dito dal cielo”), di cosa è fatta la materia, cosa c’è al di fuori del globo, le varie cosette che ci sono in giro dell’universo, i misteri del tempo, dello spazio, bla bla, cose allucinanti a cui la religione non si interessa, non dà risposte soddisfacenti e di certo non dà risposte intelligenti, risolvendo il tutto con un abracadabra da bambini.

  16. 16 anti-moderno ottobre 22, 2008 alle 3:06 pm

    Ti sbagli Vaaal. Tu credi di avere risposte definitive. Purtropo non ne hai. La scienza ha chiarito solo qualche meccanismo. Assolutamente non sa cosa sia la vita. Ci sono solo ipotesi.
    E dato che neanche la scienza ha risposte definitive, i religiosi dicono: Bene, voi non avete risposte definitive, quindi restate nel vostro ambito “scientifico”, che all’ambito religioso ci pensiamo noi. E’ nostra competenza.

  17. 17 ferrigno ottobre 22, 2008 alle 3:20 pm

    antimoderno, secondo me hai pienamente ragione.
    Ci sono certe domande a cui la scienza non può rispondere.

    Tempo fa ho avuto una curiosa discussione con la mia metà e il senso era quello: la scienza ha forse svelato qualche meccanismo ma continua a non rispondere alla Domanda.

    Certo, continuo a non capire come, tutte le persone che fanno le pulci al metodo scientifico, poi si accontentino della risposta preconfezionata delle religioni. Boh.

  18. 18 Vaaal ottobre 22, 2008 alle 3:26 pm

    “E dato che neanche la scienza ha risposte definitive” ma risposte definitive a COSA? Scusate ma sento continuamente persone che dicono “la scienza non sa rispondere a molte cose”. Ma a cosa? In genere chi dice queste cose non ha idea delle grandi scoperte di questo secolo e per questo suppongono che molte cose siano inconoscibili. Boh.

    Comunque, ammettiamo che alcune cose non sono nel dominio della scienza (anche se, a quanto pare, nessuno sa dire cosa in particolare). Perché allora dovremmo rifugiarci in qualcosa di assolutamente inutile, spesso ingiusto, spesso dannoso, com’è la religione? Ci sono tante altre cose (per dire, l’arte) che possono colmare questo presunto vuoto esistenziale.

  19. 19 fabristol ottobre 22, 2008 alle 3:27 pm

    42 e’ piu’ rassicurante di qualsiasi spiegazione scientifica.

  20. 20 Joe Silver ottobre 22, 2008 alle 3:38 pm

    @Vaaal

    «Comunque, ammettiamo che alcune cose non sono nel dominio della scienza»

    Why is there anything rather than nothing?

    Qual è il senso dell’esistenza?

    Non sono domande scientificamente sensate? E’ vero, perché in effetti non appartengono al dominio della scienza.🙂

  21. 21 juhan ottobre 22, 2008 alle 3:52 pm

    @fabristol
    La Guida galattica per autostoppisti illustra molto bene il ruolo dei filosofi (e dei teologi). Potrei raccontarvi tutto ma, per Zarquon!, è molto meglio che vi leggiate il libro: io lo rileggo spesso, anzi tutta la trilogia — di 5 romanzi😉

    @anti-moderno:
    Non credo che ci siano “risposte definitive”. A differenza della Bibbia, o di qualunque altra religione rivelata, la ricerca scientifica è un processo on perenne evoluzione: ad es: Aristotele -> Newton -> Maxwell -> Einstein -> … (fill the blanks).

    E poi la Bibbia non nomina mai il gatto e il telefono cellulare! Atz vuoi vedere che sono opera del diavolo.

    Mentre pensavo i commenti sono aumentati, forse ripeto cose già dette. Credo però che l’argomento possa essere approfondito. 42 o l’FSM sono davvero LA risposta?

  22. 22 Lap(l)aciano ottobre 22, 2008 alle 6:41 pm

    Che casino! Perchè non leggete? Ho scritto

    “L’ID è una teoria scientifica (Pauli aggiungerebbe: “not even wrong”),”

    “Not eveng wrong” è il commento che si tramanda Pauli abbia fatto su un articolo così pessimo e confuso da non poter nemmeno essere contraddetto.

