L’aborto è omicidio (sebbene solo morale)

Se lo statuto personale dell’embrione non è una questione scientifica, gli argomenti con i quali si arriva a scegliere una posizione al riguardo potrebbero (anzi dovrebbero) essere sottoposti ad esame “scientifico” (si richiede almeno coerenza, correttezza inferenziale, esplicitazione delle premesse). Altrimenti si ricalca una opinione comune, si ripete un sentito dire o si sceglie pigramente un principio di autorità – rinunciando al tentativo di dimostrare la propria ipotesi.
Piero Ostellino (Lo scontro tra due diritti, Il Corriere della Sera, 22 febbraio 2008), nonostante abbia l’intento di correggere le imprecisioni di Giuliano Ferrara e di rilevare le incongruenze della sua lista politica, inciampa in diverse trappole – architettate, sembra, dallo stesso Ostellino.
L’avvio del suo pezzo lascia intuire che alle argomentazioni è concesso poco spazio: “Sarebbe difficile non condividere l’opzione morale di Giuliano Ferrara contro l’aborto. Che è sempre un dramma per la donna che vi fa ricorso”. Affermazioni apodittiche, quelle di Ostellino. Conseguenze scambiate con le premesse. La difficoltà, che sembra suonare come impossibilità vera e propria per Ostellino, di con condividere la posizione morale (o moralista?, domando io) di Ferrara è ostentata come un bambino farebbe con il proprio giocattolo preferito, senza alcun bisogno di spiegare le ragioni della preferenza: è così, e basta, è il giocattolo più bello del mondo! Proprio come il dramma (rafforzato dal “sempre”) che la donna vivrebbe come conseguenza della scelta di abortire. Un dramma necessario e una scelta che, forse direbbe Ostellino, non è mai davvero una scelta, ma una dolorosa necessità. Sarebbe augurabile soffermarsi qualche parola in più per tentare di trasformare un parere personale in una posizione sostenibile: perché è condivisibile la posizione di Ferrara? Siamo sicuri che abortire sia sempre e inevitabilmente un dramma? Ostellino sembra rimandare il peso della dimostrazione a qualche riga dopo, quando chiosa: “Sotto il profilo etico l’aborto è un omicidio. Quello alla vita è un diritto naturale soggettivo fondamentale”. Ancora una volta: perché l’aborto sarebbe un omicidio? Perché l’embrione ha il diritto alla vita (è la risposta più o meno implicita). Ma Ostellino non ha dimostrato che l’embrione abbia il diritto alla vita, non ci ha nemmeno provato.
Affermare che il diritto alla vita è un diritto fondamentale, se non si chiarisce chi ne sono i detentori e a quali condizioni, non ha alcun significato. Chi gode del diritto alla vita e perché?
“Ma ha poco senso chiedere alla scienza — che per la sua stessa natura è relativista — e tanto meno al diritto, che nello Stato moderno è distinto dalla morale, di risolvere un problema etico. Meno ancora ne ha chiederlo alla politica”.
In che senso la scienza sarebbe relativista? Se Ostellino si riferisce al senso morale è del tutto fuori strada: la scienza non è, di per sé, connotata moralmente. Ancor peggio andrebbe se Ostellino intende che la scienza sia epistemologicamente o ontologicamente relativista. Alan D. Sokal dovrà pur averci insegnato qualcosa!
Se poi Ostellino è convinto che l’aborto sia un problema etico, allora è giusto che la legge (o meglio, la coercizione legale) non intervenga. Però Ostellino lo chiama omicidio, sebbene “solo” morale. E non spiega perché questo omicidio dovrebbe essere legalizzato. Che cosa distingue un certo omicidio (aborto) da un altro omicidio? Perché se “uccido” un embrione non vado in carcere e se uccido il postino rischio (giustamente) anni di carcere?
Se Ostellino accusa Ferrara di non aver capito il liberalismo, Ostellino sembra trascurare il principio del danno a terzi (cardine del pensiero liberale e questione centrale nella discussione riguardo all’aborto); sembra anche trascurare le posizioni morali che non conferiscono il diritto alla vita all’embrione (pur ricordando che non esiste un’unica posizione morale); infine mostra una sicurezza avventata nel sostenere che Ferrara sappia ben distinguere tra peccato e reato.

