La moratoria sui cibridi

Le metafore dovrebbero servire a rendere alcuni concetti scientifici facilmente comprensibili: quando diventano uno strumento di terrore, quando sono connotate negativamente (solo e sempre negativamente) c’è davvero qualcosa che proprio non va.
Chimera era quel mostro un po’ capra un po’ leone un po’ serpente (l’iconografia è mutevole ma il risultato è sempre spaventoso), che vomitava fuoco e che non era mai un piacere incontrare.
Mostri a parte, si definisce chimera qualcosa di inesistente, di distopico, di ingannevole.
Oppure “scientificamente”, come si legge nell’ultimo documento presentato al Comitato Nazionale per la Bioetica, le chimere sono “organismi che contengono cellule con patrimonio genetico diverso, provenienti da due o più organismi geneticamente distinti appartenenti alla stessa specie o a specie differenti” .
Nello stesso documento si riconosce il peso della storia simbolica del termine (“Si può comprendere quindi come l’evocazione di un nome come Chimera generi timori profondi, che si radicano nel nostro inconscio collettivo e ci facciano pensare ad epoche lontane e minacciose, da cui l’uomo si è dovuto faticosamente affrancare”), ma si mette subito in guardia verso le derive della tracotanza umana (“Ma al tempo stesso è un termine che può, sempre a livello inconscio, suscitare ambizioni di rivalsa verso tutto quanto rimane misterioso, e non del tutto comprensibile scientificamente, come l’origine della vita”), calcandone i tratti spaventosi.
Si capisce che la preoccupazione centrale del documento riguarda l’embrione e la sua sacralità. E rinsaldare le barriere morali contro la sua manipolazione e la sua distruzione, soltanto tramite la sperimentazione embrionale o la possibilità di effettuare (di fatto) la diagnosi genetica di preimpianto (nonostante il TAR del Lazio si sia espresso a favore). Ciò che rimane infatti oscuro è l’accettazione della legge 40 del 2004 che permette il sacrificio di moltissimi di quei 3 embrioni (quanti se ne possono produrre ad ogni ciclo: di quei 3 la maggior parte non arriva alla nascita). Bisognerebbe prendere una decisione: o l’embrione è sacro e allora niente PMA; oppure non è sacro e allora perché imporre limiti tanti angusti? Non esiste la terza via che è un po’ sacro e un po’ no a seconda dell’umore.
Puntualizza il documento: “Il problema cioè non sorge quando si mischiano tessuti e cellule umani ed animali, di per sé, ma quando le chimere umano/animale sono esseri viventi di identità incerta, nei quali non è più visibile il confine fra le specie umana ed animale” (poco più avanti si legge: “Il problema dell’identità del nuovo essere vivente si pone sempre, invece, quando le chimere umano/animale vengono formate nei primissimi stadi di sviluppo embrionale”).

Ma se si mischiano, come sarebbe visibile il confine? Il mulo mica c’ha un confine tra il suo essere cavallo e il suo essere asino… Non ha due identità distinte, una cavallina e una da somaro.
Il problema non è il confine o l’identità, ma l’ossessione per l’embrione umano (e, verrebbe da aggiungere, quella di specismo e di ostinato essenzialismo).

Il documento del CNB si concentra sugli embrioni ibridi citoplasmatici (o cibridi, prodotti tramite trasferimento nucleare di cellule somatiche) perché The Human Fertilisation and Embryology Authority (HFEA) ha concesso l’autorizzazione a procedere – e in questo modo si rischia di superare le barriere tra specie…

Perché usare i cibridi? A scopo conoscitivo (per conoscere i meccanismi di riprogrammazione cellulare) e a scopo terapeutico (producendo linee cellulari e poi tessuti umani compatibili con il ricevente).
Usare gli ovociti umani (oltre a porre un problema del loro reclutamento) per il CNB non va bene; non va bene nemmeno usare ovociti animali. Chissà perché non appare sorprendente.
Tra le ragioni della condanna troviamo anche una vecchia conoscenza: che la ricerca non avrebbe dato alcun risultato. Sono impazienti, al CNB. Viene da pensare, però, che soffermarsi sulla inefficacia della sperimentazione sarebbe ridondante se gli ostacoli morali fossero tali da giustificarne il divieto.
Invece la parte più debole è proprio quella bioetica.