    Mi sembra evidente (almeno a tutti quelli che hanno già letto miei interventi) che io ritengo l’ID una cretinata. Tuttavia, essa rivendica per essa stessa il rango di teoria scientifica. Per cui va giudicata come teoria scientifica. È il mio giudizio sull’ID come teoria scientifica, perchè, ripeto, mettendosi in concorrenza con Darwin è secondo criteri scientifici che vuole essere giudicata, è, per l’appunto “not even wrong”.

    @andrea ferrigno:

    il puro falsificazionismo popperiano è una presa in giro, una menzogna: non c’è nessuna scoperta scientifica che sia stata fatta seguendo Popper e non conosco nessuno scienziato che vi si attenga anche solo lontanamente. È un po’ come il sillogismo aristotelico: buono in teoria, irrilevante nella pratica.

    Prendiamo ad esempio:

    “Sull’astrologia. Adesso mi faccio lapidare😀 Alcune affermazioni astrologiche, sono in effetti scientifiche. Esempio, l’affermazione
    “Il carattere di una persona è correlato alla posizione degli astri al momento della nascita” è un’affermazione scientifica, è infatti possibilissimo (e secondo me auspicabile) progettare un esperimento per falsificarla.”

    Ci scommetto quello che vuoi che “carattere di una persona” e “posizione degli astri” correlano, dato che correlazioni statistiche ci sono praticamente fra tutte le grandezze che esistono. Qundi, secondo Popper, dobbiamo accettare questa proposizione. Questo tuttavia non ci dice nulla sulle cause, cioè sull’interpretazione di questa proposizione. Ma l’interpretazione può difficilmente essere falsificata, è più semplice (e di solito ciò avviene) costruire una teoria alternativa che, in pratica, dia risultati migliori.
    Consiglio per la sera: leggere e rileggere Feyerabend e Lakatos.

  23. 23 Vaaal ottobre 22, 2008 alle 7:15 pm

    scusa laplaciano ma cosa ti fa pensare che ci sia effettivamente una correlazione positiva tra moti dei pianeti e comportamento? Mi sembra ovvio che questa correlazione, se effettivamente esistesse, dovrebbe permettere di rivalutare l’affidabilità dell’astrologia.

    “dato che correlazioni statistiche ci sono praticamente fra tutte le grandezze che esistono.”
    uhm??? Cosa??

  24. 24 Stefano ottobre 23, 2008 alle 6:54 am

    Mah, direi perchè l’insieme {0} ha misura 0 nei rali…

    Un meccanismo per la correlazione fra la posizione dei pianeti alla nascita e il carattere è questa.

    1) Posizione dei pianeti correla con stagione dell’anno.
    2) Stagione dell’anno correla con clima.
    3) Clima correla con clima durante periodi critici d’apprendimento.
    4) Clima durante certi periodi critici di apprendimento correla con carattere da adulto.

    Alla fine tutte queste covarianze si moltiplicano fra loro, e dato che sono tutte diverse da 0 (per quanto piccole), ottieni come risultato un numero diverso da 0.

    (Lo so, non bisogna confondere correlazioni e covarianze, ma tant’è: se volete una lezione di matematica ripassate tra 6 ore)

  25. 25 ferrigno ottobre 23, 2008 alle 10:35 am

    Intanto avrei una preghiera per tutti. Ultimamente ho l’impressione che a “qualcuno” faccia comodo che il conflitto tra scienza e gerarchie ecclesiastiche si allarghi a conflitto tra laici (credenti o no) e credenti neo con. Non caschiamoci e manteniamo toni sereni.

    @ stefano

    “utilizzare Darwin e l’evoluzionismo in chiave antireligiosa è altrettanto sciocco che utilizzare la bibbia in chiave antiscientifica”

    Ecco: questo non mi sembra proprio di averlo fatto. Se l’ho fatto non era mia intenzione, però ti pregherei di indicare il punto preciso a cui ti riferisci.

    “essa rivendica per essa stessa il rango di teoria scientifica. Per cui va giudicata come teoria scientifica”

    Ehm. Non sono per niente d’accordo. Provino a pubblicare su una rivista scientifica, una qualunque a qualsiasi I.F.. Soltanto allora sarò disposto a valutarla come tale. Autoreferenziali? Può darsi. Tant’è.