Chiara Lalli

46 Responses to “L’aborto è omicidio (sebbene <i>solo</i> morale)”


  1. 1 fabiobiker febbraio 22, 2008 alle 10:42 am

    @ Chiara Lalli

    Non sono un esperto ne di filosofia ne di etica, ma la mia opinione sul tema del “diritto alla vita” del feto si riassume in pochi punti:
    1) Non esiste alcuna cosa chiamata “diritto alla vita”, ne per il feto, ne per il neonato, ne per il bambino… neppure per l’adulto!
    2) La vita, una volta che c’è, è in pratica una lotta continua contro la morte;
    3) Il feto, il neonato, il bambino (diciamo fino a 6-7 anni?), non hanno alcuna capacità di vita autonoma e, pertanto, lasciati a se stessi muoiono, in barba ad ogni “diritto”.
    4) Se non muoiono, è perchè qualcuno sente non l’obbligo di legge, ma l’obbligo morale di occuparsi di loro, curarli, accudirli… fino a quando non ce la fanno da soli. Insomma, i bimbi non muoiono perchè c’è un tribunale a Bruxelles, ma perchè trovano genitori gratuitamente amorevoli.
    5) Chi parla di “diritto alla vita” del feto sta in realtà subdolamente parlando del “dovere alla gravidanza” della madre.
    5) L’amore e la gravidanza non sono un dovere, ricevere amore non è un diritto. Casomai una fortuna.

    Sono brutale?

    Fabio

  2. 2 Chiara Lalli febbraio 22, 2008 alle 11:00 am

    Fabio,

    1) nemmeno per qualche adulto? a condizioni particolari??

    3) la capacità di vita autonoma non è una condizione necessaria per un rispetto morale né per l’attribuzione di un diritto.

    5) il diritto alla vita attribuito all’embrione e al feto è un disatro morale e normativo. Inoltre non bastrebbe nemmeno a implicare (automaticamente) il dovere da parte della donna.

  3. 3 fabristol febbraio 22, 2008 alle 11:17 am

    E’ vero che la scienza di per se’ non e’ connotata moralmente ma gli scienziati invece si’.
    Ammettiamo per assurdo che in italia tutti i medici siano cattolici. A questo punto la scienza in Italia avrebbe una connotazione morale chiara.
    O pensiamo agli scienziati russi dell’ex URSS.
    Ma anche semplicemente a chi, scienziato, non segue una precisa filosofia religioso/politica, comunque e’ inserito all’interno di una societa’ che lo influenza.
    Gli scienziati moderni sono molto diversi dagli scienziati dell’ottocento. E anche all’epoca c’era qualcuno che diceva che la scienza non e’ connotata moralmente.
    Un tempo gli animali da laboratorio venivano maltrattati e nessuno si preoccupava delle loro sofferenze. Anche con i pazienti (pensiamo a quelli psichiatrici dei manicomi dell’epoca vittoriana) si facevano esperimenti che oggi definiremmo di matrice nazista.

  4. 4 Chiara Lalli febbraio 22, 2008 alle 11:31 am

    Fabristol,

    infatti ho specificato “di per sé”.
    Il problema qui (sulle pagine del Corriere della Sera nello specifico, ma più in generale) è l’assenza di sforzi argomentativi – non tanto la posizione scelta.
    Ad essere preoccupante è la presentazione di opinioni personali – legittime anche qualroa fossero fragili o contraddittorie – come Verità. In questo credo che avere anche una vaga idea di come procede la scienza potrebbe essere utile.

  5. 5 fabristol febbraio 22, 2008 alle 11:37 am

    Ecco sarebbe interessarnte approfondire la questione sulla scienza-morale con un bel post!😉

  6. 6 Chiara Lalli febbraio 22, 2008 alle 11:44 am

    Ok Fabristol, lo prendo come un invito…
    Abbastanza al proposito sarebbe anche interessante approfondire la strana posizione di chi rigetta il relativismo morale e abbraccia calorosamente quello epistemologico. Un bel mistero.

  7. 7 fabiobiker febbraio 22, 2008 alle 2:03 pm

    @ ChiaraLalli

    A scanso di equivoci, io credo che l’esistenza di una legge che garantisce il diritto della donna all’aborto sia indispensabile perchè, in sua assenza, vige il dovere della gravidanza.
    Che trovo semplicemente mostruoso.

    Quello che penso dei diritti giuridici è che non esistono se non hanno voce in qualcuno che li pretende,li ottiene dalla società in cui vive e ne verifica il rispetto dagli altri.

    Pertanto il mio gatto non ha diritti e neppure un feto può averli.
    Io amo il mio gatto e lo rispetto per quello che è, non perchè io debba rispettarlo. Se decido di buttarlo dal balcone, chi me lo impedirà? A quale diritto si appellerà?

    Tornando al tema dell’aborto, mi domandavo piuttosto se esistano dei limiti “scientificamente accettabili”(?) per dire quale è il limite oltre il quale non dovrebbe essere più legittimo.

    Fabio

  8. 8 fabristol febbraio 22, 2008 alle 2:07 pm

    Per Fabio

    Per quanto riguarda il gatto ti devo correggere perche’ esistono le leggi sul maltrattamento degli animali. Puoi fnire anche in carcere…

    Per quanto riguarda i limiti non esistono limiti “scientificamente accettabili”. Si usano limiti arbitrari decisi da legislatori, medici e dalla societa’ in generale, cosi’ coem si fece per la legge 194.
    ma su questo lascio la parola a Chiara.

