Paura e Delirio in Antartide

Oggi, la storia dell’orrore che sta facendo il giro dei media (qui Repubblica, ma si tratta solamente di uno dei tanti) è quella del distacco di un enorme iceberg dalla Barriera di Wilkins, Antartide. Il fenomeno è avvenuto in un modo che diversi ricercatori considerano preoccupante e dovuto al riscaldamento globale (per quanto riporta l’articolo linkato).

Tuttavia, se si guarda alla scala relativa dell’iceberg e dell’intero Antartide, il distacco appare come qualcosa di poca importanza: secondo i dati di Encarta, l’intero Antartide ha un’area di 14 milioni di chilometri quadrati, mentre il volume totale di ghiaccio che lo ricopre è stimato intorno ai 29 milioni di chilometri cubi.

A seconda delle fonti, l’iceberg viene descritto come grande “sette volte Manhattan” o “il doppio dell’Isola d’Elba”; dati più precisi parlano di 415 km2; questo è il valore che userò nel paragrafo successivo. L’articolo del Corriere è particolarmente confuso a riguardo, visto che prima afferma che l’iceberg misura 41 x 2,5 km (per un totale di 102,5 km2); poi lo descrive come “grande il doppio dell’isola d’Elba”, che sarebbero 446 km2.

Facendo un rapido calcolo, si trova che l’area dell’iceberg è di circa lo 0,03 per mille del totale (2.96*10-5 è il rapporto). Il distacco di questa piccola frazione di ghiaccio è davvero un motivo sufficiente per allarmarsi?

Andiamo quindi a leggere l’articolo (in inglese) dello NSIDC che descrive più compiutamente il fenomeno – almeno il Corriere fa la grazia di fornire un collegamento – e come spesso accade vediamo che i media italiani hanno fatto scempio della storia originale. Secondo i glaciologi, il distacco di un iceberg di circa 41 x 2,5 km ha innescato la disintegrazione di 160 miglia quadrate di barriera. Questo è stato il risultato dell’aumento di temperatura media in quella particolare regione del continente (la Penisola Antartica occidentale; circa 2,5 °C negli ultimi 50 anni) e dell’esposizione della barriera all’azione meccanica delle onde, dopo lo scioglimento del ghiaccio marino. Inoltre, la disintegrazione della barriera è ormai cessata vista la fine imminente dell’estate antartica.

Altri scienziati ritengono che questo raro fenomeno sia molto importante per prevedere come il livello dei mari possa cambiare in futuro, anche se la disintegrazione di parte della Barriera di Wilkins non causerà alcun cambiamento di livello visto che si tratta comunque di ghiaccio galleggiante e pochi ghiacciai la alimentano.

 

Fabster

 

10 Responses to “Paura e Delirio in Antartide”


  1. 1 fabiobiker marzo 29, 2008 alle 8:52 am

    Ciao,
    sullo stesso argomento ho trovato questo articolo sul sito del Giornale:

    http://www.ilgiornale.it/a.pic1?ID=250948

    cosa ne pensate?

    Fabio

  2. 2 fabster2 marzo 29, 2008 alle 1:53 pm

    Franco Battaglia è un po’ troppo categorico a volte, ma penso sia una buona cosa poter leggere le sue opinioni divergenti.

    Personalmente, io ritengo che la nostra conoscenza del clima terrestre sia ancora troppo limitata per poter stabilire esattamente quali siano i fattori che lo influenzano, ed il peso di ognuno. Questo significa che intraprendere azioni sulla base di queste scarse conoscenze sarà alla meglio inutile, alla peggio dannoso.

  3. 3 Fabio Turone marzo 29, 2008 alle 10:35 pm

    È bene avvisare subito i lettori che la scienza ha già dimostrato che col riscaldamento globale l’uomo non c’entra, come fa fede il Rapporto del N-Ipcc – presentato a New York lo scorso 3 marzo e naturalmente ignorato dal Tg1 – dall’inequivocabile titolo: «È la natura e non le attività umane a governare il clima». L’N-Ipcc è un organismo scientifico internazionale, simile all’Ipcc ma privo del controllo politico dei governi (la «N» sta per «non-governativo»), di cui fanno parte fisici dell’atmosfera, geologi, climatologi e scienziati di scienze affini.