    “non conosco nessuno scienziato che vi si attenga anche solo lontanamente”

    Be’, anch’io ne conosco pochi. Infatti Popper è utile sorpatutto come discrimine tra affermazioni scientifiche e non.

    “dato che correlazioni statistiche ci sono praticamente fra tutte le grandezze che esistono.”

    Occhio, non mi basta una correlazione qualsiasi. Voglio che i capricorni siano introversi, gli acquari zuzzerelloni e i leoni dominatori😀

  26. 26 Lap(l)aciano ottobre 23, 2008 alle 11:04 am

    Ciao Andrea,

    ma vedi che siamo d’accordo? Quando dici

    “Ehm. Non sono per niente d’accordo. Provino a pubblicare su una rivista scientifica, una qualunque a qualsiasi I.F.. Soltanto allora sarò disposto a valutarla come tale. Autoreferenziali? Può darsi. Tant’è. ”

    mi pare che tu stia generalizzando la mia tesi; non solo io li considero “not even wrong”, ma l’intera comunità scientifica.

    Comunque sia, non sono sicuro che tesi di tipo (implicitamente) finalistico siano completamente bandite dalla comunità biologica, nel senso che c’è gente che pensa in maniera finalistica senza nemmeno accorgersene. Ma questa è un’altra storia…

  27. 27 Lap(l)aciano ottobre 23, 2008 alle 11:13 am

    A proposito: un aneddoto divertente sull’astrologia come scienza. Il buon Feyerabend, come esemplificazione del suo (non-)principio “anything goes” usava dare spesso e volentieri il corso “Magia Nera”. Non all’Università di Forlimpopoli, ma a Zurigo.

    Solo per dire che: ben venga che l’ID diventi una corpus teorico! Anche se non dovesse essere in grado di fare predizioni: anche la teoria delle stringhe ne fa ben poche. Al momento mi pare evidente che l’ID si riduce a due enunciati:

    Primo Enunciato della Teoria del Disegno Intelligente

    “L’evoluzione darwiniana non può completamente spiegare il fenomeno dell’emergere della vita e della coscienza”

    Questo enunciato è decisamente banale.

    Secondo Enunciato della Teoria del Disegno Intelligente

    “Dato che l’evoluzione darwiniana non spiega tutto, Dio esiste”

    Questo enunciato è non scientifico, ma teologico, ed è, inoltre, teologicamente sbagliato – per quel poco che mi intendo di teologia.

    Prima o poi mi devo decidere a scrivere queste riflessioni in maniera organica sul mo blog…

  28. 28 hronir ottobre 23, 2008 alle 2:35 pm

    Stefano, sei sicuro del punto 1? C’e’ correlazione fra pianeti e stagioni terrestri? Del resto, senza rimanere in pure ipotesi, il CICAP credo abbia fatto precisamente dei test empirici su queste correlazioni…

    Quanto a “not even wrong”, non mi pare fosse un’iperbole per dire “pessimo e confuso”, ma fosse un modo per dire proprio che non si tratta di scienza (almeno e’ cosi’ che oggi lo si intende dopo Peter Woit).

    Ad ogni modo, mi sembra un continuo arrampicarsi sugli specchi senza ventose, questo “difendere” l’ID , fosse anche solo come “teoria scientifica” (frfrfrfr… anche solo scrivere una cosa del genere… avete presente le unghie sulla lavagna?)

  29. 29 Lap(l)aciano ottobre 23, 2008 alle 6:19 pm

    Ciao hronir,

    perchè mi accusi ripetutamente di difendere l’ID? Ti faccio notare che io sono in un dipartimento di biologia: più di me pochi qua dentro percepiscono la stupidità dell’ID.

    Io ho detto solo che, dato che tale teoria deve essere giudicata in qualche maniera, sforziamoci di farlo secondo i criteri che i loro sostenitori vogliono che si usino: quelli scientifici. Secondo i criteri scientifici questa teoria è pessima e confusa, e non si capisce nemmeno bene cosa voglia dire. Punto. Cosa vuoi che dica di più? Che dal punto di vista scientifico l’ID è una teoria ispirata dal demonio? (Vedo una strana ricursione che si profila all’orizzonte).
    Se vuoi, possiamo aprire una discussione teologica sulle pecche dell’ID. Non penso che ti interessi tanto.