  9. 9 fabiobiker febbraio 22, 2008 alle 2:28 pm

    @ Fabristol

    Oddio adesso sembra che io sia un maltrattatore di animali…
    No No! Io AMO gli animali, vivo da sempre in mezzo a cani, gatti, pesci, canarini e altre amenità simili…
    Non mi sognerei MAI di buttare il mio Erik dal balcone…. mi angoscia soltanto l’idea….

    Sto sostenendo che, alla fine, il riconoscimento di un diritto ha senso soltanto in un rapporto di forza tra pari…

    E lo so che il maltrattamento agli animali è considerato un reato ma… non considero questo un fatto di civiltà.
    E’ un passo indietro, perchè anche in questo caso questa legge non salverà la vita di nessun cucciolo indifeso ne impedirà a qualche padrone senza coscienza di abbandonare il proprio animale…
    Il rispetto per gli animali (e le piante) dovrebbero essere un fatto di educazione e di vita vissuta, non di tribunali…

    Fabio

  10. 10 fabristol febbraio 22, 2008 alle 2:32 pm

    Ma mica ti ho accusato di essere un maltrattore di animali..😉
    Io contestavo qeusta frase:
    “Se decido di buttarlo dal balcone, chi me lo impedirà? A quale diritto si appellerà?”

    Eppure anche sul maltrattamento delgi animali ci sarebbe da discutere, perche’ lo stato assicura protezione per gli animali definiti arbitrariamente da compagnia domestica (cani, gatti ecc) ma poi permette di macellarne altri.
    Come vedete quindi e’ tutto una questione di abitudini culturali, societa’, legislatura del momento.
    La scienza in queste decisioni a mio parere non ci sta a fare un fico secco.😉

  11. 11 Chiara Lalli febbraio 22, 2008 alle 4:00 pm

    Fabio,

    io direi piuttosto che in assenza di una legge non esiste dovere (perché parli di “dovere della gravidanza”? Sulla sua mostruosità concordo). In effetto la 194 ha depenalizzato un reato. La condizione di partenza dovrebbe essere la libertà, che poi viene limitata o annullata dalla coercizione legale. Almeno in una democrazia liberale.

    I diritti non possono esistere solo se il diretto interessato è in grado di rivendicarli (va benissimo che tu ami gli animali, ma non possiamo affidarci soltanto al buon cuore; gli esempi si potrebbero moltiplicare facilmente pensando a tutte le condizioni nelle quali non possiamo rivendicare un diritto: pensa anche alla ignoranza che, per rimanere in tema, grava su alcune donne straniere rispetto alla possibilità di ricorrere al SSN per interrompere una gravidanza).

    Concordo con Fabristol rispetto al mutismo della scienza al riguardo: quando si deve fare una legge servono le informazioni “tecniche” (quindi anche scientifiche; pensa alla legge 40: serve sapere che cosa sia un embrione e almeno a grandi linee che cosa sia lo sviluppo embrionale e così via, però poi la decisione non sarà scientifica ma riguarderà il dominio giuridico).

    Infine: i diritti non hanno un senso all’interno di un rapporto tra pari. Anzi. Servono spesso a proteggere i più deboli (di nuovo: dipende dallo Stato. Il Terzo Reich non aveva questa preoccupazione. Uno Stato democratico e liberale sì. Deve avere questa preoccupazione). In un mondo ideale potrebbero anche non esserci diritti: nessun sopruso, nessun conflitto rilevante o eventualmente risolto in modo da rendere contenti tutti. Di mondi ideali non ne conosco. E allora il confine tracciato dai diritti è anche un confine che ci protegge e ci salvaguarda.

    Una ultima riflessione sulla scienza e su quello che può dire: ci sono alcuni casi in cui l’avanzamento scientifico “risolve” dilemmi morali e giuridici. Prima del parto cesareo, in alcuni casi, si ponevano dolorosi conflitti tra la sopravvivenza dell’embrione e quella della madre. Quando l’avanzamento biomedico ha offerto la possibilità di intervenire e salvare entrambi, il dilemma si è sciolto. La scienza, però, non può risolvere direttamente un conflitto (se non nel modo suddetto, appunto, e che potremmo chiamare un modo “indiretto”: eliminando il problema).
    Sullo statuto dell’embrione la scienza non può che offrire informazioni: la scelta poi sarà morale e giuridica. E, in qualche misura, arbitraria – come dice Fabristol. Nel senso di convenzionale, come lo stabilire che al compimento del diciottesimo anno di età si diventa maggiorenni e si acquisiscono diritti e doveri che prima non si avevano.