“La produzione di ibridi citoplasmatici pone gravi questioni etiche in relazione ai mezzi utilizzati e agli obiettivi che si intendono raggiungere.
[…]
L’ipotesi bioetica che qui si intende avanzare è che la produzione di ibridi citoplamastici non sia assolutamente approvabile per almeno due ragioni: da una parte, infatti, essa implica una manipolazione totale dell’essere umano, dall’altra, ne programma e ne giustifica la distruzione.

La sola esistenza di un ragionevole dubbio sullo status degli ibridi citoplasmatici [come umani] dovrebbe quindi indurre gli scienziati (purché sensibili alle ragioni dell’etica) ad assumere come unico atteggiamento coerente quello di una prudenziale sospensione di ogni forma di sperimentazione su di essi. È questo uno dei casi in cui appare doveroso assumere come linea guida quel principio di precauzione da più parti invocato nella riflessione bioetica e sul quale il Cnb ha già redatto – nel 2004 – uno specifico documento dal titolo Principio di precauzione: profili bioetici, filosofici e giuridici”.

(Il corsivo è mio)

Ecco fatto: si richiama la posizione del CNB sugli embrioni umani; si invoca il principio di precauzione e il risultato è che nel dubbio che quegli embrioni siano umani è bene astenersi dalla sperimentazione. Il dubbio riguardo alla sacralità dell’embrione umano non è oggetto di discussione (d’altra parte per il CNB anche l’ootide è una persona, perché non il cibride?). Non basterebbe dimostrare che i cibridi tendono all’umano (o sono più umani) per avere dimostrato l’immoralità della sperimentazione: bisognerebbe giustificare, senza tautologie e senza ricorrere a formule vuote, il divieto alla ricerca sugli stessi embrioni umani. Né sembra bastare invocare documenti precedenti come dimostrazione.

Tuttavia il documento torna ad insistere sulla inutilità della ricerca sui cibridi: “A questa valutazione è possibile aggiungerne altre, che fanno riferimento a un criterio di valutazione delle sperimentazioni, tutto interno alla stessa logica della ricerca, il cui valore etico non può mai prescindere dal suo rilievo strettamente scientifico (in questo senso appare criticabile anche eticamente qualsiasi ricerca futile, scarsamente giustificata, altamente e inutilmente rischiosa o indebitamente costosa). Nel determinare il valore scientifico di una ricerca, bisogna valutare – oltre all’utilità o all’interesse di una ipotesi – anche il suo valore intrinseco, anche in rapporto a quanto è già scientificamente noto”.

Al di là della considerazione banale che non si farebbe ricerca se si avessero già le risposte, schiacciare la possibilità di fare ricerca sotto il peso del dover dimostrare (quasi a priori) la bontà e l’utilità della ricerca stessa appare esagerato e claustrofobico. Colpisce che la coercizione legale non deve sottostare nemmeno alla metà del peso che opprime la libertà di ricerca.
La libertà (di scienza) deve dimostrare di essere innocente!

Il documento è sintetizzato in 5 punti finali: l’ultimo chiude in bellezza.

5. il CNB, per le ragioni appena indicate, auspica una moratoria sulla produzione di ibridi uomo animale e, solo se adeguatamente giustificate, l’utilizzazione di tecniche di ricerca alternativa (ad es. concernenti l’ibridazione tra specie animali diverse).

Perché la moratoria non si propone sull’uso libero da ideologie di termini e concetti? Forse perché i proponenti sarebbero costretti a tacere?

Chiara Lalli

22 Responses to “La moratoria sui cibridi”


  1. 1 Stefano giugno 17, 2008 alle 9:35 am

    Ciao Chiara,

    cosa vuoi dire con la frase

    “Oppure “scientificamente”, come si legge nell’ultimo documento presentato al Comitato Nazionale per la Bioetica”
    ?

    Chi ha presentato tale documento al comitato nazionale?
    Puoi postare il documento in questione?

    Nel corso del post ti riferisci al documento come documento del CNB, ma sul sito ufficiale non è presente.

    Sono confuso.