    Quanto alle correlazioni. Era un po’ una provocazione, ma nemmeno tanto. Il problema è che dato che puoi ripetere l’esperimento solo un numero di volte finito, potrai al massimo dire che il coefficiente di correlazione fra il carattere e la posizione degli aatrei è al 95% fra -0.001 e 0.001 (i numeri sono sparati a caso). E per quanti casi tu possa esaminare non potrai mai dire è 0.

    D’altra parte, l’astrologia può essere modificata certamente in maniera tale che la posizione degli astri correli effettivamente con le stagioni: crederesti a questa astrologia moderna? Non penso. E perchè escludi a priori che il raffinamento della scienza astrologica abbia portato a correzioni esattamente di questo tipo?

  30. 30 IVO FAVA ottobre 27, 2008 alle 4:00 pm

    Abdel Wahab Meddeb, sul Corriere della Sera di oggi, 27 ott., afferma che occorre rileggere il Corano alla luce del contesto storico in cui è stato rivelato per superare o reinterpretare i concetti di sharia e jihad. Invita i mussulmani a rifarsi alla tradizione mistica del sufismo per un culto più spiritualizzato.
    Li invita altresì a guardare quanto avviene in occidente dove il ruolo della religione viene annesso alla “nozione primaria e prioritaria” di cittadino che “porta con sé l’assimilazione di un altro diritto costruito al di fuori delle prescrizioni religiose”.
    Proprio in questi giorni ho scritto un articolo che pubblicherò nel mio sito, in cui metto a confronto la concezione teistica delle due religioni più diffuse nel mondo, trovando consonanze fondamentali ma sottolineando un diverso percorso culturale e storico.
    Vero: anche i cristiani hanno fatto ricorso alla violenza, tradendo il messaggio evangelico; ma oggi sono approdati ad una concezione pacifista e rispettosa dei diritti civili (anche se persistono aree di arretratezza). I mussulmani che, nei primi secoli, avevano valorizzato il libero arbitrio e l’uso del ragionamento personale nella interpretazione della sharia, sono regrediti fino ad approdare a forme di fanatismo violento inconciliabile con forme di convivenza civile.
    Condivido l’opinione di A.W.Maddeb sulla necessità che i mussulmani hanno di storicizzare il Corano, (lo sostengo anchio nel mio articolo) ma ho fiducia che questo accadrà perchè non si può prescindere dal ruolo delle religioni nello sviluppo della società civile.
    Ivo Fava (27.10.08)

  31. 31 hronir ottobre 28, 2008 alle 9:49 am

    Scusate il ritardo con cui ritorno, come al solito😦

    Lap(l)aciano, mi e’ chiaro (ora) che non sei un sostenitore dell’ID, ma continuo a pensare che sei comunque troppo indulgente: l’ID non merita di essere considerata una teoria scientifica da valutare con metodo scientifico. Non e’, come dici, una teoria pessima e confusa: proprio *non e’* una teoria scientifica. Ripeto: “not even wrong” non e’ un’iperbole per una pessima teoria, e’ un modo per dire che NON e’ proprio, una teoria.

    Quanto alle correlazioni: mi riferivo al fatto che non credo i periodi di rivoluzione dei pianeti siano in un qualche rapporto “semplice” col periodo di rivoluzione terrestre (e dunque le stagioni). Per non parlare del fatto che usi un criterio *matematico* (“non potrai mai dire che e’ zero”) e non fisico per giudicare un eventuale esito sperimentale, affetto necessariamente da incertezze, ma non per questo “inutile”.

  32. 32 Lap(l)aciano ottobre 28, 2008 alle 5:00 pm

    La mia indulgenza con l’ID è molto semplice: come corpus teorico mi va bene e sono pronto a discuterne con tutti i suoi sostenitori.

    La mia indulgenza termina esattamente al punto in cui sostenitori dell’ID pretenderanno di dovermi curare tramite terapie non provate secondo un protocollo accettato.

    Quello che voglio dire è semplicemente che, in teoria, non ho nulla contro l’ID; e al momento, nemmeno in pratica, a dire il vero, dato che la società tollera da centinaia di anni la suddetta astrologia, e molto peggio.

