Dov’e’ la ricerca nella campagna elettorale?

Professoressa, in Italia ci sono 60000 ricercatori universitari con contratti temporanei! Questo non e’ un ‘fenomeno marginale’: noi facciamo il 50% della forza lavoro universitaria.”

Questo e’ uno dei paragrafi iniziali di una lettera pubblicata su Science lo scorso 21 Marzo da un gruppo di 776 ricercatori indirizzata al senatore Rita Levi-Montalcini. Non sappiamo quanta eco mediatica abbia avuto questa lettera, ma questo disperato grido d’aiuto del mondo della ricerca verso il mondo politico, forse avrebbe meritato un po’ di attenzione in questa lunga campagna per le elezioni.

Campagna per le elezioni in cui nessun partecipante (soprattutto tra i big) si e’ interessato al mondo della ricerca, al denaro per la ricerca, alla liberta’ di ricerca, e come in questo caso a chi la ricerca la manda avanti e fa lo schiavo dietro un bancone.

“We work at least as much as long-term employees but we do not have the same rights. In Italy there are only a few open competitions, and, even worse, they often look like farces: The name of the winner is known even before the call for expression of interest is issued! Meritocracy in Italy is an empty word seldom translated into reality. Fast university careers are only for the chosen ones or the descendants of families traditionally connected with the university. Everybody knows that it takes good opportunities to improve one’s skills, but opportunities are not for everyone according to their merits. And the situation is even worse for women.

As we strive to defeat cancer, discover new molecules and genes, develop new software, support an ever-changing culture, and identify new ways to teach and learn, remember that achieving these goals is partly due to the work of university researchers with temporary contracts, who have worked for years hoping to finally obtain a job that would give them economic stability and freedom.”

La risposta della Montalcini e’ breve e con un tono quasi distaccato: come dire che queste cose le sanno tutti, la vostra lettera e’ inutile, la soluzione e’ senza speranza.

“I am well aware of the precarious situation in Italy regarding researchers with temporary employment contracts. During the approval of Italy’s 2008 Budget, I supported measures to stabilize employment for those working under temporary contracts. Although the government was not able to invest heavily in this expenditure, the Budget Law did allocate funds to reduce unsteady employment.

I hope the new government will be able to ameliorate this long-standing problem, and I also assure my continued support during the next legislature.”

Segnaliamo anche un interessante speciale di Galileonet su cosa pensano i candidati per quanto riguarda i problemi della ricerca.

Grazie a Pablito per la segnalazione.

5 Responses to “Dov’e’ la ricerca nella campagna elettorale?”


  1. 1 gingillona aprile 14, 2008 alle 10:09 am

    salve a tutti,
    mi presento: mi chiamo Eleonora e sono una dottoranda in astrofisica che si occupa e di ricerca e di divulgazione. siccome la divulgazione delle scienze (in generale, non solo atronomiche) è uno dei miei interessi principali, facendo una ricerca in rete ho scoperto il vostro blog, per il quale faccio i complimenti.

    Approfitto e segnalo questa lettera inviata a Nature da Ivano Bertini, Silvio Garattini, Rino Rappuoli
    http://www.nature.com/nature/journal/v452/n7188/pdf/452685b.pdf

  2. 2 fabiobiker aprile 14, 2008 alle 11:35 am

    Ciao a tutti

    vorrei fare alcune considerazioni su questo post.

    E’ vero che in Italia la considerazione per la ricerca scientifca è pressochè nulla. La conseguenza ovvia della totale ignoranza scientifica dei nostri politicanti (di dx o di sx nulla cambia) è che nessuno di loro si preoccupa di coltivare ed accudire i luoghi in cui la conoscienza scientifica nasce e cresce.

    E’ vero che la condizione dei lavoratori universitari è pietosa. I concorsi sono farse a premio, il nepotismo impera.Assieme allo squallore, fisico e culturale, in cui i ricercatori sono costretti a lavorare.