  12. 12 carlettodarwin febbraio 22, 2008 alle 4:54 pm

    Io me la sento (personalmente) di sottoscrivere il dilemma tra i due diritti: quello del feto di nascere (mi dispiace, ma nella discussione se il feto è vita, non ci cado. Mi è capitato il caso di una cara amica a cui sono nati dei gemelli estremamente prenaturi, e cacchio come hanno tenuto duro… sono ancora lì vivi e vegeti… sono esseri viventi eccome) e quello della coppia di non farcela a fare un bambino (e mi piace parlare di diritto della coppia, perchè io come papà mi sento in pectore portatore di vita come la mi’ signora).
    Il fatto è che io una risposta non ce l’ho: personalmente penso che abortire sia un omicidio; socialmente penso che uno stato non può affidare una pratica di questo genere alle mammane, ma deve dare assistenza psicologica e medica.
    ‘Sto dubbio ce l’ho da decenni (analogo a uno sulla legalizzazione delle droghe) e non so che dire. Però se personalmente mi capitasse, lo vivrei come un dramma esistenziale.

  13. 13 seguso febbraio 22, 2008 alle 5:04 pm

    Se posso dire la mia…

    C’è un’ambiguità su cosa si intende per diritto alla vita. Se si intende diritto ad essere curato se stai male, sfamato se stai morendo di fame, salvato se stai affogando, ecc., allora questo diritto implica la coercizione di altre persone, ed è quindi in conflitto con il diritto dell’ALTRA persona pacifica di non essere aggredita — il diritto di una non-aggressore di essere lasciato in pace.

    Se invece per “diritto alla vita” si intende “diritto di non essere ucciso mediante aggressione attiva”, allora è un’altra questione.

    Secondo me aiuta distinguere tra le due cose.

    Da dove deriva il diritto? Dall’evoluzione. C’è evidenza (vedi il libro di Hauser, “menti morali”) che l’evoluzione programma nei nostri cervelli alcune leggi morali di base, tra cui un concetto di giustizia. L’evoluzione ci fa sentire che i diritti spettino alla persona in base alla sua _natura_. Molto probabilmente, una legge morale cablata dall’evoluzione è “non usare un altro tuo simile come mezzo consenziente per raggiungere una scopo”. Cosa si intenda per “tuo simile” viene probabilmente definito dalla cultura.

    Ritengo che l’evoluzione ci faccia essere giusnaturalisti innati: io sento fortemente che i diritti di un essere dipendano dalla sua natura. Per esempio, sento di non avere obblighi morali verso una roccia, perché essa non è senziente, non ha un “io”. Cioè, la sua “natura” non è tale da conferirle dei diritti. Lo stesso vale per l’embrione: non soddisfa le proprietà che vengono comunemente attribuite alla persona (pensiero, coscienza, intelligenza). Per quanto riguarda gli animali o i bambini molto piccoli, la cui natura è intermedia, sento che debbano avere una parte dei diritti, ma non tutti.

  14. 14 seguso febbraio 22, 2008 alle 5:05 pm

    Volevo ovviamente dire “non consenziente”

  15. 15 Chiara Lalli febbraio 22, 2008 alle 5:21 pm

    Sul diritto alla vita (e sulla sua “ambiguità”) consiglio vivamente la lettura di A Defense of Abortion di Judith Jarvis Thomson.

    In breve: la Thomson, pur concedendo all’embrione il diritto alla vita, esclude che ne possa conseguire un obbligo per la madre.
    Io credo che moralmente sia ammissibile (e augurabile) la diversità di posizioni, a patto che siano argomentate.
    Sul piano legale la questione cambia (non fosse altro perché si può fare una sola legge e non più di una).

  16. 16 fabristol febbraio 22, 2008 alle 5:31 pm

    Il fatto e’ che non esiste soluzione perche’ a decidere cosa e’ persona e cosa e’ l’omicidio sono le societa’ stesse con procedimenti (le leggi) arbitrarii.
    E’ vero che, come ricorda Seguso, esistono comunque delle leggi istintive scritte nel nostro Dna di cui ci ha dotato l’evoluzione. Basti pensare al trucco evolutivo per cui tutti i piccoli delgi animali hanno testa e occhi grandi e sproporzionati proprio per attivare quegli istinti impressi nel nostro comportamento ancestrale, ed evitare di essere uccisi o mangiati. Un fenotipo esteso come direbbe Dawkins.
    Ma questi comportamenti e valori istintivi sono ocomunque mutevoli e condizionabili dalle situazioni storiche e sociali.
    La storia della morale umana e’ cambiata molto dai tempi di Babilonia ad oggi. E in futuro cambiera’ ancora.

  17. 17 seguso febbraio 22, 2008 alle 5:33 pm

    Grazie, lo avevo letto sia perché ho il tuo primo libro sia perché lo avevi linkato.

