Uàlter o Berlusca? Il problema dei sondaggi

La discussione sulla sondaggite, malattia politico-giornalista che fa vedere fischi per fiaschi, sta raggiungendo vette comiche durante l’attuale campagna elettorale Italiana. Non sto qui a dettagliare quello che più volte si è detto. Stavolta mi piacerebbe parlare di un caso che potrebbe far drizzare parecchie orecchie. Correva l’anno del Signore 2005 e il governo tetesko allora presieduto dal cancelliere Schröder aveva indetto elezioni anticipate. Praticamente senza speranza, visto che “tutti i sondaggi” lo davano indietro di una quantità industriale di punti, tra il 10 e il 15%. La campagna elettorale non spostò una virgola nei “trend” dei sondaggi e si concluse a metà Settembre con la situazione che avete a lato nel grafico: DC teteska al 41%, Socialdemocratici al 32%.

 

 

 

Uno direbbe: perkè noi tovere votare cuanto tifferenza kosì crante? Naja, succede poi che il 18 Settembre dalle urne esce una sonora pernacchia, con una parità dei due partiti intorno al 35% e il giorno dopo si scatenano una marea di commenti pesanti e sarcastici contro i professionalissimi istituti demoskopici teteski. I quali, con calma serafica, affermarono che loro avevano prodotto i dati in modo scientifico; ma che non erano responsabili delle rispettive interpretazioni politiche. Vabbè, uno potrebbe dire che tengono famiglia e provano a difendersi. La situazione poi non è nuova e, a guardarlo come fenomeno, si scopre che nella metà delle elezioni recenti i sondaggi prenderebbero una toppa, più o meno clamorosa: si sbagliarono di 5 punti sia nel 2006 che nel 2001 in Italia con orientamenti diversi (nel 2001 la differenza data a più del 10% spinse addirittura ad annullare il confronto televisivo), si sbagliarono alla rielezione di Bush e stanno sbagliando a catena nelle primarie Statunitensi. D’altro canto ci hanno preso bene in Francia, in Inghilterra e in Russia recentemente.

Se siete arrivati fino a qui e avete voglia di risolvere l’inghippo, vi dico chi non è l’assassino: i sondaggisti sono praticamente tutti bravi, preparati, lavorano con metodo statistico da manuale e praticamente non hanno fatto alcun errore negli ultimi 20 anni. Vabbè, allora chi è l’assassino?

Il colpevole di questo dramma collettivo che ormai da anni influenza in modo inequivocabile la politica è colui che commette questi tre errori nel leggere un sondaggio:

1. Non considera le forchette. Un sondaggio non dice che il PdL sta al 41,5% e il PD sta al 36,5%. Il sondaggio campiona un sottoinsieme minimo ma rappresentativo dell’elettorato; insomma, telefona a 2000 persone, cerca in queste 2000 le mille che siano rappresentative dell’elettorato (ce ne servono un po’ gggiovani, un altro po’ vecchi, un po’ impiegati statali, un po’ imprenditori con partita IVA, ecc ecc) e fa un modello statistico. Che dice che, ripetendo le duemila telefonate in quell’esatto momento tantissime volte, quelle percentuali si avvicinerebbero al risultato vero con un certo grado di confidenza e all’interno di un certo intervallo. Insomma, dice che più o meno con 5% di tolleranza, ci potremmo essere. Ovviamente questo viene influenzato da chi risponde a vanvera e da chi si vergogna di dire per chi vota, tipicamente i sostenitori del governo uscente.

2. Fa la media di diversi sondaggi. Magari poi fatti con metodiche differenti e in momenti differenti. E, assurdo matematico massimo, fa la media solo dei valori puntuali e si riscorda di considerare le forchette. Perché al limite si potrebbe anche fare un’analisi statistica di molti sondaggi; insomma, dato il rapporto enorme tra campione sondaggiato e popolazione votante (uno a quarantamila nei casi tipici, uno su mille in casi rari), l’evento “media dei sondaggi” presenta dei risultati assurdi; mi sono fatto dei calcolini e verrebbe un forchettone tendente al gaussiano di quasi il 20%; insomma un dato praticamente inutilizzabile.

3. Mette i risultati in un grafico temporale. E ovviamente ci mette solo i valori puntuali. Poi esagera, e ci costruisce i trend, utilizzando diverse curve di interpolazione. Ovviamente tutto sotteso a fare la previsione per il giorno delle elezioni.

Il crescendo rossiniano di queste errate interpretazioni dei sondaggi, del loro essere considerati come misure puntuali e dei loro grafici temporali, porta alle cantonate planetarie ormai storiche degli ultimi anni. E la responsabilità è di chi mette le bandierine, non di chi produce gli exit polls o i sondaggi.

Finiamo la lezioncina da professore del primo anno di statistica sbilanciandoci un po’, dato che tirare il sasso e nascondere la mano è da piscialletto. Che succederà alle elezioni prossime venture in Italia, basandoci sui sondaggi attuali? I sondaggi dicono una sola cosa interessante: che tantissime persone non indicano il voto; questo, unito alle alte percentuali di votanti tipiche Italiane, dice semplicemente che i risultati sono “too-close-to-call”. Che non vuol dire pareggio, che non vuol dire che succederà come in Germania o come alle scorse elezioni del 2006. Vuol dire che la partita può essere ancora giocata; può essere giocata politicamente, non andando dietro al sondaggio di turno, alle medie dei sondaggi, o ai loro trend.

