L’evoluzione dell’uomo si è fermata. Ma perchè, dove stava andando?

Per una volta Progetto Galileo non è qui a fare le pulci ai giornalisti che stravolgono e deformano i risultati di una qualche ricerca scientifica, bensì alla ricerca scientifica stessa.
Stiamo parlando della lecture del professor Steve Jones, qualche giorno fa riportata dal TimesOnline e dai giornali italiani, secondo cui l’evoluzione dell’uomo si sarebbe pressochè fermata. Il dubbio che la colpa sia dei giornalisti viene fugato dalla voce stessa di Jones in un’intervista alla BBC. Il dubbio che ci sia qualcosa che non quadri in quel che dice, invece, è più difficile da fugare.
Alla perplessità contribuisce anche la semplificazione con cui viene riportata la notizia, tanto dal TimesOnLine quanto dal Corriere o da laStampa. Repubblica questa volta entra un po’ più nel merito, addirittura sottolineando che “Naturalmente non tutti i colleghi del professor Jones concordano”.
Ma è leggendo la versione del Telegraph che si chiariscono un po’ di cose.
Innanzitutto qui non si cerca di suggerire implicitamente che 888 figli diviso 60 anni corrispondono ad una media di 1.2 rapporti al giorno (quell’1.2 evidentemente viene da altre stime); si spiega esplicitamente perchè è più determinante l’età del padre, rispetto a quella della madre, nel determinare il numero di possibili mutazioni della progenie (la produzione di spermatozoi è continua, mentre gli ovociti vengono prodotti una volta sola, prima ancora della nascita); e chiarisce anche quello che in tutte le altre versioni sembra un vero e proprio paradosso: da una parte infatti si dice che le mutazioni sono più probabili con l’aumentare dell’età del padre, e dall’altra si dice che questo ha portato ha una diminuzione del numero di mutazioni nella popolazione attuale. Sembra un paradosso perchè tutti quanti hanno in mente che nelle società moderne l’età media dei padri è aumentata, rispetto al passato, non certo diminuita. Ed è solo il Telegraph che si sente in dovere di chiarire che il problema non è tanto l’età media, quanto l’estensione della coda alta della distribuzione: oggi, cioè, si inizia a fare figli ad un’età maggiore di quella di una volta, ma allo stesso tempo ci si ferma prima.
Ma tutto ciò è semplicemente imprecisione e semplificazione, se vogliamo imputabile ai giornalisti e, per questa volta, non è di questo che vogliamo parlare. Vorremmo parlare invece dei dubbi, forti, all’idea stessa che sta alla base della tesi del professor Jones, e di come questa idea, se intesa letteralmente, rinneghi quasi completamente i principi più generali e profondi che la teoria dell’evoluzione ci ha insegnato, da Darwin in poi.
Jones sembra procedere evidenziando alcuni meccanismi fondamentali del processo evolutivo nella specie umana, e mostrando che ciascuno di essi abbia, oggigiorno, ridotto notevolmente la sua efficacia. In particolare considera meccanismi di generazione di variabilità genetica:
  • una riduzione della più importante causa di mutazioni nella popolazione — la nascita di figli da padri in età avanzata,
  • la scomparsa di ogni barriera di spostamento fisico fra le diverse popolazioni del pianeta — popolazioni di una stessa specie che restano a lungo separate presentano variazioni (polimorfismo) nelle frequenze delle diverse forme di ogni gene (alleli) dovute essenzialmente al casualità con cui la popolazione iniziale si è suddivisa (effetto del fondatore, deriva genetica),
  • una consistente riduzione della pratica della poligamia

e genericamente i meccanismi selettivi:

