Parcelle esattoriali eteree

Il concetto di onda è sempre stato piuttosto intuitivo, basandosi sulla percezione visiva della propagazione delle onde nei liquidi. Lo imparano i bambini da piccoli al mare, ed è sempre stato patrimonio comune del pensiero scientifico. È sempre stato patrimonio comune anche il fatto che le onde si propagano attraverso un mezzo. Quelle del mare attraverso l’acqua; quelle sonore attraverso l’aria o attraverso le corde di un violino; quelle sismiche attraverso la terra; e così via.
Tutti questi concetti, anzi pre-concetti, intuitivi furono alla base di uno delle più grosse cantonate della scienza moderna, l’etere: nel secolo diciannovesimo il progresso della tecnologia e della scienza correlate allo studio delle onde elettromagnetiche fece dei passi enormi; si compresero la natura di tutta una serie di fenomeni, dalla luce alle scariche di statica ai fenomeni magnetici. E si posero le basi teoriche e matematiche della teoria dell’elettromagnetismo, nella forma ormai consolidata e alla base di tutti i sistemi attuali di radio-comunicazione.
Tutti gli scienziati si aspettavano però che la comunicazione avvenisse attraverso un mezzo, e, dato che non si vedeva, si misere di buona lena a descriverlo e quindi a provare ad effettuare delle misure per trovarlo: il mezzo lo chiamarono etere per il suo essere elusivo.
Questo pensiero comune a praticamente l’intero establishment scientifico dell’epoca, con una maggioranza raramente ritrovabile nella storia della del pensiero empirico galileiano, era dettato dal più ovvio buon senso, ovvero il fatto che poter far propagare un qualcosa ci volesse un qualcos’altro.
Malgrado l’ovvietà dell’etere e a causa del fatto che non si riuscisse a mettere su una misura una che ne provasse l’esistenza, successe che due scienziati, Michelson e Morley, concepirono un esperimento molto interessante per cercare tracce del “vento” associato all’etere per via dei movimenti di rivoluzione della Terra nello spazio. L’esperimento diede un risultato univoco e difficile da degludire: l’etere non c’era, per cui la propagazione elettromagnetica avviene nel vuoto. Un concetto forte da comprendere e che solo grazie ad altri scienziati di grandissima levatura, fu chiarito nella sua interezza nei decenni a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo.
Un concetto che una persona comune tipicamente non conosce e non riesce a gestire con la sola immaginazione. Tantopiù che la parola stessa, etere, è rimasta di uso comune per più di cento anni in tutte le lingue malgrado sia sostanzialmente sbagliata. E, oltre a non aver senso linguistico, la parola etere è alla base di una delle più strane interpretazioni del diritto in materia di demanio pubblico, ovvero la regolamentazione, assognazione e pagamento delle frequenze.
Ora, mentre è sacrosanto che le frequenze debbano essere regolate, dato che non facendolo si rischierebbe di avere un bailamme di stazioni tutte una sopra all’altro e tutti potrebbero trasmettere sulle frequenze di emergenza di polizia e croce rossa, un mistero della storia del diritto rimane il fatto che esse vengano trattate come un demanio pubblico con un valore di mercato. E quindi sottoposte a tutela ministeriale durante l’atto della vendita, fenomeno comune a tutti i paesi industrializzati.
La questione di fondo è che sostanzialmente si vende, a volte con procedura d’asta, la possibilità di usare il vuoto. Che questo abbia delle proprietà interessanti è pacifico, ma rimane vuoto. Numeri alla mano, anche nel vuoto più assoluto (concetto non esistente nella teoria quantistica moderna) le onde elettromagnetiche vanno a passeggio indisturbate. Per cui addirittura venderlo rimane per lo meno un atto coraggioso.
Viene da pensare che, chi lo compra, non sa che sta comprando il nulla. Un nulla interessante, ma pur sempre nulla.
PS: a coloro che si sono eccitati nel vedere che “la scienza sbaglia”, volevo far notare che la storia dell’etere in realtà prova il contrario: la scienza è un processo continuo di sperimentazione, misura, modellizzazione e previsione. Il costrutto teorico galileiano si è prestato a tutte le prove possibili e immaginabili e si è sempre dimostrato ovvio e funzionante. E nel caso in questione ha funzionato da manuale.
Quello che la storia dell’etere in realtà prova è semplicemente che la scienza non è un’istanza democratica: non ha ragione la maggioranza ma neanche la minoranza; ha ragione solo chi porta le misure riproducibili. Al limite anche uno contro tutti gli altri.
Insomma, come si dice in gergo, il consenso tra scienziati non è scienza.
Carletto Darwin

12 Responses to “Parcelle esattoriali eteree”


  1. 1 mucio febbraio 29, 2008 alle 3:58 pm

    Quindi in realtà si vende il permesso di trasmettere nel vuoto sopra una determinato territorio a determinate frequenze.

    Perché non dovrebbe essere vendibile questo diritto?

    p.s. metti una riga vuota tra un paragrafo e l’altro, diventa più leggibile

  2. 2 fabristol febbraio 29, 2008 alle 6:16 pm

    Ottimo post soprattutto sulle considerazioni finali!

