Ma che tsunami dici!

tsunami.jpgTutti sappiamo cos’è un terremoto. I lampadari ondeggiano, le suppellettili più in bilico cadono, eventualmente anche quelle più stabili finiscono a terra. Se poi le scosse sono sufficientemente forti, allora anche gli edifici ne risentono subendo danni più o meno consistenti (dal comignolo che crolla alla distruzione dell’intero stabile).

Ecco, i terremoti. Tra le tante conseguenze di un terremoto (non ultima la possibilità per i ricercatori di “vedere” l’interno della Terra) ci sono gli tsunami (1). No, i maremoti (2). Anzi, le onde anomale (3). No, ecco, le onde di marea (4). Bene, nonostante i media utilizzino indifferentemente queste quattro parole per indicare il medesimo fenomeno, tre dei quattro sostantivi citati indicano tre cose diverse. Vediamo un po’.

Gli tsunami più violenti (e quelli purtroppo più famosi) sono generati da terremoti con ipocentro dentro l’attuale litosfera oceanica, ossia all’interno dei principali bacini oceanici e marini che attualmente sono sulla superficie terrestre. Anche un’esplosione vulcanica sottomarina può generare uno tsunami. Esistono poi anche tsunami (“tsunami locali” e “baby tsunami”) generati da fenomeni più circoscritti, come ad esempio una frana sottomarina dalla scarpata continentale verso il bacino oceanico vero e proprio, oppure da eventi ancora minori e più vicini alla linea di costa (si pensi al piccolo tsunami del 2002 a Stromboli). A dirla tutta gli tsunami possono essere generati anche dall’impatto di meteoriti sufficientemente grandi, ma evidentemente sono piuttosto rari.

Il terremoto sottomarino lascia in eredità all’acqua del bacino (a TUTTA l’acqua del bacino) un certo quantitativo di energia potenziale che nell’acqua diventa essenzialmente velocità: et la voilà, l’onda anomala, ossia un’onda ad energia costante (e molto maggiore delle onde normali) che si propaga dall’area sorgente più o meno concentricamente verso le parti periferiche del bacino. Per conservare la propria energia, l’onda in avvicinamento alle coste – che ha progressivamente sempre meno spazio data la riduzione della profondità del bacino – non può far altro che rallentare e trasferire quantità sempre maggiori di energia cinetica alla sua dimensione chiamata ampiezza. Risultato: un’onda che in pieno oceano è alta qualche centimetro e veloce qualche centinaio di km/h diventa, sulla costa, un mostro alto diverse decine di metri e veloce varie decine di km/h. Perciò uno tsunami è composto da una serie di onde anomale (non onde di marea, si badi bene, chè l’onda di marea non c’entra un fico secco con gli tsunami) generate da un terremoto sottomarino, ossia da un maremoto.

Ricapitolando, un maremoto (2) potrebbe potenzialmente generare – ma non sempre lo fa – uno tsunami (1) (ossia una serie di onde anomale (3)) e mai un’onda di marea (4). Un terremoto (inteso come scotimento della terraferma) non genera tsunami.

Ecco, se poi qualcuno racconta che “il terremoto ha generato un’onda di marea che si è abbattuta sulle coste della Polinesia Francese” oppure che “il maremoto in avvicinamento alle coste dello Sri Lanka genererà uno tsunami di più di trenta chilometri di lunghezza”, conviene cambiare canale, cambiare giornale o spegnere la radio.

 

 

Igi

 

 

P.S. Qui ci si può fare un’idea di massima di quanti terremoti vengano registrati giornalmente in Italia. Immaginate se ad ognuno fosse associato uno tsunami…

2 Responses to “Ma che tsunami dici!”


  1. 1 fede.com aprile 4, 2008 alle 12:06 pm

    oppure prendere un banale libro di scienze di scuola media e leggere cosa riporta riguardo l’argomento. molto lieta che ci sia ancora qualcuno che ama puntalizzare certe cose!

  2. 2 galatea aprile 7, 2008 alle 11:31 am

    Bellissima intervista. la segnalo sul mio blog.


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