    Se ben ricordo la Thomson, con la situazione del violinista, ne fa una questione di diritto. Quindi assume una posizione deontologica, non consequenzialista. Una posizione simile, che potrebbe quindi interessarti, è quella libertaria (vedi l’articolo di Block o i libri di Rothbard l’etica della libertà” e “per una nuova libertà”.) Block, seppure con non sequitur grossolani ed assunzioni errate, sostiene in modo interessante il diritto della madre all’espulsione del feto indesiderato, indipendentemente dalle ragioni e dalle conseguenze. In particolare si oppone alla teoria del “contratto implicito” (ti invito sul mio aereoplano e durante il volo ti dico “adesso scendi”).

  18. 18 doghen febbraio 22, 2008 alle 5:49 pm

    Quindi la scienza non ha connotazione morale. Essa è in grado di far partorire e abortire, inseminare e somministrare una dose letale. E’ un semplice braccio dell’uomo che decide. L’unica possibilità è dunque che parliamo dell’uomo. E cosa fa l’uomo? L’uomo sceglie la via che gli sembra più consona, usa quindi la scienza per realizzare i suoi desideri. E cosa sono i desideri? Di solito, sfuggire alla vita così comè. Ecco come un “bene” si trasforma in “male”.

  19. 19 Chiara Lalli febbraio 22, 2008 alle 6:07 pm

    Grazie Seguso, vado a leggere.

  20. 20 doghen febbraio 22, 2008 alle 6:15 pm

    Soddisfazione illimitata dei desideri….il sogno dell’uomo diventa realtà….grazie scienza!

  21. 21 mez febbraio 22, 2008 alle 9:29 pm

    Questo post di chiara l’ho particolarmente apprezzato perchè ormai mi urtano di più certi argomenti in rotta di collisione con se stessi usati dai difensori della legge 194 delle crociate di ferrara. Se condividi in toto e in modo del tutto acritico, le premesse morali di ferrara, poi gli devi dare ragione. Le foglie di fico degli ostellino sono talmente inconsistenti che cadono da sole, anche senza che ferrara ci soffi sopra. E se si continuerà a difendere la legge 194 o in genere l’aborto con argomenti del tipo *è un male ma c’è il libero arbitrio*, *è un dramma della donna poveretta* … stiamo davvero freschi.

    Non solo il libero arbitrio è una favola (inventata da agostino in una controversia teologica per dare all’uomo la colpa del male nel mondo, e non intende certo renderlo libero di agire come crede…) che ormai le neuroscienze stanno sbaraccando, non solo il dramma della donna potrebbe non esserci per nulla, ma soprattutto non si vede perchè queste sarebbero delle giustificazioni per un omicidio. Non ho nessuna intenzione di assicurare l’esplicarsi del libero arbitrio del mio assassino. E nulla mi importa che ammazzarmi sia per lui una sofferenza (forse il diritto gli concederà un’attenuante in certi casi). Quindi invocare questi argomenti di fronte a chi qualifica l’aborto come uccisione di una persona è completamente inutile.

    Rilevanti sono altri argomenti, che mai sento espressi:

    1. La differenza di statuto morale tra me-persona ed embrione/feto-non-persona
    Che un embrione o un feto della nostra specie siano vita umana non c’è alcun dubbio. E’ invece fortemente contestabile l’idea che una vita della nostra specie (e solo della nostra…) abbia intrinseco valore (per non parlare di un preteso *diritto alla vita*) anche a prescindere dall’essere dotata di capacità minime di sentire e pensare, cioè anche quando si colloca ben sotto la soglia di soggettività a cui siamo disposti a concedere una quasiasi tutela alla vita di un vivente di altra specie. La prima cosa a cui mi sento totalmente estranea è questo genere di specismo umanista.
    Detta nei termini di argomentazione grezza che un commento qui consente: per esprimere la volontà cosciente di vivere devo essere arrivata ad avere un io, mentre un embrione e un feto nei primi 3 mesi vivono con la stessa consapevolezza di sè di un fegato. Essere stati abortiti al 3° mese o non essere stati affatto concepiti non ci cambia nulla: saremmo comunque rimasti un non-io per il quale essere vita biologica non ha valore.

    2. Il diritto che rivendico di fare ciò che voglio del mio corpo, che legittima ampiamente il rifiuto di renderlo l’incubatrice per altro bios. Se nessuno può obbligare Ruini a donare il sangue a una persona che rischia altrimenti di morire, perchè Ruini pretende di obbligare me a fare per lunghi mesi da incubatrice a un bios non personale, mettendo pure a rischio la mia salute, dato che la gravitanza è notoriamente condizione patogena?