    Sono passato per l’università anche io e sono fuggito 1 secondo dopo la laurea, per i motivi di cui sopra (traducibili in “non voglio lavorare gratis” e “non voglio fare carriera perchè divento l’amico dell’amico di tizio o caio”).

    Però.

    Però il tono della lettera è un po’ misero. Mi sembra una tristissima recriminazione sindacale sull’ingiustizia del precariato.

    L’era del posto fisso è finita. Per sempre.
    Non è lì che le rivendicazioni devono arrivare.
    Bisogna combattere lo statalismo, che permette alla politica di intrufolarsi nelle università creando nepotismo ed arbitrio nei finanziamenti. Fuori lo stato e dentro il mercato.

    Bisogna combattere contro i residuati da “posto fisso” senza merito, rivendicando efficenza e selezione nella qualità di chi lavora.
    Fuori gli “amici degli amici” e dentro chi è capace.

    Insomma, bisogna pretendere di cambiare sistema, non piagnucolare per un sistema profondamente scorretto, sperando comunque di riuscire ad entrarci, prima o poi….

    Scusate se l’intervento è più politico che scientifico, ma questo è il tono di questo post

    Fabio

  3. 3 fabristol aprile 14, 2008 alle 11:52 am

    Per Gingillona

    Grazie per il link! Magari ci facciamo un post-segnalazione.😉

    Per Fabio

    Anch’io ho storto un po’ il naso all’inizio per il tono forse un po’ troppo sindacalista della lettera, e ho fatto mentalmente tutte le considerazioni che hai fatto tu.
    Pero’ e’ vero che il problema del nepotismo, baronie, giochetti e trucchetti e mafia interna sono problemi di cultura di base del popolo italiano. SEmpre da combattere per carita’, pero’ lo scopo di questa lettera era ovviamente quello di far notare una voce, quella degli schiavi di laboratorio, poco ascoltata. Che in effetti e’ una vergogna. Qui non si parla solo di posto fisso o posto temporaneo (certo anch’io mal sopporto la retorica del mito del posto fisso), qui si parla di sfruttamento del lavoro. E in certi casi in un paese civile ci scatterebbe pure una denuncia per sfruttamento e/o schiavismo.

  4. 4 knulp aprile 14, 2008 alle 9:00 pm

    Le recriminazioni salariali e sul posto fisso devono necessariamente essere precedute da una riforma del sistema universitario. Stabilizzare i ricercatori precari senza un minimo di progettazione su come dovrebbe essere l’università del futuro è inutile. Serve solo per mettersi la coscienza in pace in attesa della prossima “sanatoria”. Una riforma del sistema universitario deve essere preceduta da:

    a) una seria procedura di valutazione dell’università e della ricerca,,settore per settore
    b) fondi alle università distribuiti in base ai risultati della valutazione

    A quel punto: si creeranno università di punta (di eccellenza) e non. Si creerà una seria competizione fra pari. Anche i concorsi dovrebbero risultare più “puliti”: se assumo un imbecille, la valutazione del mio settore ne risentirà dopo qualche anno, arriveranno meno fondi all’università, quindi sarà più difficile assumere altre persone e sarà più difficile che uno studente in gamba si iscriva, ecc.

    Non sarà la panacea di tutti i mali: ma è un primo e necessario passo.

    Ho appena ricevuto una e-mail dal Direttore della mia Università in cui si dice che sulla Gazzetta Ufficiale del 9 aprile 2008 è stato pubblicato il DPR “Regolamento concernente la struttura ed il funzionamento dell’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca (ANVUR)”. Uno degli ultimi atti (tardivi) del governo Prodi. Appena avrò tempo di leggerlo ne riporterò sul mio blog.

    Comunque, continuate così ragazzi! Il blog è splendido.


  1. 1 Weissbach 2.0 » Un post sulle elezioni. Serio. Trackback su aprile 11, 2008 alle 4:10 pm

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