    Ma questa è un’altra storia…

  33. 33 hronir ottobre 28, 2008 alle 6:29 pm

    Ma non si parlava di “tollerare”, nessuno credo abbia mai invitato a linciare i sostenitori dell’ID…

  34. 34 IVO FAVA ottobre 29, 2008 alle 5:04 pm

    Ho visto che le questioni maggiormente dibattute riguardano il conflitto tra ragione e fede dove si fa coincidere la ragione con la scienza e la fede con la religione. In realtà la ragione può servire la scienza come la fede. Si tratta di modalità di pensiero che ponendosi domande completamente diverse e cercando differenti risposte possono convivere. Il conflitto può sorgere invece, ma non necessariamente, tra scienza e religione quando l’una invade il campo dell’altra e viceversa. Ciò avviene quando la prima pretende di essere la sola autorizzata a indagare sull’origine del mondo e la seconda a spiegare gli eventi sulla base di conoscenze rivelate da testi sacri o di nozioni aprioristicamente e acriticamente acquisite. Qui la ragione dovrebbe indicare a ciascuna il limite oltre il quale l’una invade il campo dell’altra.

  35. 35 ferrigno ottobre 31, 2008 alle 10:57 am

    @ Ivo Fava
    “In realtà la ragione può servire la scienza come la fede. ”

    Ecco, è esattamente quello che ho pensato leggendo questo bellissimo articolo di Vito Mancuso uscito sul Foglio.

    Parla del caso Englaro ma c’è anche una frasetta illuminante sull’evoluzione.

    La riporto:

    «L’obiettivo divino però, ancor più della vita fisica, è la vita libera, e in questa prospettiva Dio realizza veramente il suo piano, perché il mondo che si dispiega ogni minuto sotto i nostri occhi è un’immenso esperimento che raggiunge il suo obiettivo, cioè la terribile e insieme meravigliosa alchimia della libertà»

    Un teologo che rinuncia all’idea di un piano divino che non sia la totale libertà. Mi viene quasi voglia di credere al Dio di Mancuso, e forse inconsapevolmente lo faccio già😉

  36. 36 IVO FAVA ottobre 31, 2008 alle 4:32 pm

    @ Ferrigno
    Tutto ciò che è ed esiste deve manifestarsi per avere un senso. Se crediamo nella presenza divina dobbiamo anche pensare che la sua manifestazione avvenga nell’esistente non nell’essente. Non si tratta di un limite perchè Dio è già manifesto in sè.
    L’esistente è una realtà in continuo movimento, che si evolve, forma strutture e le modifica; ciò significa che non è imposta.
    Allora questo Dio si manifesta come proposta e la proposta implica una risposta che si muove tra due opposti: accoglienza e rifiuto.
    In questo c’è libertà; ma non si tratta di una libertà assoluta. Ci sono regole che stabilisconi i limiti entro i quali ogni ente può entrare in relazione con l’altro. Le strutture si formano nella misura in cui le varie presenze riescono a controllare e vincere le reciproche ostilità, trovando le ragioni per stare insieme.
    Dio non ha quindi come fine la libertà. Quest’ultima è una conseguenza del Suo manifestarsi come proposta. Si propone invece come valore: un valore che impone la necessità dell’altro. Io lo chiamo “principio etico”. Se lo si segue ed interpreta correttamente il nostro universo si evolve, se lo si rifiuta si estingue. Ma il nostro universo non è l’unico.

