Penelope, arrivo!

La parabola della sonda Ulysses rappresenta un caso tipico per le sonde interplanetarie; un’esperienza che la NASA ha già fatto alcune volte, le Pioneer, le Voyager la Galileo e la Cassini, mentre per l’ESA si tratta di una prima volta.La sequenza è più o meno la solita: la sonda ha una vita media prevista di 3-4 anni e ha come sistema di alimentazione un sistema a radioisotopi, per farla breve un materiale radiattivo che emette calore per decadimento e che, attraverso un convertitore, produce energia elettrica e riscalda la sonda. Il materiale radiattivo ha una vita di una ventina d’anni e verso la fine, se la sonda non ha subito alcun danneggiamento e funziona ancora, raggiunge un livello di produzione energetica che costringe ai salti mortali i responsabili.Si cominciano a spengere alcuni esperimenti e alla fine si rimane con uno o due attivi, più il trasmettitore. Nel fare ciò si razionano gli usi degli esperimenti temporalmente, e lo stesso si fa per il trasmettitore. Si finisce per trovare un modus operandi del tipo: trasmettitore spento, esperimento 1 acceso, registrazione dei dati, esperimento 2 acceso, registrazione dei dati. Una volta al mese si fa ripartire il trasmettitore, si spengono tutti gli altri esperimenti e si riversano i dati a terra.In questa modalità minima, una sonda può sopravvivere alcuni anni ancora (nel caso dei Voyager più di un decennio); poi però i livelli di produzione energetica e di calore raggiungono un limite per cui ogni volta che si riaccendono gli strumenti non si sa se il reboot funziona.La Ulysses ha raggiunto questo stato e, da un momento all’altro potrebbe andare perduta. Si tratterebbe di una fine gloriosa per una delle missioni più ambizione e rivoluzionarie della storia dell’astronautica. La sonda infatti è stata la prima ad uscire dal piano orbitale e ad esplorare le regioni “polari” del sistema solare; praticamente, dopo un gravity assist con Giove, ha viaggiato dal polo nord al sud e ha raccolto dati sulle emissioni solari e sull’ambiente interplanetario; il tutto in una zona mai esplorata prima. I risultati hanno completamente cambiato la comprensione dei meccanismi magneto-fisici dei poli solari facendo vedere come la parte polare del Sole giochi un meccanismo fondamentale nell’equilibrio della stella stessa.
Carletto Darwin

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