  • una ridotta “selezione” della popolazione, in brutali termini di morti prima della riproduzione.
Ora, sui primi si potrebbe anche discutere (ad esempio se siano capaci di generare più variabilità le derive genetiche di popolazioni isolate, o un mescolamento globale dei geni di tutte le popolazioni), tenendo però presente che la nostra è già una specie a variabilità genetica molto bassa rispetto a quella delle altre specie, e non da qualche secolo a questa parte, ma sin dal tardo Pleistocene, quando la popolazione umana era ridotta a un piccolo numero (un migliaio) di coppie genitoriali con la conseguenza di un pool genico residuo molto ristretto (catastrofe di Toba).
Ma è l’idea di fondo, la concezione stessa di evoluzione che è implicitamente assunta nell’ultimo punto, che vogliamo mettere in dubbio.
Per definizione, l’evoluzione non puo’ fermarsi, perchè è la tautologia della sopravvivenza del più adatto. Quel che può succedere, semmai, è un cambiamento del concetto di “più adatto” (fitness). Del resto, a parte alcune rare situazioni come quella di malattie genetiche mortali, non esiste un concetto di fitness univoco ed indipendente dall’ambiente. Per cui quando si dice che la ridotta mortalità (infantile) annulla l’eliminazione dei meno adatti, bisognerebbe specificare per cosa sarebbero meno adatti. E allora il discorso si sposterebbe non tanto sul fatto che esista ancora o meno un processo evolutivo in atto nell’uomo, ma su quali siano le eventuali pressioni evolutive che l’ambiente starebbe esercitando su di lui. E allora si scoprirebbe, per esempio, che se non siamo cambiati molto morfologicamente dai primi esemplari di Homo sapiens, esistono invece differenze significative sul piano del sistema immunitario. Non ha molto senso, dunque, considerare i “soliti” meccanismi evolutivi come fossero la definizione stessa di evoluzione.
Del resto sin da subito, per l’uomo, non è più stata un’evoluzione “solita”, visto che, con la domesticazione di piante ed animali, ha cominciato ad adattare attivamente l’ambiente a se stesso, invece del contrario, e a ritmi incredibilmente più elevati di quelli tipici dell’evoluzione darwiniana. Se dunque l’ambiente non esercita pressioni evolutive perchè non cambia (o, a maggior ragione, perchè cambia in maniera da assecondare le esigenze dell’uomo) perchè mai dovremmo osservare un’evoluzione nell’uomo?
Questo, ancora una volta, sottintende proprio l’altra distorsione con cui, molto frequentemente, si interpreta il processo evolutivo, e cioè come di un processo lineare dalle magnifiche sorti progressive. La vera metafora dell’evoluzione non è quella di una scala, ma di un cespuglio: non avanza, semplicemente si ramifica ampio e rigoglioso.
Certo, se vista su scala globale, a livello di tutta la biosfera, possiamo leggere fra le righe una sorta di “crescita”, ma si tratta di una crescita in complessità dovuta al fatto che ogni nuova speciazione si trovava a dover far fronte ad un ecosistema già altamente strutturato: quando comparvero per la prima volta, i batteri avevano di fronte una biosfera molto diversa da quella attuale. Oggi i batteri non si sono estinti (al contrario, sono gli organismi più diffusi nella biosfera), ma le altre forme di vita che si sono sviluppate dovevano essere capaci di muoversi in un ambiente più complesso. Ma quest’aumento di complessità che si evidenzia, in prospettiva, nell’evoluzione della biosfera, non è una caratteristica dell’evoluzione delle singole specie: non esistono pressioni selettive che portano inesorabilmente ad una maggiore complessità, bensì la complessità è un effetto collaterale che si presenta a volte nel dover trovare una risposta adattiva ad un ambiente già strutturato. Ancora una volta: l’albero della vita non avanza, sono le sue ramificazioni che si moltiplicano.
Anche solo pensare che l’evoluzione dell’uomo possa fermarsi è l’ammissione stessa dell’errore di pensare ad essa come a qualcosa che avanzi.
hronir

24 Responses to “L’evoluzione dell’uomo si è fermata. Ma perchè, dove stava andando?”


  1. 1 fabristol ottobre 13, 2008 alle 10:30 am

    Benvenuto nel gruppo Hronir (senza dieresi).😀

  2. 2 Vaaal ottobre 13, 2008 alle 10:50 am

    ottimo hronir, come sempre il progettogalileo è aria fresca🙂

  3. 3 Stefano ottobre 13, 2008 alle 11:22 am

    Ciao hronir,

    sinceramente non sono particolarmente d’accordo con quello che scrvi. Rifletti prima su due cose: il diminuito tasso di mutazioni e l’inesistenza di barriere geografiche rendono la deriva genetica lenta e difficile.