  22. 22 arwen_h febbraio 23, 2008 alle 12:12 am

    e’ un argomento troppo delicato, nessuno dovrebbe giudicare a priori su base morale etica religiosa ecc se sia lecito o morale abortire.
    e’ una decisione che puo’ prendere solo la madre, che e’ responsabile di se stessa e del figlio….
    poi i cais osno diversi.. non si puo’ generalizzare

  23. 23 doghen febbraio 23, 2008 alle 7:54 am

    Mez, sono finito nel sito dei transumanisti…sai, ho cliccato sul tuo nome!…devo dire che dal mio punto di vista siete proprio fuori…un assurdo materialismo razionalista, si potrebbe così definire il transumanismo…cosa c’è oltre la materia? Che cosa la anima? Perchè anche i fisici nucleari indagando sulla materia sono arrivati alla conclusione che essa proviene dalla non materia? Dalla non materia!! E che cos’è la non materia? Non lo sanno….E l’energia? Da dove viene? Non lo sanno…rifletti, rifletti…perchè vuoi che la scienza soddisfi illimitatamente i tuoi desideri? Credi che ciò non abbia costi? Quanto sei disposta a pagare?

  24. 24 fabristol febbraio 23, 2008 alle 11:41 am

    “Perchè anche i fisici nucleari indagando sulla materia sono arrivati alla conclusione che essa proviene dalla non materia? Dalla non materia!!”

    Oddio. E dove è stata pubblicata questa notizia sconvolgente e rivoluzionaria?

  25. 25 emyfer febbraio 23, 2008 alle 2:09 pm

    ..L’argomento è interessante quanto provocatorio.
    …non si può uccidere qualcosa che non è mai nato,quindi l’aborto non è omicidio.
    Immaginate se l’aborto nel nostro paese non fosse legale..10.000 bambini indesiderati abbandonati nei cassonetti, quante donne già lo fanno???Quello è un omicidio!!
    Certo, oggi abbiamo tantissimi metodi per non rischiare una gravidanza indesiderata ma, l’essere umano è nato per sbagliare e imparare dagli errori.Non penso ci sia molto da aggiungere…solo i sentimenti muovono le nostre azioni.

  26. 26 Anisotropie febbraio 23, 2008 alle 4:00 pm

    @ doghen:
    io definirei transumanesimo l’utilizzo della scienza e delle tecnologie da essa derivanti per migliorare la condizione dell’uomo… ma ognuno vede le cose a modo proprio. (anche se immodestamente credo di avere una conoscienza del transumanesimo leggermente superiore alla tua)
    quanto ai desideri esauditi dalla scienza… se può farlo, in nome di cosa dovremmo rifiutare? di un supposto “ordine naturale”? del disegno divino?
    o magari è qualcosa che deriva da questa fantomatica *non-materia*?🙂

  27. 27 penelopebasta febbraio 23, 2008 alle 4:11 pm

    La questione è, evidentemente, dialettica.
    Vincerà chi saprà essere più convincente e capace di manipolare il lessico.
    Pura dialettica.
    L’aborto è, invece, un fatto.
    Per millenni l’unico mezzo di controllo delle nascite, l’unica difesa per una donna, l’unico modo per consentire ad un gruppo sociale di evolvere.
    Si conoscono centinaia di metodi per abortire, alcuni dei quali uccidono “la gestante”.
    Non si può parlare di “diritto alla scelta”, e perché?
    A chi serve stabilire che un feto è una vita?
    Vietiamo i preservativi perché impediscono allo spermatozoo di fecondare un ovulo.

  28. 28 doghen febbraio 23, 2008 alle 5:50 pm

    Anisto, io sono un saggio!! Per cui posso dirti che tutti gli sforzi dell’uomo sono inutili…giungono sempre a una conclusione diametralmente opposta a quella perseguita. Tutto ciò a causa del nostro basso giudizio!! La scienza moderna, assorbita nella ricerca di questo o quel dettaglio, fa finta di aver già risolto il problema più importante: che cos’è la vita? Ma non lo sanno! Quindi sono dei disonesti, ci stanno ingannando…perciò ogni frutto di questa scienza è avvelenato…

  29. 29 Anisotropie febbraio 23, 2008 alle 6:05 pm

    @ doghen:
    Perfetto! Allora, visto che gli scienziati sono dei disonesti, la scienza è male e i frutti sono avvelenati… allontanati da quella macchina infernale che si chiama computer e con la quale ti avveleni scrivendo! Attento, che usa una cosa pericolosissima, si chiama meccanica quantistica! pensa che rischio! E’ stata formulata dalla lobby ateo-massonica degli scienziati degli anni ’30!

    Ah, cmq… saggio doghen… vai a vivere in una grotta, e vestiti con pelli di animale da te cacciati. E ricorda, se ti ammali, non ti curare con i farmaci della “medicina ufficiale”!

  30. 30 j1nz0 febbraio 23, 2008 alle 6:44 pm

    Chiara Lalli:

    “il diritto alla vita attribuito all’embrione e al feto è un disatro morale e normativo. Inoltre non bastrebbe nemmeno a implicare (automaticamente) il dovere da parte della donna.”