    A presto
    Stefano

  2. 2 Ivo Silvestro giugno 17, 2008 alle 10:20 am

    Ma se le chimere sono “organismi che contengono cellule con patrimonio genetico diverso, provenienti da due o più organismi geneticamente distinti appartenenti alla stessa specie o a specie differenti”, non siamo tutti noi chimere?
    Dopotutto, il mio patrimonio genetico viene da due organismi geneticamente distinti, mio padre e mia madre… Sono io che non so un cacchio di biologia o qualcosa non funziona?

  3. 3 Chiara Lalli giugno 17, 2008 alle 10:55 am

    Stefano,

    il documento è stato presentato e sarà discusso (lo trovi Qui).)

    Non è ancora sul sito del CNB perché pubblicano soltanto i pareri approvati e non le bozze o le discussioni.

    Oppure “scientificamente”: oltre al significato mitologico c’è quello scientifico (ho riportato la definizione che compare nel documento).

    Ivo,

    se ci facessimo una analisi del DNA potremmo scoprirne delle belle…
    Qui si chiarisce il tuo dubbio (avrebbero dovuto scrivere più chiaramente quelli del CNB: ma non dimentichiamoci di chi stiamo parlando).

  4. 4 fabristol giugno 17, 2008 alle 10:59 am

    Per Ivo

    No quello che dici e’ perfetto. Sono i componenti del comitato di bioetica che non sanno niente di biologia.
    Parlano di embrioni ibridi definendoli roba in cui “si mischiano tessuti e cellule”. Una spiegazione che avrei dato a mia nonna per spiegare la tecnica ma non di certo in un documento ufficiale che deve decidere sulla sorte della ricerca.
    Andando avanti cosi’ la gente pensa che nei laboratori usiamo frullatori e poi vediamo cosa ne esce fuori…

  5. 5 fabristol giugno 17, 2008 alle 11:01 am

    Per non parlare del Dna esogeno inserito durante i miliardi di anni di evoluzione da virus, batteri, trasposoni ecc ecc.

  6. 6 Davide giugno 17, 2008 alle 11:04 am

    OT

    …si definisce chimera qualcosa di inesistente, di distopico, di ingannevole…

    Pensa, io definivo così i cattolicesimo, invece è la CHIMERA…😉

  7. 7 Chiara Lalli giugno 17, 2008 alle 11:07 am

    Inoltre: perché ci sarebbe un problema etico solo per gli embrioni?
    L’unica differenza sembrerebbe esserci nella impossibilità di avere un consenso. Ma di questo aspetto non si fa cenno.

  8. 8 fabristol giugno 17, 2008 alle 11:11 am

    Tra l’altro pure chi accoglie il sangue o gli organi da un donatore esterno e’ una chimera. Vaglielo a dire ad uno a cui hanno appena trapiantato il cuore che e’ una chimera!!!

  9. 9 Chiara Lalli giugno 17, 2008 alle 11:17 am

    Fabri,

    finché non è (o meglio: appena non è più) un embrione è tutto a posto!

  10. 10 Stefano giugno 17, 2008 alle 12:21 pm

    Ciao Chiara,

    mi sono letto il documento, e, a dire il vero, lo trovo ragionevole. Detto fuori dai denti, mi sembra che sia tu quella che fa ragionamenti (!?) raffinatamente ideologici. Qualche esempio:

    “Non basterebbe dimostrare che i cibridi tendono all’umano (o sono più umani) per avere dimostrato l’immoralità della sperimentazione: bisognerebbe giustificare, senza tautologie e senza ricorrere a formule vuote, il divieto alla ricerca sugli stessi embrioni umani. Né sembra bastare invocare documenti precedenti come dimostrazione.”

    A me pare che normalmente si ragioni invece esattamente così. Se un’istituzione (autorità) legifera su un qualsiasi argomento, da per accettate le leggi che ha già espresso. Altrimenti, converrai, bisognerebbe ricominciare ogni volta dall’inizio. E quindi, se ho già deciso che non si sperimenta sugli embrioni umani, non mi occupero di rideciderlo in un documento in cui mi occupo di altri problemi.

    “Al di là della considerazione banale che non si farebbe ricerca se si avessero già le risposte, schiacciare la possibilità di fare ricerca sotto il peso del dover dimostrare (quasi a priori) la bontà e l’utilità della ricerca stessa appare esagerato e claustrofobico.”