    D’altra parte, la selezione riproduttiva avviene nell’uomo sulla base di criteri che nulla hanno a che vedere con la genetica, e quindi non mi sembra che ci sia pressione selettiva sul corredo genetico in grado di portare ad una nuova speciazione che parta dall’homo sapiens.

    Da questo punto di vista si potrebbe dire, quindi, che l’homo sapiens ha una popolazione con una “dinamica genetica” ormai piuttosto ridotta; in linguaggio giornalistico: l’evoluzione dell’uomo si è fermata.

    Unq questione interessante mi pare la seguente: se è vero che non esistono barriere riproduttive geoegrafiche, è pur vero che esistono barriere riprodottive socioculturali (ricchi vs poveri, religioni diverse etc etc..). Mi chiedo: queste barriere sono abbastanza forti e stabili nel tempo da produrre deriva genetica di queste subpopolazioni, portando eventualmente ad una speciazione che parta dall’homo sapiens?

  4. 4 fabristol ottobre 13, 2008 alle 3:49 pm

    Credo che Hronir si sia temporanemente estinto. Si prega di lasciare un messaggio dopo il bip.😀
    A parte gli scherzi apsettando Hronir, quello che dice Stefano e’ molto interessante ma credo che fosse gia’ nelle intenzioni del post. insomma mi pare che il post non dia una ricetta per il futuro dell’uomo. Jones ha sbagliato in questo, ma soprattutto credo abbia scelto esempi sbagliati. Per esempio la fonte di mutazioni nella riproduzione sessuata non e’ data soltanto dallo spermatozzo maschile ma anche dall’incontro tra i due gameti. Pensiamo alle prime divisioni mitotiche dello zigote, alla poliploidia, aneuploidia ecc.
    Il problema Stefano e’ che la speciazione e’ molto improbabile in questo mondo globalizzato perche’ esistono sempre popolazioni di confine che ricevono scambi genetici da entrambe le popolazioni separate geograficamente o culturalmente. Ecco: se gli aborigeni australiani o gli indiani d’america fossero rimasti isolati per altri migliaia di anni forse a quest’ora ci sarebbero piu’ specie.

  5. 5 FabioC. ottobre 13, 2008 alle 7:08 pm

    Secondo me non si può dire molto sull’evoluzione dell’Homo Sapiens mentra sta avvenendo; solo fra molte generazioni saremo in grado di ricostruire il cammino compiuto.

  6. 6 Lap(l)aciano ottobre 13, 2008 alle 7:56 pm

    @Fabio: d’altra parte, se la teoria dell’evoluzione non riesce a fare predizioni nemmeno sulla specie a noi più nota della terra allora tanto vale essere creazionisti.

    @fabristol: Penso che tu abbia ragione. Ti darei completamente ragione se fosse noto ai biologi quanto tempo/generazioni in dipendenza dalle condizioni al contorno (grandezza della popolazione, pressione selettiva etc etc) è necessario perchè avvenga una speciazione. Poi magari lo è e ho preso una cantonata.