    Distinguerei. L’attirbuzione di diritti all’embrione è realmente un qualcosa che solo mediante il fondamentalismo può essere giustificata. Infatti il criterio in base al quale si attribuisce lo status di persona all’embrione, cioè l’identità genetica, è avulso alla ragione. Il feto invece, da un certo momento in poi, diventa persona e allora l’aborto inevitabilmente si trasforma in omicidio. Se così non fosse, infatti, sarebbe possibile abortire anche a 9 mesi.
    Il problema è nell’individuare il criterio per determinare l’acquisizione di questo status.

  31. 31 doghen febbraio 23, 2008 alle 7:15 pm

    Anisto, preciso che mi riferivo ai quei campi della scienza ove sarebbe utile rispondere alla domanda che ponevo: che cos’è (e come origina) la vita? Quindi, evidentemente, biologia, astronomia, medicina, ecc. Quello che intendo è che la scienza debba avere una visione integrata, “olistica”, come si dice spesso, delle cose….se non ce l’ha….procede a tentoni!! Come ha fatto fino ad adesso, del resto. Ovvio che per quanto concerne lo sfruttamento dell’elettricità, si siano raggiunti traguardi eccellenti nella produzione di giocattoli, anche il mio è divertente….purtroppo, ti confermo che, per come la vedo io, perseguendo il fine della comodità dell’uomo, del suo benessere, nel tentativo di rendergli tutto più facile, alla fine, inevitabilmente, si arriva all’opposto di ciò che si cercava….strano, ma sono proprio le difficoltà che ci fanno crescere. Se il fine della scienza è liberarci dalle difficoltà della nostra esistenza, ciò si tradurrà nella nostra distruzione.

  32. 32 Anisotropie febbraio 23, 2008 alle 7:35 pm

    @ doghen
    Se non ti dispiace, Anisotropie; Anisto è errato, e non è neanche una abbreviazione.
    Stiamo andando OT, quindi direi che possiamo anche smettere; resta il fatto che:
    1. il computer aumenta le comodità, quindi ci porterà alla distruzione. Perchè allora non smetti e ti metti in salvo? potrebbe essere una buona idea chiudersi in una grotta e poi comunicarci i tuoi commenti con una cartolina.
    2. se la scienza deve essere olistica, perchè escludere l’elettricità?
    3. mi sfugge il rapporto tra diritto alla vita dell’embrione e distribuzione a grande scala delle radiogalassie.

    p.s. Secondo me, il fine della Scienza è la Conoscenza

  33. 33 fabristol febbraio 23, 2008 alle 8:11 pm

    Io credo che stiamo andando troppo fuori tema e il nostro lettore ha forse il vizio di fare salti logici un po’ troppo azzardati. Ci vorrebbero altri post per rispondere in modo esaustivo sul ruolo, sui fini, e sui limiti della scienza. Tre concetti diversi che Doghen confonde.
    Il fatto poi che “soddisfare i desideri” venga considerato come un qualcosa di negativo, questa e’ una opinione.
    Essere felice nella vita, realizzato, sano e con una prole sana sono soddisfazioni dei desideri che io considero positivi. Ma capisco che ci sono filosofie religiose nel mondo che le considerano in modo negativo e disprezzano perfino il raggiungimento del piacere di per se stesso: un pensiero filosofico-religioso opposto all’epicureismo.
    Io sono di cultura epicurea per esempio, quindi per me i tuoi passaggi logici sono non condivisibili ed assurdi in piu’ punti.

  34. 34 doghen febbraio 23, 2008 alle 8:45 pm

    Amici, infatti è tutta un’opinione. Riguardo al tema: non so se l’embrione ha diritti. Cerco di vedere la scena. La donna rimane incinta. Cosa fare? La scienza offre ambedue la soluzioni: aborto e parto. Togliamo la scienza. Cosa resta? Lo scorrere della gravidanza (lo so che ci sono modi di abortire “altri”, ma passatemi l’esempio). Ecco che non c’è più scelta. Non è questione di piacere o dolore, ma di scelta. Si segue quello che c’è. Poter scegliere è bene o mele? Non lo so. Di certo confonde.
    Sono poi infastidito dalla scienza che detta “l’agenda”, “l’ordine del giorno” di noi umani. Noi che dobbiamo prendere decisioni “etiche”, in seguito ai nuovi ritrovati. Ma come? Tu, scienza, mi costringi a pensare? A pormi dei quesiti? Ma come ti permetti!! Mi viene a mente il caso di Welby, che ha tenuto banco per mesi. Io mi dicevo: “ma se non c’era la macchina, non c’era neanche un caso Welby!”. E tutti a dire è giusto o non è giusto. Certo, che è giusto, dico io, a questo punto che la macchina c’è, bisogna decidere a che affidare il potere sulla macchina, ma…..dannata macchina!! Non so se mi spiego, è interferenza, è noia, e poi perchè? Per far sopravvivere un individuo? Chi ci guadagna davverein tutto questo? La scienza!! La gloria di chi si batte il petto con orgoglio e dice: “E’ merito mio questo progresso!!” Ma progresso di che? Non c’è vero scopo, non c’è niente…..