    Questo non è solo categorico: è una boiata pazzesca (non so se in buona fede): “la scienza” ovviamente non ha dimostrato né smentito in modo inequivocabile nulla.

    Io premetto che non ho competenze in tema di clima, ma ne ho qualcuna in tema di manipolazione della stampa e della pubblica opinione, che tipicamente utilizza un paravento con credenziali scientifiche molto più apparenti che reali, e che spesso vive di finanziamenti provenienti da parti in causa.

    Consiglio (anche a Franco Battaglia, che non conosco) la lettura della pagina dedicata al report pubblicato da questo “panel” dal sito
    SOURCEWATCH – Your guide to the names behind the news, che scrive, tra le altre cose:

    The 2008 International Conference on Climate Change was a conference held at the Marriott New York Marquis Times Square Hotel in New York between March 2-4 . The conference was organised and “sponsored” by the Heartland Institute, a U.S. think tanks that in preceding years received substantial funding from Exxon for its work downplaying the significance of global warming.

    Poi cita due articoli del Washington Post e del New York Times che guarda caso non sono giunti alla conclusione di Battaglia.

    Occhio quindi a distinguere la legittima critica sui toni esagerati usati da tanti dalle critiche interessate di chi vuole approfittare di questi tipici difetti della stampa per far passare come messaggi scirntifici posizioni che sanno assai più di propaganda.

  4. 4 fabiobiker marzo 30, 2008 alle 9:16 am

    Dunque…

    neppure io sono un esperto di clima ma penso questo: se si vuole sostenere scientificamente che il clima cambia PER EFFETTO delle attività antropiche, allora deve esserci una evidenza sperimentale di questo.

    Ma se teniamo conto:
    – che l’industrializzazione è un processo che interessa la fine del XIX e tutto il XX secolo quindi diciamo gli ultimi 150 anni;
    – che le statistiche del clima a livello planetario hanno, credo, una storia ancora più breve;
    – che le statistiche sulle concentrazioni di inquinanti potenzialmente causa di variazioni climatiche sono ancora più giovani….

    quale evidenza sperimentale si può costruire su una storia di alcune decine di anni, visto che i cicli climatici hanno periodi lunghissimi, dell’ordine delle migliaia di anni?

    Quello che voglio dire è che se da un lato mi sembra oggettivo che negli ultimi 20 anni il clima appaia instaibile, non credo possano esserci prove sperimentali per dire che questa instabilità è causata dall’uomo.

    Quindi qualsiaisi posizione mi sembra irragionevole, al momento.
    E irragionevole impostare politiche “ecologiche” basate più su paure irrazionali che su prove concrete…

    Buona domenica

    Fabio

  5. 5 Fabio Turone marzo 30, 2008 alle 11:49 am

    Sono d’accordo sul principio, ma spesso occorre prendere una posizione (e magari agire) anche in assenza di elementi sufficientemente solidi, in una direzione o nell’altra.

    Lo facciamo continuamente, nella vita reale, spesso sulla base di opinioni autorevoli, più che di certezze scientifiche.

    Alle tue domande, le opinioni autorevoli selezionate tra gli scienziati di tutto il mondo dai governi (entità che non vogliono la morte dell’industria per partito preso, direi) hanno dato una risposta di un certo tipo.

    Io ne prendo atto.

    D’altra parte, di solito quando nella vita reale dietro una ricerca, un ricercatore o un comitato ci sono i soldi delle industrie è lecito e anzi importante chiedersi come mai.