  7. 7 fabristol ottobre 13, 2008 alle 9:45 pm

    Ma vedi Stefano, l’evoluzione non può essere ridotta ad una equazione matematica. Come ben sai, e come forse è meglio ricordare ad altri, è un complesso sistema di eventi. E tutto ciò non è prevedibile. D’altronde la biologia, come mi piace ripetere, è una serie di regole che confermano le eccezioni.
    E poi hai ripetuto più volte il termine speciazione. Ma la speciazione è solo una delle tante possibilità del processo evolutivo. Una popolazione omogenea può comunque evolvere (cioé cambiare per adattarsi all’ambiente) anche senza dare frutto ad altre specie collaterali. Detto terra terra, ci si evolve tutti assieme!!😀
    A parte gli scherzi, anche quando chiedi “quanto è necessario” non vi è risposta perché è la domanda che è sbagliata. Perché non vi è alcuna necessità intrinseca, proprio perché non vi sono leggi scritte.
    Detto questo io credo che le popolazioni umane occidentali (quelle del terzo mondo non le metterei in conto per questo ragionamento) abbiano semplicemente trovato un modo geniale per evitare che l’ambiente intorno non cambi. E se l’ambiente non cambia tutte le mutazioni che possono arrivare non fanno un fico secco dal punto di vista evolutivo, se non accumularsi nella popolazione.
    Insomma in poche parole le popolazioni occidentali che fanno affidamento alla tecnologia moderna appieno non cambiano.
    Ma se un giorno dovessimo ripiombare in un medioevo posttecnologico, be’ lì non avremmo più la possibilità di fermare l’ambiente circostante, e quindi dovremmo cambiare per sopravvivere.

  8. 8 FabioC. ottobre 13, 2008 alle 10:25 pm

    Avevo sentito qualcuno affermare che in quest’epoca la pressione selettiva è verso individui più rapidi nell’apprendere l’uso di apparecchi e tecnologie.

    Forse c’è del vero in questo: dopotutto, se si frequentano i siti giusti internet può aumentare le probabilità di riprodursi.

    Mi domando se individui più resistenti alle sostanze inquinanti possono essere avvantaggiati rispetto a quelli meno.

  9. 9 alezzandro ottobre 14, 2008 alle 7:46 am

    Articolo molto interessante! Ogni tanto la Dashboard di WordPress aiuta a scoprire qualche blog interessante!

    ciao
    ale

  10. 10 hronir ottobre 14, 2008 alle 1:32 pm

    Rieccomi! — e scusate l’assenza prolungata…

    Stefano/Lap(l)aciano:

    Come dico nel post, non contesto i singoli punti del ragionamento di Jones, compreso quello della ridotta deriva genetica (anche se mi domando se, in termini di variabilità genetica, non sia più che compensato da un rimescolamento genico su scala planetaria).
    Non capisco bene cosa tu intenda con selezione _riproduttiva_, nè capisco bene cosa tu intenda con “criteri che hanno a che vedere con la genetica”: per tutta la storia della vita sulla terra la selezione naturale è avvenuta sulla base di “criteri” quali pressioni ambientali e contingenze fortuite, che non sapevano nemmeno cosa fosse, un gene (ma probabilmente non ho capito a cosa ti riferisci).

    Quanto al processo di speciazione, si tratta di un evento molto particolare, come diceva fabristol: in teoria dovrebbe corrispondere ad un’impossibilità di incrocio fra la “vecchia” e la “nuova” specie (quanto stiamo semplificando!) e dunque richiederebbe — questo sì — una separazione netta e prolugata di (due) porzioni di popolazione umana. Ma si consideri che non c’è stata speciazione a partire dall’homo sapens in decine di migliaia d’anni dalla sua comparsa, perchè la cosa dovrebbe essere “strana” proprio ora?

    Questa cosa, poi, di una “dinamica genetica ridotta” non mi pare una conclusione così evidente delle considerazioni sulla ridotta deriva genetica e sul ridotto tasso di mutazioni. Si potrebbe sostenere che i mescolamenti fra popolazioni diverse (europei, nativi americani, africani, austronesiani…) abbia al contrario “ridinamicizzato” la variabilità genetica della popolazione umana nel suo complesso. Mi sarebbe piaciuto veder citati dati squisitamente genetici, a riguardo, invece che veder semplicemente elencati alcuni meccanismi che avrebbero ridotto la propria rilevanza in tempi molto recenti (e in una frazione relativamente piccola della popolazione mondiale).