  35. 35 fabristol febbraio 23, 2008 alle 9:07 pm

    Oddio Doghen, la cosa sta diventando patetica.

  36. 36 doghen febbraio 23, 2008 alle 9:52 pm

    No, fabristol. Semplicemente dopo tutti questi secoli che Copernico è venuto a dirci che la terra non è al centro dell’universo, ancora ci riteniamo tali!!. Siamo in ritardo. Siamo Pre-Copernicani. Antropocentrismo. Solo questo sappiamo fare.

  37. 37 Chiara Lalli febbraio 24, 2008 alle 10:50 am

    J1nz0,

    sono d’accordo che ad essere rilevante sia lo statuto personale e la sua emergenza. La domanda spinosa è: “quando – nel corso dello sviluppo individuale – si diventa persona e perché?”
    (Che potrebbe anche essere riformulata – rispetto a quanto tu dici: “perché il feto, da un certo momento in poi, diventa persona? e quando accade?”).

  38. 38 j1nz0 febbraio 24, 2008 alle 12:08 pm

    Secondo me accade in virtù dello sviluppo del SNC. La biologia dello sviluppo e la neuropsicologia dovrebbero determinare il grado di sviluppo in cui emergono quelle proprietà da cui ha origine lo status di individuo.

  39. 39 Enrico febbraio 24, 2008 alle 1:26 pm

    Chiara Lalli:

    >sono d’accordo che ad essere rilevante sia lo statuto personale e la >sua emergenza. La domanda spinosa è: “quando – nel corso dello >sviluppo individuale – si diventa persona e perché?”

    Questa è una domanda cruciale e come risposta non può che avere un compromesso, non essendoci biologicamente una soluzione di continuità nel processo di sviluppo embrionale.

    Gli amanti delle risposte nette, confortanti, non amano scendere in questo tipo di dibattito.

  40. 40 Chiara Lalli febbraio 24, 2008 alle 2:29 pm

    Enrico,

    Sono d’accordo con te. Inoltre lo statuto di persona è questione morale e, anche in presenza di fenomeni discreti, l’attribuzione di significato imporrebbe uno slittamento di dominio. Non ci sarà mai la possibilità di indicare il preciso momento in cui si diventa persona; piuttosto sarà sempre una “zona intermedia” in cui l’essere persona e il non esserlo ancora si mischiano. E questa sovrapposizione alimenta alcune obiezioni, come l’argomento della soglia.

  41. 41 stefano febbraio 25, 2008 alle 4:55 pm

    Ciao scusami il disturbo (se fosse tale) Ti faccio perdere solo 1 minuto. Non credo che riusciro’ a cambiarti la vita, ma sicuramente impegno siamo decisi a mettercelo. Anche perchè sta a noi giovani ribellarsi un po’ al potere della politica ed all’asfissia generazionale che arriva dai media. Faccio parte di un gruppo di una cinquantina di ragazzi (ci siamo tutti conosciuti in internet e nelle ultime ore con qualkuno anche di persona) che abbiamo creato prima un blog a sostegno di Pierferdinando Casini ed ora vorremmo come gruppo di giovani creare una vera e propria rivoluzione giovanile che parta dal basso, prima di tutto dalla rete internet.

    Questo è il Blog principale:
    http://casinipresidente.wordpress.com

    Puioi trovare anche i motivi che ci hanno spinto ad agire, per difendere i valori cristiani prima di tutto, ma anche per creare un notword di Altra informazione poichè quella dei media è tutta monopolizzata dai potenti. In realtà vogliamo nei prossimi giorni incontrare Pierferdinando e dire a Lui se ci aiuta in questa rivoluzione giovanile. Crediamo che ci sosterà, e noi viceversa sosterremo lui.

    Se ti va di entrare nel network o di darci una mano e crescere con noi, non esitare a scriverci.

    Un abbraccio di cuore,
    Stefano
    casinipresidente@hotmail.com

  42. 43 Chiara Lalli febbraio 26, 2008 alle 10:27 am

    Anche solo 1 minuto dedicato a Casini è un imperdonabile spreco di tempo (e per cambiarmi la vita ci vuole ben altro).
    Volete fare la rivoluzione e sostenete Casini?

  43. 44 doghen febbraio 27, 2008 alle 7:43 pm

    Meno male che tra qualche anno saremo tutti morti. C’è andate bene!!


  1. 1 Scienza e morale/1: il caso del Papilloma virus « Progetto Galileo Trackback su febbraio 25, 2008 alle 11:40 am
  2. 2 ...il Papilloma Virus e i cattolici... - Politica in Rete Forum Trackback su marzo 29, 2011 alle 5:47 am

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