  37. 37 RUSSO Vincenzo ottobre 11, 2010 alle 6:26 pm

    Tempo fa Stephen Hawking voleva poter conoscere la Mente di Dio. Per questo io gli dedicai il mio libro: “Il Tachione il dito di Dio”. Ora ha cambiato idea e dice che Dio non esiste. Il CERN a sua volta ripropone l’eterna esistenza della materia. Io rispondo così:
    COMMENTO ALL’ULTIMO ESPERIMENTO DEL CERN DI GINEVRA.
    Ciò che è stato osservato al CERN di Ginevra ,consiste di un plasma di teorema geometrici e matematici, espressi in numeri cardinali .
    Questi a loro volta sono costituiti da un gas di numeri ordinali, (la polvere di Cantor ” diviene “ frattali).
    A proposito DUNQUE ,della presunta autosufficienza della materia ,affermata dopo gli ultimi esperimenti del CERN di GINEVRA.
    Siamo semplicemente alle solite tesi ideologiche .
    Non si tiene conto che l’energia applicata nell’esperimento del CERN è già esistente nell’universo . Quindi la materia non è affatto autosufficiente. Rimane vero semplicemente che nulla si crea e nulla si distrugge .
    Rimane insoluto infatti ,quali sono le ragioni dell’esistenza dell’energia ? Perché c’è l’energia invece che il nulla ?
    Per approfondire segnalo il sito: il Tachione il dito di Dio.
    Nel sito http://www.webalice.it/iltachione si può leggere gratuitamente in rete la teoria unificata dell’universo fisico e mentale, secondo il pensiero sineterico.
    La tesi fondamentale della teoria afferma che la gravità non è una qualità della materia ma una reazione astratta all’estensione angolare .
    Pertanto le successive dimensioni spaziali “estendendosi” a partire dal punto mentale,alla retta ,al piano e ai volumi, determinano REAZIONE ANGOLARE GRAVITALE ,all’ipotesi immaginaria di estensione LAMBDA, nello spazio tempo.
    Dunque le ragioni invisibili delle apparenze fisiche ,sono astrazioni di teorema matematici.
    Le apparenze fisiche visibili ai sensi sono simulazioni delle idee della teoria.
    In pratica non ci sono fenomeni fisici ma solo rappresentazioni mentali dell’osservatore

  38. 38 IVO FAVA ottobre 24, 2010 alle 3:53 pm

    Sito web: http://www.ivofava.it
    Blog: http://ivo-albatros.blogspot.com/
    @ Russo Vincenzo
    Se le apparenze fisiche sono simulazioni come fanno ad esistere degli osservatori in grado di effettuare delle rappresentazioni mentali?
    Se i fenomeni fisici sono rappresentazioni mentali, l’osservatore che effettua le osservazioni che fenomeno è?
    Se la mente esiste esiste per capire. Come può una simulazione essere dotata di una mente che cerca di capire l’universo di cui è espressione e cercare nello stesso tempo di formulare una teoria del tutto?

  39. 39 IVO FAVA ottobre 24, 2010 alle 4:29 pm

    @ Russo Vincenzo
    Se le apparenze fisiche sono simulazioni, come fanno ad esistere degli osservatori in grado di effettuare delle rappresentazioni mentali?
    Se i fenomeni fisici sono rappresentazioni mentali, l’osservatore che effettua le osservazioni che fenomeno è?
    Se la mente esiste, esiste per capire. Come può una simulazione essere dotata di una mente che cerca di capire l’universo di cui è espressione cercando addirittura di formulare una teoria del tutto?

  40. 40 RUSSO Vincenzo ottobre 30, 2010 alle 5:10 pm

    Caro Ivo Fava ,l’Essere personale che pensa ,è l’insieme di tutti i valori possibili astratti, posti in un solo luogo mentale. Ovvero in un software a dimensionato e a temporale,(la lunghezza unidimensionale di Planck). L’ identità olistica di tutti i valori posti tutti insieme in un solo luogo a 0 gradi K, li rende consapevoli di Sé ,(viventi e coscienti),come parti e come tutto, mediante la reciproca informazione ,che diviene completa per ciascun valore singolo. Questo è ciò che noi chiamiamo vivere ,esistere esserci a se stesso e a tutti i giudizi logici possibili ed immaginabili come coerenti. Questo è l’essere vero reale ,la persona,(il SEIN). I suoi pensieri continui ,tutti unificati in un solo punto geometrico di a da in con su per tra fra Sé medesimo,strutturano poi teorema con numeri immaginari, che non escono in uno spazio tempo realmente esteso, ma bensì fatto anch’esso di pensieri espressi in numeri. Questi pensieri in moto immaginario nella memoria immobile ,sono visti come estesi sulla lavagna mentale, senza uscire realmente fuori da se. Ciò significa che la coscienza ,unificata in un solo punto mentale con numeri ordinali, transita solo in modo ipotetico in numeri e teorema ,pensati in numeri cardinali ,(ovvero frattali quantizzati,dopo ,lungo e avanti a sé medesimo). Questo luogo-Universo materiale ,non nasce però realmente fuori dalla mente ma in essa.
    L’hardware immaginario ,sono il cervello e la materia o energia .
    Con la teoria unificata del tachione non esiste più nessuna dualità inesplicabile dell’esistenza . Il pensare o pensato o pensieri che dir si voglia del SEIN , l”ESSERE REALE, deve solo rappresentarsi come un dasein ,(avere pensieri e non essere pensieri). Si possono avere pensieri ,ma non si può essere pensieri. Chi ha pensieri è l’Essere.
    Ovvero il sembrare o divenire dei giudizi come ipotesi coerenti alla mente attraverso il cervello, non è essere, ma solo il suo avere.
    Quindi colui che è persona e pensa,cioè il SEIN , non va confuso con il pensiero che ha in Sé come sua attività impersonale detta dasein ,(il sembrare dell’ essere apparente).
    Per capire bene tutta questa colossale modifica della fisica e della conoscenza ,bisogna andare però per gradi sul sito http://www.webalice.it/iltachione ,seguendo l’ordine dei volumi,per imparare la nuova semantica delle parole e dei concetti, ora riformati dalla filosofia tachionica ,che ha corretto quella dei passati duemilacinquecento anni.
    Una sintesi breve può essere la seguente ,che appartiene anche alla fisica quantistica : non esiste Universo senza l’osservatore.
    Vale a dire che l’Universo è una mente che computa i suoi bit quantistici ,che noi sappiamo comprendere come giudizi condivisibili in modo identico da parte di tutti gli uomini allo stesso modo coerente.