    Ma come dicevo, non è sui singoli punti che “polemizzavo”, quanto sul concetto stesso di “arresto dell’evoluzione”: lo trovo oltremodo semplicistico. Per poter affermare “scientificamente” che l’evoluzione dell’uomo si è fermata bisognerebbe poter dimostrare che la distribuzione statistica dei diversi geni viene strettamente preservata dall’attuale flusso stazionario di nascite e morti. L’unica cosa che posso trovare nelle argomentazioni di Jones è che alcuni meccanismi “soliti” che entravano in gioco nel modellare l’evoluzione temporale di questa distribuzione statistica ora hanno perso una certa importanza. Il naturale passo successivo sarebbe, a questo punto, non di dichiarare “morta” l’evouzione, bensì di domandarsi quali altri fattori sono rimasti in gioco e se per caso non sono entrati nella partita altri meccanismi nuovi non presenti in passato.

    Ecco, per esempio la tua ultima domanda sulle barrire socio-culturali: questo potrebbe proprio essere un meccanismo relativamente nuovo e molto interessante da studiare, perchè rappresenterebbe una specie di feedback dall’evoluzione *culturale* verso i “piani bassi” della lenta evoluzione basata sul DNA.

    A questo proposito ho trovato molto interessante questo articolo di Cini.

  11. 11 davidcorner ottobre 14, 2008 alle 2:47 pm

    Io sono daccordissimo con Fabristol, l’evoluzione è un processo dovuto a numerosissimi fattori diversi, dilatati nel tempo, e non si possono fare previsioni certe proprio per la natura variabile di questi fattori.

  12. 12 hronir ottobre 14, 2008 alle 3:29 pm

    L’evoluzione e’ un processo storico, pieno di accidenti, che non potrebbe ripetersi uguale a se stesso nemmeno se iniziasse nelle stesse identiche condizioni.

    Davvero non capisco Lap(l)aciano: e’ vero che la teoria dell’evoluzione non riesce a fare le previsioni che chiede: dobbiamo dunque interpretare il commento

    d’altra parte, se la teoria dell’evoluzione non riesce a fare predizioni nemmeno sulla specie a noi più nota della terra allora tanto vale essere creazionisti

    come una semplice dichiarazione della sua posizione?

  13. 13 Lap(l)aciano ottobre 14, 2008 alle 8:54 pm

    Ciao hronir,

    alcune precisazioni.

    Ovviamente la proposta di essere creazionista era solo una provocazione, tuttavia mi pare che l’argomento metta in evidenza una delle debolezze della teoria dell’evoluzione, cioè che produce molte spiegazioni e poche previsioni. E il fatto che sia una disciplina, per così dire, storica, non la può esentare dalla necessità di produrre previsioni. L’economia è molto più imprecisa come disciplina, ma esistono alcune leggi base che possono portare a compiere previsioni (più o meno) azzeccate.

    «criteri che hanno a che vedere con la genetica»: intendo dire che nel mondo attuale sono probabilmente molto più importanti i dati culturali, piuttosto che quelli genetici. Per dirne una: se alcune correnti cattoliche (mi riferisco ai neocatecumenali) predicano la rinuncia alla contraccezione, assumendo che la “neocatecumenalità” si trasferica diciamo col 80% di proabilità ai figli, si deduce che la popolazione europea sarà fra una generazione o due all’80% neocatecumenale, SENZA che questa caratteristica sia correlata ad alcun gene.

    Ancora rispetto alla predizione delle teorie evoluzionistiche: il problema, a mio parere, è che la teoria dell’evoluzione è implicita nella comprensione dei meccanismi genetici, e non vi è nessuna comprensione “compatta” dei fenomeni da essa descritta; uso compatta nel senso di Hofstadter, cioè che non ci sono leggi quantitative di alto livello nella teoria dell’evoluzione che comprendano qualcosa di più generale del singolo gene. Diciamo così: la teoria dell’evoluzione è solamente microscopica e per nulla macroscopica. Per cui mi sembra che sia solo un nome di comodo che si da alla “genetica storica” e che non produca nulla di nuovo.