    Prova ad allora a farti assegnare un fondo di ricerca di 1.000.000 di euro per studiare gli aereoplanini di carta. Il problema è che le risorse sono limitate, e quindi bisogna assegnarle alle ricerche promettenti. Quello che dice il documento nel passo che tu citi precedentemente è semplicemente che sarebbe essenzialmente immorale spendere 1.000.000 di euro per studiare gli aereoplanini di carta. E dato che fino adesso questo tipo di ricerca non ha dato molti risultati in più dei suddetti aereoplanini, forse è meglio lasciarla perdere, o no?

    Per approfondimenti studia Lakatos

    http://en.wikipedia.org/wiki/Imre_Lakatos

    “Perché usare i cibridi? A scopo conoscitivo (per conoscere i meccanismi di riprogrammazione cellulare) e a scopo terapeutico (producendo linee cellulari e poi tessuti umani compatibili con il ricevente).
    Usare gli ovociti umani (oltre a porre un problema del loro reclutamento) per il CNB non va bene; non va bene nemmeno usare ovociti animali. Chissà perché non appare sorprendente.
    Tra le ragioni della condanna troviamo anche una vecchia conoscenza: che la ricerca non avrebbe dato alcun risultato.”

    Questo è l’ultimo motivo citato. I due motivi principali sono due motivi di plausibilità: ovvero che la contaminazione con DNA mitocondriale animale li rende probabilmente inutili sia come modelli, sia come terapia. Sinceramente, mi sembra una posizione molto ragionevole. Non ci credi: leggi pure qui

    http://en.wikipedia.org/wiki/Mitochondrial_disease

    Buona giornata
    Stefano

  11. 11 Paolo C giugno 17, 2008 alle 1:34 pm

    grazie per il link a wikipedia: finalmente so di aver creato oltre 20 chimere (in quanto donatore di sangue). Nome in codice: “i ragazzi venuti dal Friuli”. Conquisteremo il mondo.

  12. 12 fabristol giugno 17, 2008 alle 1:55 pm

    Per Stefano

    Compagnie farmaceutiche e governi nel mondo stanno investendo su queste tecnologie. In italia si definisce una ricerca “sbagliata” a priori.
    Le valutazioni a priori quando si parla di tecniche cosi’ avanzate lascaino il tempo che trovano: bisogna provare, fare ricerca e poi si fanno le valutazioni “a posteriori”.

  13. 13 Chiara Lalli giugno 17, 2008 alle 2:14 pm

    Stefano,
    aggiungerei anche che:

    1. il fatto che “si ragioni invece esattamente così” non vuol dire che sia il modo migliore di ragionare (covrebbe esserci sempre la possibilità di fare appello e inoltre, nel caso specifico, i documenti circa lo statuto dell’embrione sono abbastana discutibili: se per te vanno bene soltanto perché sono parerei del CNB, fai pure. Ma non liquidare hi li critica senza avere argomenti).

    2. vedi Fabristol; l’ostacolo principale per il CNB nons embra essere uno spreco di risorse, ma la violazione della sacralità dell’embrione. Mi sembra ci sia una qualche differenza.

    3: Lakatos? Non lo conoscevo; davvero mai sentito nominare. Ti sono infinitamente riconoscente per la segnalazione.

  14. 14 Paolo giugno 18, 2008 alle 11:19 am

    Mi rivolgo in particolar modo a Stefano: è certamente vero che quasi nessuno ormai finanzia più ricerche che non abbiano una (più o meno chiara) possibilità di successo e positiva ricaduta pratica. Tuttavia fare queste valutazioni è compito di chi le finanzia, non di un comitato etico: se infatti è quest’ultimo a farle, così si stravolge lo stesso principio sopra enunciato. Proseguire su questa china comporterebbe una logica chiusa: il comitato pone dei paletti ad una ricerca, poi verifica che non ci sono risultati, e allora vieta ai privati di finanziarla (anche qualora questi fossero disposti a rischiare) sulla base del fatto che non ritiene siano stati ottenuti risultati. Questo ragionamento decadrebbe nel momento stesso in cui anche un solo ente fosse disposto a finanziare quelle ricerche, ma incontrasse quel divieto capzioso.

