Se solo avessimo la BBC!

Diciamoci la verità: se non fosse spuntata fuori la storia del “pericolo buco nero” nessuno dei giornali italiani si sarebbe soffermato a scrivere sul nuovo LHC di Ginevra e sulla sua accensione. Per certi versi è stata una fortuna per il CERN e per la fisica in generale. Per la prima volta un esperimento di fisica, in genere seguito da pochi specialisti ed appassionati, trova l’attenzione (perfino in prima pagina!) del grande pubblico. Attenzione dei media significa attenzione politica, e cioé soldi. Soldi significa ricerca. Quindi anche se molti di noi hanno storto il naso a guardare i titoloni allarmistici dei giornali nei giorni scorsi (qui abbiamo pubblicato alcune pagine false di giornale per rendere l’idea), alla fine dobbiamo esserne felici. L’importante è che non diventi un vizio: cioé spero non si arrivi ad un punto in cui un centro di ricerca per aver attenzione mediatica e soldi si debba inventare catastrofi imminenti!

Oltremanica invece, nella più pacata e attenta BBC, a nessun giornalista è venuto in mente di parlare della mancata apocalisse a discapito dell’informazione. Infatti oggi per la BBC è un giorno di festa, non perché la fine del mondo è stata rimandata a data da destinarsi, ma semplicemente perché è stata posta una pietra miliare della ricerca umana. Questo 10 Settembre verrà ricordato nella Storia della Scienza e speriamo dell’Umanità.

La BBC dopo quasi tre anni di continui articoli e aggiornamenti sulla costruzione della LHC ci offre uno speciale tutto da gustare con filmati, interviste, foto e una guida semplice ma efficacissima, per non parlare di una diretta in radio per documentare l’evento.

11 Responses to “Se solo avessimo la BBC!”


  1. 1 Jacopo Bertolotti settembre 11, 2008 alle 8:03 am

    Amen.
    Faccio anche notare che non è la prima volta che viene predetta la fine del mondo per l’attivazione di un acceleratore di particelle (e che siamo ancora tutti qui a raccontarlo). Le altre volte però l’eco mediatica era minore: forse perché oggi il tam-tam di internet è maggiore o forse perché i giornali avevano un buco in prima pagina che non sapevano come riempire.

  2. 2 anti-moderno settembre 11, 2008 alle 10:48 am

    Gli inglesi fanno vomitare. Gli inglesi si sono macchiati di incredibili crimini durante la storia.
    Adesso “guidano” il mondo con la loro presunta efficenza, democrazia, bravura. Rivendico la mia anima latina.
    Non inseguirò mai gli anglo-sassoni. Rifiuto decisamente la loro cultura e evito di consumare musica, films, ecc di produzione anglo-sassone o americana.
    Siamo nel pieno di una orrenda dipendenza economica e culturale.

  3. 3 Meristemi settembre 11, 2008 alle 1:34 pm

    In fondo la strategia (ammesso che ci sia realmente, non lo sappiamo) è simile a quella con cui la NASA ha riattirato l’attenzione in un periodo oscuro per le esplorazioni spaziali: c’è vita su Marte!

    Nel loro piccolo, tutte le università che mandano comuicati stampa a Sciencedaily, Eurekalert e compagnia bella cercano di ottenere lo stesso obiettivo aumentando la loro credibilità mediatica.

    Detto questo, non lo ritengo un male per forza. I tempi del fundraising scientifico sono cambiati

  4. 4 fabristol settembre 11, 2008 alle 4:20 pm

    Non e’ sempre un male, questo lo riconosco. Pero’ spesso si arriva al ridicolo. Ormai per avere fondi nella ricerca bisogna sempre sottolineare che quella ricerca potrebbe avere ricadute su importanti malattie per esempio, o su ipotesi che piacciono al grande pubblico (vita su Marte e’ un esempio lampante). Per esempio per l’esperienza che ho io (biomedica farmacologica) se non nomini malattie come schizofrenia, alzheimer, cancro ecc. non vai da nessuna parte. Ma spesso c’e’ un disperato bisogno di ricerca di base la quale non sempre ha dei risvolti immediati e chiari nella vita di tutti i giorni.

  5. 5 Meristemi settembre 12, 2008 alle 4:59 pm

    Vero, anzi verissimo. A fronte di una cultura scientifica limitata, gli unici fondi raccoglibili (da privati ed aziende) sono nel settore delle scienze applicate, quelle che o generano profitto diretto o sono facilmente “adottabili” dalle persone, che vi vedono un ritorno diretto e tangibile. Per il trial clinico di un farmaco con proiezioni di vendita i soldi li trovi, ma per tutto quello che ci sta a monte è dura. Ancora una volta a mio avviso buona dose di colpa è la drammatica situazione dell’informazione e dell’educazione scientifica: la gente pensa che lo studio di un matematico, di un tassonomo, di un chimico-fisico sia inutile e non realizza che senza le loro fondamenta le scienze applicate non avrebbero patate da friggere.

  6. 6 Fabio Ardenghi settembre 13, 2008 alle 8:14 am

    Sono andato a curiosare nei siti BBC che avete segnalato.
    Come al solito, noi in italia un’impostazione informativa del genere possiamo soltanto sognarcela di notte.
    Chissà perchè qui a nessuno viene in mente che basterebbe descrivere quello che gli scienziati teorizzano e gli ingegneri costruiscono, invece di blaterare di fantomatiche “particelle di dio”.Ma tant’è….