  41. 41 IVO FAVA novembre 18, 2010 alle 5:42 pm

    Ma se la lunghezza di Planck è una stringa unidimensionale come può essere nello stesso tempo adimensionale? Questa lunghezza governa i processi quantistici laddove si manifesta in tutta la sua evidenza l’incompatibilità della teoria quantistica con la relatività generale. Naturalmente questa ipotetica stringa dispone almeno dell’energia sufficiente per regolare questi processi: come può perciò trovarsi in un luogo a 0 gr K. e come può qualcosa che può essere qui e là, senza transitare nel mezzo, essere confinato in qualsiasi luogo? Quella delle stringhe è solo una teoria di cui non c’è ancora evidenza scientifica, tuttavia potrebbe veramente “esistere” un soft-ware, in un non luogo, consapevole di sé, come parte e come tutto, capace di espandersi facendo emergere dal tutto il molteplice. Ci credevano i greci e, prima ancora, i loro antenati ariani avevano espresso opinioni della stessa natura, anche se erano ben lontani dal chiamare questa cosa che io definirei principio, “Software”.
    Il tutto che si manifesta nel molteplice potrebbe avere solo l’apparenza di un universo materiale ma essere in realtà un paesaggio mentale fatto di astrazioni interne alla mente, astrazioni che possono essere descritte in termini numerici e che possono, come hai ben espresso, avere pensieri senza essere pensieri; del resto tutte le strutture dell’universo che si presumono materiali possono essere definite con espressioni numeriche. Questa può essere una splendida teoria ma come quella delle stringhe non ha, almeno per ora, evidenza scientifica.
    In realtà l’universo di cui abbiamo esperienza, quello che possiamo osservare con i nostri occhi o con i mezzi che la scienza ci mette a disposizione, l’universo che cominciamo a conoscere, è ben poca cosa se è vero che più del 76 % del materiale di cui è costituito è composto da materia ed energia oscura.
    Mi illudo che la scienza ci aiuterà a capire sempre di più ma ciò che vorrei sapere subito, è :« tutto questo ha un senso? ». Allora le domande da porre sono altre.
    Perché l’energia collassa in particelle elementari materiali? Perché costituenti elementari si aggregano in strutture? I loro comportamenti hanno qualche effetto sul destino delle strutture che formano e su quello dell’universo? Ci sono regole da osservare, rapporti da rispettare? Che scopo hanno? Il loro modo di manifestarsi e la loro stessa esistenza è determinata o indeterminata?
    Le risposte che cerco sono di natura filosofica non scientifica. Ho immaginato un principio etico a cui ogni ente può fare riferimento senza essere tenuto ad osservarlo. Tuttavia è dalla sua osservanza che dipende l’esistenza della struttura, la sua evoluzione e l’efficacia della sua funzione.

  42. 42 IVO FAVA novembre 18, 2010 alle 9:11 pm

    Scusami Caro Russo Vincenzo ma, a proposito della materia e dell’energia oscura, ho scritto per errore 76% ma avrei dovuto scrivere 96%. Me ne sono accorto subito dopo una rilettura del testo inviato. Di nuovo scusami.


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