Insomma il risultato delle elezioni è ancora aperto e la battaglia tra Berlusca e Uàlter è ancora aperta.

Carletto Darwin

 

 

14 Responses to “Uàlter o Berlusca? Il problema dei sondaggi”


  1. 1 Fabrizio marzo 14, 2008 alle 2:54 pm

    Vabbè, il titolo era un altro. e anche la chiusura..😀

  2. 2 fabristol marzo 14, 2008 alle 3:13 pm

    Bisogna essere politically correct caro mio.🙂

  3. 3 Cachorro Quente marzo 14, 2008 alle 8:21 pm

    La tristezza è che Uàlter sta utilizzando i sondaggi come il peggior Berlusconi di inizio anni ’90.

  4. 4 fabristol marzo 14, 2008 alle 8:24 pm

    Per non parlare di Ferrara che l’altro giorno ha detto di avere 2 milioni di voti sicuri per la sua lista.
    Ormai la matematica è un’opinione…

  5. 5 filosofoportatile marzo 14, 2008 alle 8:42 pm

    “Per non parlare di Ferrara che l’altro giorno ha detto di avere 2 milioni di voti sicuri per la sua lista.”

    Forse pensa che il voto valga a peso dell’elettore…

  6. 6 tripiz marzo 15, 2008 alle 12:30 am

    ma qualcuno veramente pensa che i sondaggi vengono fatti da matematici o fisici?

  7. 7 fabster2 marzo 15, 2008 alle 9:20 am

    tripiz – si, almeno nel processi di elaborazione dati ci sono persone che conoscono bene la statistica.

    Stavo pensando proprio l’altro giorno che un articolo sui sondaggi elettorali sarebbe stato utile, ed eccolo qui.

    Vorrei vedere almeno le barre d’errore nei tanti grafici che vengono pubblicati, ma beata speranza…

  8. 8 vitaliano82 marzo 15, 2008 alle 10:07 am

    hai dimenticato nell’articolo di dire che ci sono anche dei campionamenti non troppo scientifici.
    o meglio, che scientificamente, scelgono un campione più vicino ad una delle due parti, per influenzare il risultato finale.

    http://yellowcar.wordpress.com

  9. 9 fabristol marzo 15, 2008 alle 11:18 am

    Per Carletto Darwin

    E’ vero: perché non ci sono mai le error bars?
    Perché non fanno vedere la S.E.M.?

  10. 10 fabster2 marzo 15, 2008 alle 12:37 pm

    Penso che le barre di errore eccetera vengano trascurate perchè gli statisti sanno che il grande pubblico non è in grado di capire cosa significano.

  11. 11 carlettodarwin marzo 15, 2008 alle 6:12 pm

    Se leggi i dati originali, si parla sempre di intervalli con confidenza al 95%. Ma tant’è, come fa un giornalista a spiegare con parole semplici un concetto che lui stesso non capirà mai.
    È molto più facile usare i valori puntuali e poi dopo le elezioni, eventualmente, dire che “i sondaggi avevano sbagliato”.
    ‘Sta cosa tra parentesi ha generato una specie di darwinismo delle società di ricerca, per cui sopravvivono solo quelle che ci azzeccano (vi ricordate Pilo?); ma, siccome l’approccio darwinista è sbagliato, il risultato è che in 20 anni di elezioni sondaggiate non è emersa una o due società che ci azzeccano sempre…

  12. 12 fabristol marzo 15, 2008 alle 6:25 pm

    Più che approccio darwinista ci vedrei un approccio leccaculista. Se un istituto di sondaggi dà Berlusca a dieci punti di vantaggio Berlusca lo premia. Non è importante se poi ci azzeccherà oppure no: l’importante è che lo dia vincente.
    Se poi si sbaglia si può sempre dare la colpa alla congiuntura internazionale, ai brogli ecc ecc.

  13. 13 vitaliano82 marzo 16, 2008 alle 10:34 am

    @ fabristol
    per la cronaca nel 2005 chi aveva “sbagliato” i sondaggi stava dall’altra parte del berlusca, che veniva preso in giro per i suoi sondaggi americani che parlavano di pareggio.

    http://yellowcar.wordpress.com

  14. 14 Fabio Turone marzo 21, 2008 alle 2:11 pm

    Bello.

    Tranne la consueta sparata sui “giornalisti” (😉 ): come se fossero i soli a parlare…

    A essere onesti anche buona parte delle ricerche scientifiche hanno risultati “too-close-to-call” (che giornalisticamente si può tradurre, in casi come questi, come “inutili allo scopo per cui servirebbero”).

    Chi sa per esempio cos’è la cosiddetta Evidence-based medicine sa di che cosa parlo: un approccio che ha iniziato negli anni ’50 a contestare la prassi (normale) di interpretare i risultati delle sperimentazioni cliniche negando proprio l’assunto di cui sopra, e cioè che in un sacco di circostanze uno scienziato onesto che sia sufficientemente competente di statistica dovrebbe rispondere: “non lo so”.

    E in fondo lo scienziato che lo fa è onesto, ma forse così facendo non assolve fino in fondo al compito che la società gli affida.

    Anche qui il discorso potrebbe essere lungo e assai sfaccettato… ma è certo molto interessante da sviluppare.


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