    In parole povere: il Comitato quando fa quelle valutazioni si occupa di faccende che non gli competono, e l’argomento è pretestuoso. Tra l’altro il Comitato potrebbe applicare coerentemente il ragionamento e vietare migliaia di filoni di ricerca per motivi “etici” sulla base del fatto che dopo tanto tempo non hanno ancora dato risultati (qualche egregio esempio? Il solare termodinamico, le centrali elettriche a fusione nucleare, le ricerche contro il tumore: dovrebbero tutte essere vietate in Italia per motivi “etici”).

  15. 15 Stefano giugno 18, 2008 alle 12:09 pm

    Ciao,

    @fabristol sull’affermazione:

    “Compagnie farmaceutiche e governi nel mondo stanno investendo su queste tecnologie.”

    Magari è vero: quali governi (oltre a quello inglese) e quali compagnie e con quali risultati?

    @Parola sull’affermazione:

    “1. il fatto che “si ragioni invece esattamente così” non vuol dire che sia il modo migliore di ragionare (covrebbe esserci sempre la possibilità di fare appello e inoltre, nel caso specifico, i documenti circa lo statuto dell’embrione sono abbastana discutibili: se per te vanno bene soltanto perché sono parerei del CNB, fai pure.”

    Io criticavo il tuo argomento: dicevi che gli argomenti del CNB erano infondati perchè si rifacevano ad altri documenti del CNB. Ma questa è una maniera di ragionare giusta e precisa. Se tu avessi criticato il merito di tali documenti del CNB, avrei discusso con te del merito.

    @Paolo sull’affermazione:

    “In parole povere: il Comitato quando fa quelle valutazioni si occupa di faccende che non gli competono, e l’argomento è pretestuoso.”

    In effetti ti do parzialmente ragione. Riassumendo, il CNB argomenta: la ricerca sugli embrioni è non etica per due motivi. 1) in se stessa, perchè non si ricerca sugli embrioni (può piacervi o meno, ma è la sua opinione). 2) perchè costa un sacco rispetto agli obiettivi possibili.

    È vero che il secondo argomento non è di esatta competenza del CNB e potrebbe essere classificato come artificio retorico per convincere gli scettici sul divieto. D’altra parte è vero che ci sono delle speculazioni belle e buone sull’argomento da parte di molti. La ricerca sulle staminali embrionali, converrete, viene venduta come la panacea di tutti i mali.

    Cerco di precisare: è vero che la questione delle ricadute private dovrebbe essere valutata volta per volta dal privato che intende finanziare la ricerca. D’altra parte è anche vero che le compagnie farmaceutiche hanno la tendenza a servirsi di mezzi sporchi per vendere spregiudicatamente i prodotti di alcune ricerche dubbie, al fine di rastrellare denaro da varie fonti. Da questo punto di vista trovo giusto vietare (anche ai privati) ricerche che, probabilmente, non sono utili ne da un punto di vista pratico ne da un punto di vista di ricerca di base. Che è esattamente ciò che il CNB tenta di dimostrare nel documento.

    Buona riflessione
    Stefano

  16. 16 Chiara Lalli giugno 18, 2008 alle 12:41 pm

    Se ho detto qualcosa che somiglia a: “l’argomento X del CNB è infondato perché si riface al documento su Y” volevo intendere che è una specie di argomento di autorità.
    Non ho approfondito sul merito dei documenti precedenti perché l’ho fatto mille volte, qui ed altrove. E non è possibile ogni volta ripetere le stesse cose.
    Tuttavia rimane il fatto che il documento sui cibridi non proponga un argomento che sia decente.
    Con la scusa degli ostacoli etici (che ormai sono diventati uno spauracchio privo di contenuto) si guarda bene dal compiere una analisi sensata e razionale. Forse non ne sono capaci.

    Sui divieti ai privati: tu trovi giusto vietare. Ma per quale diavolo di motivo? Se io sono un privato, non faccio del male a nessuno e voglio fare una ricerca su Z, perché tu (o lo Stato o il CNB) dovreste impedirmelo? Perché?
    Non mi basta sapere che tu lo trovi giusto, perché potresti trovare giuste tante altre decisioni ma non per questo venirmele ad imporre a me, se la penso diversamente.

  17. 17 Paolo giugno 18, 2008 alle 12:45 pm

    Stefano, le tue parole continuamo a non convincermi. Ripeto che se passa questo filone di ragionamento su quel che deve intendersi come “etico” nella ricerca allora il CNB dovrebbe vietare seduta stante centinaia di ricerche avviate, non solo nella biologia. Un criterio o è valido oppure non lo è: non può esserlo a metà, oppure valere solo per un filone particolare.