    @antimoderno
    Rivendicare un'”anima latina”??
    Immagino che il computer da cui ti connetti funzioni sulla base di software originale napoletano ed hardware prodotto ed assemblato a creta…

    un saluto
    Fabio

  7. 7 Fabio Turone settembre 13, 2008 alle 8:55 am

    Evviva la BBC!

    Ed evviva i tabloid che in Inghilterra fanno il loro mestiere lasciando ai media seri (e magari fin troppo pomposi) il compito di fare i media seri (anche se magari troppo pomposi).

    Questa prima pagina del “Sun” è apocalitticamente fantastica: come fa un lettore/telespettatore di oggi a resistere quando la vede in edicola?

    http://www.thesun.co.uk/sol/homepage/features/article1630897.ece

    Vuoi mettere con il gossip sul Grande Fratello 371?

    A chi invece di fronte a cotanto spiegamento di malizia giornalistica sa solo sghignazzare sonoramente e poi scuotere con rabbia la testa, consiglio la lettura della Columbia Journalism Review:

    http://www.cjr.org/the_observatory/the_black_hole_of_publicity.php

    che amaramente conclude così:

    […] the most important question about the current cornucopia of coverage is not, is all publicity good publicity for CERN, but rather: Has the press actually helped public understanding of particle physics or just perpetuated old worries?

    Fortunately, unlike black holes, a lot of light escaped from the world’s news holes over the last few days (though the best piece of writing on the subject may still be last year’s Elizabeth Kolbert’s exposé in The New Yorker). There have been many excellent features, analyses, photos, interviews, and interactive graphics. But fun time is over. One disappointing aspect of the straight news coverage of the LHC’s first beam test was that, depending on whom you read, it cost anywhere between $4 billion to $10 billion. Anyway you slice it, that’s a lot of money, and proof of two things: that CERN will have to earn its publicity from now on, and that journalists have responsibility to explain how its fancy new collider does or doesn’t pay off.

    In generale, gli articoli citati sono linkati ed accessibili.

  8. 8 raser settembre 13, 2008 alle 4:39 pm

    la cosa che più mi ha divertito è che ci saranno stati a ginevra centinaia di corrispondenti di testate giornalistiche per la storia del buco nero, e probabilmente nessuno di quelli sapeva di che stava parlando mentre faceva la sua corrispondenza. se un fisico avesse detto a uno qualsiasi dei “giornalisti” che l’effetto dell’esperimento sarebbe stato la sterilità di tutti i rospi della svizzera, quello l’avrebbe senz’altro riportato senza porsi nessun dubbio.

  9. 9 fabristol settembre 13, 2008 alle 6:19 pm

    Per FAbio

    Non immagini quanto sia bello sfogliare un giornale serio e sapere che parlerà di cose serie, e poi quando invece si ha voglia di leggere stupidaggini aprire un giornale pieno di stupidaggini. Il Sun è perfetto per i momenti di relax o quando si vuole commentare con altri maschietti la MITICA pagina 3!

    http://www.page3.com/index.shtml

  10. 10 Fabio Turone settembre 14, 2008 alle 9:14 am

    Sulla mitica pagina 3 dei tabloid di oltremanica (che purtroppo nei media italiani straborda un po’ in tutta la foliazione/palinsesto), si potrebbe argomentare che sempre di buchi neri e attrazione irresistibile si finisce a parlare…
    Per molti – e come dargli torto? – è la fine del mondo!

    Goliardia a parte, una cosa che trovo interessante dell’articolo della CJR è la citazione di un articolo – serio – pubblicato nel 2001 dal New York Times (“Physicists Strive to Build A Black Hole” http://query.nytimes.com/gst/fullpage.html?res=9C04E2DF1438F932A2575AC0A9679C8B63&sec=&spon=&pagewanted=2), proprio sull’ipotesi che l’allora lontano LHC possa aprire nuovi scenari.

    Proprio questo si collega a un aspetto che ho percepito, una dissonanza, tra gli scienziati che dicevano “sappiamo già che cosa accadrà, e non c’è nessun pericolo” e quelli che – comprensibilmente – dicevano: “Speriamo di trovare risposta anche a domande che non ci siamo ancora posti”.

    Chiunque – se è competente in materia ma ancor più se è ignorante – è in grado di percepire che le affermazioni dei primi nascondono la possibilità (certo assai modesta, ma non nulla) che una parte delle attese scoperte che tanto affascinano gli altri non siano piacevoli (né facilmente controllabili).

    Dopodiché, la risposta-tipo data dal mondo scientifico ha deriso chi chiedeva (irragionevolmente, ma comprensibilmente) di essere “davvero” rassicurato su quel sospetto.

    E mi viene il dubbio che le ironie (che hanno divertito anche me) sulla base del “siamo ancora qui, perciò…” rischino di peggiorare le paranoie dei complottardi perché se un pericolo c’è va da sé che non riguarda il giorno dell’inaugurazione con i primi test minimali, ma semmai il giorno (tra circa 4 anni) della prima collisione.

    Per questo mi aspetto che la questione riaffiori in molti modi in futuro.


  1. 1 la BBC ci salva dal “buco nero” « Steve’s Weblog Trackback su settembre 24, 2008 alle 2:05 pm

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