    A presto
    Stefano

  14. 14 fabristol ottobre 14, 2008 alle 9:23 pm

    Non sono d’accordo Stefano. L’evoluzionismo è una teoria scientifica come tutte le altre e come tale spiega macroscopicamente e microscopicamente un processo naturale.
    La particolarità dell’evoluzione rispetto ad altre teorie scientifiche (e ricordiamo che la teoria scientifica è diversa dal termine “teorie” che usiamo in italiano comunemente) sta solo nel fatto che è stata contrastata culturalmente ed ideologicamente da una fetta di popolazione nell’ultimo secolo. Nel senso che se nessuno si fosse messo a protestare, come nessuno lo ha fatto per il Big Bang o la gravitazione, a quest’ora non staremmo qua a discuterne.
    Il punto è che i processi biologici non sono prevedibili quanto quelli astrofisici o delle particelle per esempio (anche se Heisenberg avrebbe qualcosa da ridire).
    Esempio: La teoria del potenziale d’azione che si propaga nel neurone è complessa perché intervengono migliaia di fattori a regolarla. Ma dato che la cellula neurone è un sistema biologico complesso, prevedere quanta corrente (in maniera precisa) passerà per un determinato assone è impossibile. Come sarà impossibile da lì desumere che effetto avrà sull’intero sistema nervoso.
    Ripeto: non è l’evoluzione ad essere imprevdeibile ma l’intero sistema biologico.

  15. 15 hronir ottobre 14, 2008 alle 10:40 pm

    «criteri che hanno a che vedere con la genetica»
    Quello dell’evoluzione culturale e’ un tema affascinante. In senso generale, non-darwiniano, la societa’ umana e’ “evoluta”, e’ mutata in maniera straordinaria grazie della trasmissione dei saperi e all’influenza “lamarkiana” che ogni generazione ha sulla successiva.
    Ma la mia obiezione e’: “che c’azzecca?”
    Chiaramente i mutametni nelle societa’ umane dovute alla cultura sono stati molto piu’ vistosi di quelli dovuti ad una selezione darwiniana, ma… e allora? Non ci stiamo chiedendo se la societa’ umana non evolvera’, non cambiera’ piu’, in senso generico, non-darwiniano: ci sitamo chiedendo se il suo patrimonio genetico subira’ o meno e in che misura delle modificazioni, e se queste modificazioni saranno piu’ o meno dirette in una qualche direzione sulla base di eventuali pressioni evolutive di tipo darwiniano. E’ interessante chiedersi se l’evoluzione culturale possa costituire proprio una tale pressione (si veda il link di Cini che citavo), ma che senso ha, in questo contesto, dire “si’, vabbe’, ma tanto l’umanita’ cambiera’ molto di piu’ per motivi culturali”?

    Quanto poi all’idea che una teoria scientifica possa definirsi tale solo se e’ capace di previsioni precise… be’, mi pare che qui si sia rimasti al verificazionismo di un secolo fa: non solo Popper ci ha fatto fare un piccolo passetto piu’ in la’, ma dopo Quine anche il falsificazionismo ci pare una semplificazione ingenua.

  16. 16 Lap(l)aciano ottobre 15, 2008 alle 5:58 am

    @fabristol: l’esempio che fai col potenziale d’azione è perfetto: se è vero che è determinato da migliaia di fattori di tipo molecolare, è anche vero che esiste il concetto di “alto livello” di potenziale d’azione, che può essere tranquillamente usato ignorando tutto il substrato molecolare per fare scienza. Ancora meglio: esattamente il compattare tutte le informazioni molecolari sul potenziale d’azione in un concetto d’alto livello ha fatto si che nascesse un’intera nuova disciplina scientifica; mi piacerebbe sapere se c’è un esempio del genere nella genetica; anche se è possibile che semplicemente io non sappia abbastanza sull’argomento. D’altra parte, mentre dalla neurobiologia sono nate le neuroscienze computazionali e la neuroinformatica esattamente da questo collasso di significato, non mi pare che sia successa una cosa del genere nella genetica.