    Inoltre ti contesto a piene mani l’affermazione che “ricerche che, probabilmente, non sono utili […] da un punto di vista di ricerca di base” se pretendi di appllicare questo giudizio alla ricerca sulle cellule staminali embrionali. Dal punto di vista della ricerca di base, infatti, e se sai cosa si intenda per ricerca di base, queste ricerche ci hanno aperto orizzonti fantasmagorici. Tanto che, va ricordato, siamo diventati talmente ferrati nella comprensione dei processi cellularii a livello di embrione che è stato persino possibile riprogrammare le cellulae somatiche (sì, proprio quel filone “etico” che non sarebbe nemmeno mai nato se fossimo stati a sentire i criteri odierni del CNB).

    Mi auguro allora che se il CNB fa da oggi di questi criteri un metro di valutazione, allora esso si pronunci negativamente subito (per coerenza) anche su tutte le ricerche di cui parlavo nel mio post, come su quelle appunto sulla riprogrammazione (l’inutilità pratica della ricerca sulle cellule staminali non vale anche per quelle? Ovvero non vale anche per quelle ottenute senza la creazione di un embrione?).

  18. 18 Lap(l)aciano giugno 18, 2008 alle 7:06 pm

    Ciao Paola e Paolo,

    @Paola sulla questione della giustezza di alcuni divieti nella ricerca:

    “Se io sono un privato, non faccio del male a nessuno e voglio fare una ricerca su Z, perché tu (o lo Stato o il CNB) dovreste impedirmelo? Perché?”

    Se la metti così, sembra veramente che io non ragioni. Il problema è esattamente nel dimostrare che non si faccia male a nessuno. Converrai che già sulla definizione di “fare male” e “nessuno” potremmo discutere per anni. Ti prego, dunque, non usare domande retoriche inutili volte solo a screditare l’interlocutore.

    Il punto è che se, per qualche motivo, per quanto da te non condivisibile, si è deciso che un embrione non è un “nessuno”, ma bensì un qualcuno, ne converrai che non posso farci ricerche. Faccio notare che non è una posizione arbitrariamente teologica, ma un difficile problema di definizione dell’umano. Gli stessi problemi si hanno sulla definizione di “fare male”.

    Poi, giusto per ridere, quando scrivi

    “E non è possibile ogni volta ripetere le stesse cose.”

    ragioni esattamente (ed è giusto che sia così) come il CNB, citando te stessa come fonte di una opinione.

    @Paolo sulla questione dell’utilità della ricerca sui cibridi:

    Non sono biologo (anche se sono un ricercatore nel campo delle neuroscienze, quindi proprio a digiuno di certe tematiche non sono), però a me pare che l’argomento contenuto nel documento del CNB riguardante il problema dell’integrazione fra il DNA nucleare umano e l’RNA mitocondriale animale nei cibridi, mi sembra, se non giusto, per lo meno estremamente plausibile. Guarda che non si sta parlando (in questo post, almeno) sulla ricerca sulle staminali embrionali in generali (che, fra l’altro, mi par di ricordare venga accettata anche dalla malvagissima chiesa cattolica, purchè la vita dell’embrione venga riservata), ma della ricerca sui cibridi, che è ben altra cosa!

    Buona serata
    Stefano

  19. 19 Chiara Lalli giugno 19, 2008 alle 9:05 am

    Non mi chiamo Paola ma ho paura che la prima parte del commento precedente sia a me rivolto.

    1. Per anni mi sembra esagerato, anche perché una legge bisogna farla e il diritto è meno pietoso delle sfumature filosofiche: X è vietato (o obbligatorio – in una parola oggetto di una legge coercitiva) oppure è permesso (oggetto di una legge liberale che lascia ai singoli la scelta). Bisogna decidere. E qual è il criterio di una legge repressiva? Quale rapporto c’è tra la libertà e la coercizione legale?

    Accantonerei l’orrida espressione nessuno/qualcuno molto in voga ai tempi del referendum. La questione non è nemmeno la definizione di umano, ma quella di persona (ovvero di titolare di diritti, primo tra questi quello alla vita).