    Quando si dice che ti tassano pure l’aria che respiri…;)

    p.s.
    Comunque e’ lo stesso pensiero che ho quando mi ritrovo le leggi dello stato sul copyright sulle canzoni. La canzone e’ un “non-oggetto” eppure e’ tassata, e se la copi finisce multato o in galera.

  3. 3 hronir marzo 1, 2008 alle 8:04 am

    L’esperimento di Michelson e Morley non fu, come invece si sente spesso dire, l’experimentum crucis. Dopo quell’esperimento, si constatò semplicemente, come dicevi, l’assenza di vento d’etere: che l’etere non esistesse nessuno prese a pensarlo dopo quell’esperimento e si continuò a immaginare effetti di trascinamento dell’etere da parte della Terra, etc etc.
    Di più: Einstein stesso non concepì affatto la relatività speciale come tentativo di spiegare quell’esperimento e/o l’inesistenza dell’etere, ma partì da considerazioni teoriche e di principio. Non esistono “fatti bruti” e l’unico modo per interpretare i “fatti” è solo attraverso una teoria. E gli “experimentum crucis” diventano tali solo a posteriori.
    (Come diceva Quine, il mondo è grigio, nero di fatti e bianco di convenzioni; ma non ci sono fili del tutto neri e altri del tutto bianchi…)

    Quanto alla “vendita del vuoto” quasi quasi potremmo dire l’esatto contrario del contenuto del tuo post: con la scoperta che le onde elettromagnetiche si propagano nel vuoto (e forse più ancora secondo i successivi modelli teorici delle teorie quantistiche dei campi), stiamo assistendo ad uno dei più longevi “errori linguistici” in cui si continua a chiamare “vuoto” qualcosa che, di fatto, è tutt’altro che vuoto.

  4. 4 Ivo Silvestro marzo 1, 2008 alle 6:34 pm

    Post molto interessante.
    Sull’esperimento di M&M, oltre alla riflessione id hronir, aggiungo che il risultato era tutt’altro che sicuro: da qualche parte (e mi spiace non avere il riferimento) ho letto che l’errore teorico era uguale al valore misurato.

    Sugli aspetti legali: lo sapete che, per il diritto tedesco, l’elettricità è un bene immateriale? Se non sbaglio, nel testo di legge, si dice espressamente che quello che dice la fisica, in questi casi, non conta: per il diritto è importante cosa puoi e non puoi fare, e da qui, con buona pace degli elettroni, si arriva all’immaterialità. Ed è un bene: vi immaginate applicare a un furto di corrente i ragionamenti e le leggi di un furto d’auto?

    @fabristol: in che senso una canzone è un “non-oggetto”?

  5. 5 fabristol marzo 1, 2008 alle 6:42 pm

    Per Ivo

    Nel senso che è una serie di suoni. E questi suoni vengono venduti, e se qualcuno li copia o li usa senza pagare altre persone rischi multe o carcere.
    SE per quello anche le idee sono “non-oggetti” ma vengono protetti da leggi.

    Insomma se non si è capito ce l’ho a morte con la SIAE e col ocnetto di copyright. ;))

  6. 6 Ivo Silvestro marzo 1, 2008 alle 7:06 pm

    @ fabristol: o bella, capisco la SIAE, ma il copyright che cosa ti ha fatto di male? Mi sembra giusto tutelare il lavoro di un autore…

  7. 7 carlettodarwin marzo 1, 2008 alle 7:24 pm

    Il fatto è che si propagherebbero nel vuoto anche se il vuoto fosse veramente vuoto😀

  8. 8 fabristol marzo 1, 2008 alle 7:25 pm

    Mmm… sono per la tutela del diritto di un autore di vedersi riconosciuta un’opera, ma non dell’impossibilità di copiare quell’opera.
    In pratica sono per il copyleft.

    http://it.wikipedia.org/wiki/Copyleft

  9. 9 Andreabont marzo 2, 2008 alle 6:34 pm

    L’ho sempre pensato anche io e ho sempre sostenuto che sia qualcosa di scandaloso.

    Tassare l’utilizzo di frequenze dello spettro elettromagnetico vuol dire appropriarsene in qualche modo. Come può un evento fisico/scientifico appartenere a qualcuno???

    Sarebbe come tassare la luce o la gravità o qualsiasi altra cosa … che ne so…. tassiamo la forza nucleare debole e quella forte ….

    Il fatto è che le frequenze utilizzabili non sono illimitate: non possono tutti mettersi ad usarle. ci vorrebbe una legge che ne limiti l’uso, ma tassarle non ha senso.

    Saluti,

    Andreabont

  10. 10 hronir marzo 3, 2008 alle 1:11 am

    carlettodarwin, per fare davvero il “vuoto” non bisognerebbe per caso “togliere” anche il campo elettromagnetico?🙂

  11. 11 Ivo Silvestro marzo 3, 2008 alle 8:33 am

    @hronir: ma il campo magnetico esiste?

  12. 12 hronir marzo 3, 2008 alle 12:03 pm

    Ivo, è proprio quello che dicevo io: ma l’etere non-esiste davvero?


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