    @hronir: secondo me il senso di dire che “tanto cambierà molto di più per motivi culturali” c’è; il problema è che la selezione darwiniana può operare solamente ad un livello di riproduzione. La selezione di un corredo genetico avviene solamente a causa della riproduzione o meno del suo portatore. Per cui non vedo come possa esserci un cambiamento dovuto a pressione selettiva se i fattori che determinano il successo riproduttivo non correlano con i geni. Anche se ammetto che forse questo potrebbe voler dire solo che l’evoluzione della specia umana sta cambianto da “drift driven” a “diffusion driven”, per usare dei termini matematici. Nel senso che mancando una pressione selettiva, la specie umana si evolve per pura deriva genetica. E magari questo fenomeno è interessante di per se.

    Inoltre: io non desidero previsioni precise; desidere solamente previsioni, e non solo spiegazioni; ci sono sufficienti forme viventi con un tasso di crescita rapido (batteri, vermi, etc…) da poter tentare di fare previsioni sull’esito di esperimenti in laboratorio. Anche se, di nuovo, magari queste cose esistono e io non le conosco.

    Per concludere: io non contesto la teoria dell’evoluzione! Assolutamente no! Mi sembra solo che sia un oggetto incompiuto, a metà fra una teoria e una disciplina scientifica a se stanta e che debba ancora rivelare tutto il suo potenziale…

  17. 17 hronir ottobre 15, 2008 alle 7:19 am

    Uno degli aspetti che sottolineavo nel post e’ proprio che l’evoluzione culturale ha “sin da subito”, nell’uomo, surclassato l’evoluzione darwiniana, a partire dai primi tentativi di domesticazione animale e vegetale.
    L’altro aspetto che sottolineavo era appunto quello di non pretendere sempre di avere a che fare con un’evoluzione “drift driven”, perche’ le pressioni evolutive riguardano quasi sempre aspetti marginali e “locali” di una specie. Quasi sempre, e via via piu’ nettamente man mano che si guardano le cose “in grande”, l’evoluzione e’ “diffusion driven”, come le ramificazioni di un cespuglio, dicevo. E questo era proprio uno degli errori di fondo che criticavo a Jones.

    Quanto a previsioni della teoria dell’evoluzione: non saprei darti dettagli, ma mi pare proprio di aver letto (ad esempio sul blog della Coyaud) che esistono simili “esperimenti evolutivi” su batteri o addirittura sui moscerini della frutta.
    Del resto, a voler sempre rimanere nella metafora della neurobiologia/neuroscienze, pretendere previsioni sull’evoluzione dell’uomo come “vero banco di prova” per l’evoluzionismo mi sembra un po’ come pretendere previsioni sul comportamento di Mario Rossi il 15 di ottobre come “vero banco di prova” della neurobiologia.

    Si’ fa presto a spiegare come la dinamica dei potenziali d’azione sia capace di generare pattern di risposta a stimoli precisi: ma cosa fara’ fra poco Mario Rossi? Se la neurobiologia non riesce a fare predizioni nemmeno sul sistema nervoso centrale della specie a noi più nota della terra, allora tanto vale credere all’oroscopo!

  18. 18 Stefano ottobre 15, 2008 alle 10:35 am

    E la cosa divertente è che (insieme a molti altri) il gruppo di JD Haynes Berlino sta tentando di fare esattamente questo: di prevedere quello che farà poco Mario Rossi grazie alla fMRI…

  19. 19 Marco Ferrari ottobre 18, 2008 alle 9:05 am

    “Per una volta Progetto Galileo non è qui a fare le pulci ai giornalisti che stravolgono e deformano i risultati di una qualche ricerca scientifica, bensì alla ricerca scientifica stessa.”

    E io invece faccio le pulci anche ai giornalisti, che aggiungono errore ad errore. Ma siccome non voglio ripetere tutto, ecco qua:

    http://spedr.com/1cwwm

    Marco

  20. 20 hronir ottobre 18, 2008 alle 11:53 pm

    Ciao Marco,
    sì, ero capitato sul tuo post poco dopo aver “pubblicato” questo mio… il tuo blog, senza piaggeria, era già fra i miei feed🙂