    La domanda è se l’embrione è una persona oppure no: io ho risposto e venendo a

    2. non ho invocato m e stessa, ma altre occasioni in cui ho argomentato (la mia critica al CNB non consiste nell’usare precedenti documenti del CNB, ma precedenti documenti del CNB che sono molto discutibili). Avrei dovuto segnalarti le altre occasioni in cui ho argomentato: lo faccio ora per risparmiarti lo sforzo. Per esempio qui o qui o ancora qui). Per ridurre ulteriormente il tuo sforzo ti sintetizzo la mia posizione: l’embrione (e qui parliamo delle prime fasi del suo sviluppo – sperimentazione e riproduzione artificiale) non può essere considerato una persona.

    Il punto che qualcuno abbia deciso…: vorrei che a sostegno di questa decisione ci fossero ragioni comprensibili e ragionevoli. E non una decisione ideologica, incoerente, pericolosa (sai quali potrebbero essere le conseguenze, morali e giuridiche, dell’attribuzione di personalità morale e giuridica all’embrione?).

    Sono curiosa di sapere la tua opinione sullo statuto dell’embrione e sulla legge 40 (poi finirò la mia risposta).

  20. 20 Stefano giugno 19, 2008 alle 12:51 pm

    Ciao Chiara,

    scusa se ti ho chiamato Paola, per prima cosa.

    A dire il vero non ho un’opinione ben precisa sullo statuto dell’embrione; è una questione su cui ho discusso molto e con persone di diversa estrazione.

    La mia posizione è più o meno la seguente, ma si può discutere: nelle prime due settimane non dovrebbe essere riconosciuto ad un embrione uno statuto di persona (fosse solo per il fatto che può ancora dare origine a gemelli omozigoti e quindi non è passibile di avere un’identità. Questo argomento no è a prova di bomba, ma mi sembra solido). A quel punto entra in uno stadio intermedio fra persona e non persona, in cui (a mio parere) andrebbe tutelato, ma senza riconoscerli i completi diritti (se ti sembra sciocco, pensa che si tutelano gli animali su cui si fanno gli esperimenti, anche i topi). Piũ tardi (12-13 settimana, quando il feto comincia a fare movimenti attivi? Sicuramente non più tardi della 22, quando comincia ad avere reazioni di paura) deve essere riconosciuto come persona.

    La legge 40 mi è sempre sembrata un po’ stupida per motivi pratici, ma non l’ho mai studiata a fondo (ho votato per la sua abrogazione, se ti interessa).

    Spero di essere stato esauriente.

    A presto
    Stefano

  21. 21 Chiara Lalli giugno 19, 2008 alle 2:43 pm

    Stefano,

    in base alla tua posizione la sperimentazione embrionale e la riproduzione artificiale dovrebbe essere libere e senza limiti (la mia posizione la dovresti ormai conoscere e mi sembra superlfuo tornarci).

    Sebbene ai miei occhi sia una posizione troppo “timida”, migliorerebbe di molto lo scenario attuale – a patto che le implicazioni siano tratte con coerenza e senza barare. Purtroppo ciò accade di rado: infatti la maggior parte di cosiddetti conservatori (comunque quelli che sostengono che si è persone dal concepimento) inciampano in contraddizioni insanabili.
    La più evidente e ridicola è la seguente: gli embrioni sono persone (quindi vanno tutelati, non si sperimenta, non si crioconserva etc. etc.), però la legge 40 manda a morte moltissime persone – cioè la maggior parte dei 3 embrioni concessi per ogni ciclo.
    Se l’embrione è davvero una persona devi vietare la PMA in assoluto. Non è gentile verso quei 3 embrioni/persone.

    Le conseguenze dell’attribuzione di diritti fondamentali all’embrione è poi causa di molti guai: in una parola della criminalizzazione della gravidana, perché ogni gesto è potenzialmente dannoso (non solo fumare crack, ma anche continuare a lavorare oppure a condurre una vita a rischio).

    Quando si stabiliscono alcune premesse è doveroso indagarne le conseguenze.

  22. 22 fabristol giugno 19, 2008 alle 3:05 pm

    Stefano la tua posizione ha delle basi solide e logiche. Cioe’ ha i presupposti del buon senso e non della presa di posizione ideologica. Ed e’ (dal mio punto di vista) condivisibilissima.


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