    E se poi quei finanziamenti non sono espliciti, e quella ricerca, quel ricercatore o quel comitato vengono presentati come “più affidabili” perché non finanziati dai governi, beh, io sento puzza di macroscopico conflitto di interessi, drizzo le orecchie e prendo qualsiasi conclusione con più diffidenza, soprattutto quando qualcuno mi dice che quella è “la scienza” (l’espressione “sound science” in contrapposizione alla “junk science” è stata inventata da un paladino delle pubbliche relazioni. Il tema è stato oggetto di una tesi di Master alla Sissa di Trieste di cui sono stato relatore, nel 2005:
    Mauro Scanu – “Fidati di me: l’esperto di pubbliche relazioni nella comunicazione del rischio”, https://digitallibrary.sissa.it/handle/1963/1682?mode=simple )

  6. 6 fabiobiker marzo 30, 2008 alle 8:20 pm

    “Sono d’accordo sul principio, ma spesso occorre prendere una posizione (e magari agire) anche in assenza di elementi sufficientemente solidi, in una direzione o nell’altra”

    Beh… io non la metterei così…

    Se parliamo di inquinamento, per esempio, il problema è chiaro: le attività di produzione e consumo generano inquinamento (dell’aria, dell’acqua, del terreno), questo inquinamento è palese:
    – nella forma
    – nelle cause
    – nei costi (che derivano dal continuare ad inquinare o dallo smettere di inquinare).
    I parametri sono chiari, poi l’etica fa la sua parte (se c’è): si decide di spendere soldi per continuare a produrre e consumare senza inquinare (per rispetto del nostro pianeta e per convenienza di tutti).

    Ma con il clima è diverso. I cambiamenti climatici non sono affatto chiari in nessuna delle voci di cui sopra.
    Ma qualcuno sostiene che ci si debba accollare comunque dei costi pazzeschi per limitare le emissioni di gas serra… a che pro?
    Non ho i numeri a memoria, ma se anche il protocollo di Kyoto fosse seriamente rispettato dall’Europa che se ne vanta, i gas serra sarebbero ridotti di un zero virgola sul totale planetario.

    Rinunciare per 40 anni alle automobili per scoprire, nel 2048, che non esiste nessuna causa antropica al cambiamento climatico?
    Un po’ troppo per ottenere un po’ troppo poco.
    (E infatti, fuori dalla politica del bla bla, nei fatti Kyoto è un programma abortito).

    In assenza di informazioni, si può anche aspettare di averne di più.

    Fabio

  7. 7 fabster2 marzo 30, 2008 alle 9:17 pm

    Per quanto riguarda la domanda “chi finanzia cosa” è certamente legittimo porla, ma bisogna comunque ricordare che le ricerche scientifiche devono essere valutate sulla base del loro merito.

    Cosa ci può garantire, poi, che anche il finanziamento pubblico della ricerca non sia esposto a politicizzazione? Il Regno Unito per esempio ha ufficialmente adottato l’ipotesi dell riscaldamento globale antropogenico: scienziati che volessere andare contro la linea ufficiale sarebbero trattati esattamente come quelli che la seguono, quando si parla di assegnazione dei fondi?

    La questione del cambiamento climatico poi si divide in diverse parti:

    1) Direzione e velocità del cambiamento
    2) Cause e meccanismi
    3) Evoluzione futura
    4) Effetti
    5) Eventuali rimedi agli effetti dannosi

    Purtroppo però le discussioni di uno qualsiasi di questi punti finiscono per interessarli tutti generando molta confusione.

  8. 9 omnologos aprile 8, 2008 alle 1:25 pm

    A proposito…

    Il blogger Leucophaea ha citato Progetto Galileo e il mio “Il Caso Gonfiato dell’Iceberg Antartico“
    http://mauriziomorabito.wordpress.com/2008/03/28/il-caso-gonfiato-delliceberg-antartico/

    Queste le mie risposte a Leucophaea:
    http://mauriziomorabito.wordpress.com/2008/04/08/antartide-risposta-a-leucophaea/

  9. 10 No Algore luglio 2, 2008 alle 2:04 pm

    Se c’è chi parla male di Franco Battaglia, io ne voglio parlare bene (e per la proprietà transitiva, di conseguenza parlare male di chi parla male di lui, a cominciare da Luca Mercalli). Lo faccio da un po’ nel mio blog:
    Ambientalismo di Razza
    in cui tratto delle radici inconfessabili dell’ambientalismo italiano, dal malthusianesimo all’eugenetica al mito del Riscaldamento Globale.
    Ah, dimenticavo: ho alle spalle 25 anni di militanza nel movimento ambientalista, che mi accingo a lasciare…
    Grazie per l’attenzione


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