  21. 21 Homo gennaio 27, 2009 alle 11:28 pm

    Ma non diciamo idiozie…tutto è un evoluzione, “panta rei”!
    Ci saranno ancora evoluzioni incredibili e imprevedibili oggi…
    Ammesso che il genere umano sopravviva…O forse potrebbe essere che in un lontano futuro l’uomo colga molti aspetti degli animali…Se poi l’ingegneria genetica diverrà una realtà, le mutazioni “a laboratorio” saranno infinite ed anche qui imprevedibili..
    Saluti

  22. 22 renzo giugno 27, 2010 alle 3:36 pm

    E’ notevole qello che avete scritto e mi compiaccio per le molte intelligenti supposizioni ed ipotesi.
    Ma fino a quando l’uomo non guarderà tutto ciò che esiste e si manifesta, come le manifestazioni dell’imponderabile causativo che predomina e dirige l’intero universo, non potrà vedere la verità (quella che ci renderà liberi)e questa sua “cecità” persistendo, indurrà involzione civile.
    L’evoluziene difatti, non si é fermata, ha solo invertito la sua tendenza, trasformandosi in involuzone e in assenza di una rivoluzione culturale etica, l’umanità andrà verso futuri orribili.
    Renzo

  23. 23 vagabiondo dicembre 13, 2011 alle 11:00 pm

    Noto con dispiacere che questa discussione si è interrotta. Leggevo incuriosito e non posso non dire la mia, per i posteri che (come me) capiteranno qui con largo ritardo:

    L’evoluzione umana continua e continuerà sempre allo stesso modo e con la stessa velocità. La nascita e la diffusione dei nuovi caratteri può solo che aumentare con l’aumentare degli individui abitanti il pianeta ( e quindi con l’aumentare dei crossing-over ). Ciò che cambia è l’intensita della pressione della selezione naturale.
    aLa selezione naturale agisce in maniera più lenta, straziata dalla tecnologia, ma ciò appare un bene in un’ottica di selezione di “specie ” e non d’individui. La specie umana prosegue bene, sparata verso l’esplorazione dello spazio ( piu di qunto ogni batterio o orca assassina potssa sperare ), variabile come non mai al suo interno, pronta a sopravvivere a qualunque catastrofe, a rialzarsi dopo ogni sconfitta, malattia, guerra, tsunami meteorite e tempesta solare. La specie umana non corre rischio di estinzione poichè abbiamo portato i confini della nostra sopravvivenza ben oltre i limiti del nostro fisico, della nostra salute e del nostro tempoa disposizione. La società e la cultura non fanno altro che aumentare la velocità di questi cambiamenti poichè creano sempre più “nicchie sociali” come mi piace chiamarle, all’interno del quale individui socialmente diversi si riproducono dando vita a “sottospecie” (basti pensare alla “selezione musicale” tra individui che si riproducono in base al loro orientamento rock/pop/metal/electo/etc) il cui intelletto si orienta verso direzioni e creatività uniche, e tutte daranno (o hanno già dato) frutti al benessere collettivo (fosse anche solo nella musica o nell’arte o nella scelta di un impiego più o meno mentale).
    L’evoluzione è imbattibile, come lo sono la gravità, il tempo e la morte…

  24. 24 disabled dating service giugno 19, 2013 alle 4:36 pm

    It’s the best time to make some plans for the future and it is time to be happy. I have read this post and if I could I desire to suggest you some interesting things or suggestions. Perhaps you can write next articles referring to this article. I wish to read even more things about it!


Lascia un commento

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...




In primo piano

Segnalaci le bufale

a

Archivi

Contatto e-mail

progettogalileo[at]gmail.com

Disclaimer

Questo è un blog multiautore senza scopi di lucro. Esso non rappresenta una testata giornalistica in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001 Gli autori, inoltre, dichiarano di non essere responsabile per i commenti inseriti nei post. Eventuali commenti dei lettori, lesivi dell'immagine o dell'onorabilità di persone terze non sono da attribuirsi agli autori. Alcune delle foto presenti su questo blog sono state reperite in internet: chi ritenesse danneggiati i suoi diritti d'autore può contattarci per chiederne la rimozione.

Blog Stats

  • 344,525 hits

%d blogger cliccano Mi Piace per questo: