Galileo

Oggi Marcello Cini su La Stampa fa una curiosa critica al metodo Galileiano:
Per quanto riguarda la scienza è vero che il metodo galileiano delle «sensate esperienze» e delle «certe dimostrazioni» ci ha permesso di formulare le grandi leggi della natura che stanno alla base della nostra conoscenza delle proprietà della materia inerte e del nostro dominio su di essa, ma è altrettanto vero che esso è certamente inadeguato a comprendere, per esempio, i fenomeni delle diverse forme della materia vivente e quelli della sfera della mente degli animali e dell’uomo.
Ora, il metodo è un processo di ricerca continua e mi sembra molto debole notare, nel mezzo del processo, che esso non è adeguato; soprattutto quando lo stesso metodo in 4 secoli (and counting) ha dimostrato di funzionare benissimo.
A dirla tutta, si potrebbe prendere la stessa intervista e riscriverla nel 1950, dicendo:
ma è altrettanto vero che esso è certamente inadeguato a utlizzare, per esempio, i fenomeni gravitazionali e nelle varie forme di viaggi spaziali.
Mah.

Carletto Darwin

21 Responses to “Galileo”


  1. 1 hronir febbraio 19, 2008 alle 8:09 pm

    Ma la biologia (“diverse forme della materia vivente”) non è una scienza che segue, ormai, il metodo galileiano? E le neuroscienze?
    Non si capisce proprio dove Galileo abbia fallito…

  2. 2 fabristol febbraio 19, 2008 alle 8:39 pm

    Ma questo purtroppo fa parte della classica diatriba tra scienze fisiche e scienze biomediche. Molti fisici considerano le scienze biomediche scienze di serie B e spesso si prendono gioco di noi poveri biologi.😦
    Non so Cini che visione abbia delle scienze biomediche ma io nel mio laboratorio pratico il metodo sperimentale galileiano ogni giorno. Io come tutti gli altri biologi, e come potete notare dallo sviluppo straordinario delle scienze biologiche degli ultimi 50 anni, con discreto successo.
    Se possiamo clonare esseri viventi, curare le più svariate malattie, comprendere come funziona il nostro corpo, significa che quel metodo galileiano è molto efficace.
    Non vedo che altro metodo sarebbe “adeguato” per studiare la vita.

  3. 3 Ivo Silvestro febbraio 19, 2008 alle 8:53 pm

    Direi che il problema è “cosa è il metodo galileiano?”. La risposta non è semplice.
    Non so quale sia il senso dell’affermazione di Cini (non ho tempo di leggere l’articolo), ma Galileo proponeva la distinzione delle qualità primarie e secondarie, e già Boyle notava che per la chimica (la chimica, mica la biologia!) questo è un problema: i cambiamenti di colore non sono irrilevanti.

  4. 4 Junkie febbraio 19, 2008 alle 9:44 pm

    Premetto che non ho letto l’articolo di Cini, ma non è che egli si riferisca alla riproducibilità sperimentale? Ci sono un sacco di paradigmi moderni che non seguono il metodo sperimentale classico di Galileo, no? Basta prendere le scienze puramente computazionali in cui si procede per simulazioni, perché non puoi fare esperimenti. Magari si riferiva alle varie neuroscienze computazionali e via discorrendo …

    G

  5. 5 j1nz0 febbraio 19, 2008 alle 11:18 pm

    Le neuroscienze costituiscono un modo per trasformare la psicologia in scienza, spostandosi dalle propietà mentali alle proprietà neurobiologiche. Dalla psicologia si passa alla psicobiologia o alla neuropsicologia. Dalla materia mentale si passa a quella organica.

  6. 6 Goedel febbraio 20, 2008 alle 7:01 am

    j1nz0: esattamente.
    L’esempio delle neuroscienze è fondamentale.
    Si è passati dalla psicologia pregalileana di Freud (e ancora più di Jung, che io considero una specie di sciamano dei tempi moderni non un vero scienziato!) alle neuroscienze galileane.

    Mentre gran parte delle tesi di Freud e Jung sono controverse e spesso si sono rivelate false i progressi delle neuroscienze sono spesso fondamentali. Non solo, mentre l’applicazione delle tesi freudiane e junghiane porta a dei risultati contrastanti (l’effetto delle sedute psicoanalitiche è difficilmente risolutorio, il risultato delle sedute psicoterapeutiche dipende in grande misura dalla capacità innata ed intuitiva del terapeuta e non tanto dalle tecniche che usa) l’applicazione delle scoperte delle neuroscienze (ancora ai primi passi, dobbiamo ammetterlo, ma con un grandissimo futuro) da quasi sempre risultati effettivi e tangibili anche se spesso con delle controindicazioni (dovute al fatto che la nostra conoscenza del cervello è ancora limitata).

    Tutto questo smentisce in toto la tesi di Cini: fin quando è stato difficile applicare il metodo galileano alla psicologia e alle altre scienze ‘soft’ i risultati sono stati mediocri o nulli. Il vero progresso nella conoscenza del funzionamento della mente e del nostro cervello si sta avendo solo in questi ultimi decenni, da quando cioè le nuove tecnologie (RMN funzionale, etc..) hanno permesso di utilizzare il metodo galileano per studiarle.

  7. 7 juhan febbraio 20, 2008 alle 7:37 am

    Forza Galileo! sei diventato il mio blog #1, proprio quello che cercavo.

  8. 8 hronir febbraio 20, 2008 alle 7:44 am

    Ivo, sono perfettamente d’accordo che una definizione generale (valida per la scienza di Galileo del ‘600 e per quella del XXI sec) di metodo galileiano sia una questione problematica, ma la distinzione fra qualità primari e secondarie non direi proprio faccia parte del “nocciolo duro” del metodo scientifico. Il nocciolo sta nell’interplay tra teoria ed esperimento, sta nella riproducibilità.
    E su questo condivido pienamente i commenti di j1nz0 e Goedel.
    Resta la forte sensazione che Cini non avesse in mente tutte queste sottigliezze, che stesse semplicemente cavalcando il luogo comune del “ci sono cose che anche la scienza non puo’ spiegare” e che avesse in mente categorie metafisiche come quelle di anima, quando relegava la vita, o almeno alcuni suoi aspetti, fuori dall’ambito scientifico…
    Ritorno alla chiosa di Carletto: mah…😦

  9. 9 Ivo Silvestro febbraio 20, 2008 alle 8:50 am

    @hronir:sono d’accpordo, la distinzione tra qualità primarie e secondarie non è il nocciolo, però per Galileo probabilmente lo era. Alla fine è una fisima da filosofo rompiballe…

    @j1nz0 e Gödel: che le teorie di Freud e Jung oggi non si possano più dire scientifiche è un conto, ma che prima delle neuroscienze la psicologia non abbia detto nulla di interessante mi sembra un pochino esagerato!

  10. 10 j1nz0 febbraio 20, 2008 alle 2:03 pm

    @Silvestro:

    Tra interessante e scientifico però credo ci sia differenza, non trovi?

    Se parlo di spiriti immateriali o di gradienti ionici penso ci sia differenza. Di certo l’idea degli spiriti è stata utile per il lento sviluppo della teoria della conduzione neurale. La parte precedente della psicologia ha posto i problemi per la moderna neuroscienza.

  11. 11 Ivo Silvestro febbraio 20, 2008 alle 4:18 pm

    @j1nz0:Fammi capire: la psicologia prima degli anni ’50 parlava solo di spiriti immateriali?
    Wundt, Koffka, Köhler, Benussi (e cito i primi nomi che mi vengono in mente) non erano uomini di scienza?

  12. 12 j1nz0 febbraio 20, 2008 alle 5:52 pm

    Sono convinto del fatto che una scienza si definisca tale quando essa possiede un oggetto di indagine. Qual è l’oggetto di indagine della psicologia?

  13. 13 marco febbraio 21, 2008 alle 1:35 am

    tornando a cini, quello che voleva dire è relativamente semplice. il problema di keplero ( per più di due corpi ) è un po’ “il più semplice fra i casi complicati” che galileo non ha certo risolto ( e tutt’ora se e parla, altrimenti si sarebbe chiamato “problema di galileo ), di “quei tempi lì”, e ad oggi è stato studiato in lungo e in largo da un sacco di gente, esattamente come buona parte dei problemi della fisica classica riconducibili anche a “facezie ingegneristiche” ( aerodinamica, etc. ).

    la teoria della complessità non è solo recente – tolto poincaré si parla di novecento ( arnol’d, kolmogorov … ) – ma è anche estremamente elaborata e presenta innumerevoli limiti fisici: il problema dei tre corpi non ammette una soluzione analitica, come si può minimamente pensare di poter confinare una soluzione di un problema che ha come dominio “un braccio” e come intervallo di tempo “una decina d’anni” in qualche modo ? sicuramente non “a naso” e col metodo galileiano, perché come non c’è “sensata esperienza” ( tangibile ) la dimostrazione è ancora meno “certa”. questo non ha nulla a che vedere con la biologia in sé perché si può estendere a tutto ciò che riguarda la complessità, che può essere “lo sviluppo del fumo della sigaretta” o la “dispersione delle opinioni in una campagna elettorale”.

    è anche per quello che si è passati dai piccoli geni che scoprivano le “cose strane” a casa loro alle grandi ricerche congiunte; nessuno scopre più nulla nella cucina di casa sua.

    parlando d’altro, sono pienamente d’accordo col fatto che la psicologia sia tutto fuorché una scienza, così come la teologia etc., poi se chi se ne occupa deve classificarla come tale per avere un minimo di audience non solo si fa della pseudoscienza, ma si fa anche dell’occulto, ed è una cosa molto, molto triste.

  14. 14 marco febbraio 21, 2008 alle 1:52 am

    il punto chiave, non so se fosse chiaro, è che quello che si intende per “esperienza sensata” non è una mappa di poincaré ma un qualcosa di “chiaro ed evidente” come un sasso che cade. chiaramente quando si va molto più nello specifico la cosa viene meno.

    poi se uno vuole attaccarsi alle parole e dire “per me la mappa del genoma del mio gatto è un’esperienza sensata” può anche andare sotto casa di cini con una fiaccola, magari troverà compagnia!🙂

  15. 15 Ivo Silvestro febbraio 21, 2008 alle 6:33 am

    @j1nz0: Direi, così su due piedi, che la psicologia studia l’uomo: il suo comportamento, la percezione eccetera. D’altra parte, quale è l’oggetto di indagine della biologia? La vita? E cosa è la vita?
    Più seriamente: la psicologia è una scienza (la psicologia, della psicoanalisi ne parliamo un’altra volta) e segue il (un) metodo scientifico e ottiene risultati oggettivi, come, chessò, la fisica o la chimica. Non riconoscerlo mi sembra un grosso limite.

  16. 16 hronir febbraio 21, 2008 alle 8:04 am

    Certo, certo, sono d’accordo con marco: l’insolubilità del problema dei tre corpi (e non venitemi a raccontare che la Cassini-Huygens è arrivata su Titano, che ancora non capiamo come cavolo fa a orbitare attorno a Saturno con tutti quei pianeti che gli girano attorno… e gli anelli? altro che tre corpi!)… dicevo: sono d’accordo che l’insolubilità del problema dei tre corpi rappresenta la prova-provata dell’assoluta inutilità del metodo scientifico. Se c’e’ una cosa che ci dice la scienza e’ proprio che quel che non conosciamo e’ infinitamente di piu’ di quel che conosciamo, per cui, come la gazzella di Vulvia, “che corriamo a fare? ci stanchiamo e basta!”.
    No, non c’e’ differenza con la teologia e, a ben guardare, nemmeno con Wanna Marchi.

  17. 17 j1nz0 febbraio 21, 2008 alle 10:12 am

    @Ivo:

    Dipende da che tipo di disciplina biologica intendi. La biologia cellulare studia la cellula, la biochimica studia le molecole, la psicobiologia studia le basi organiche del comportamento…

    Io credo che la psicologia segua il metodo scientifico solo quando assume la sua forma di neuropsicologia. Se faccio infatti un test cognitivo ad un HM qualsiasi sto valutando effettivamente una proprietà che emerge dalla attivazione di una struttura ed in particolare il deficit di tale funzione in relazione al danno strutturale.

    Io mi occupo di psicologia comparata e a volte ho dei seri dubbi su quello che faccio. Chi mi dice che infatti le scimmie utilizzino un sistema di categorizzazione analogo a quello degli esseri umani? Magari quando fanno un matching to sample stanno usando una forma di ragionamento alieno all’uomo. Da questo punto di vista la psicologia comparata compie delle mere illazioni nel costruire un modello di evoluzione del pensiero. Ma se io faccio una fMRI su scimmie ed umani, durante un compito di MTS, allora posso realmente compiere un approccio comparato su questa base, cioè riducendo proprietà mentali a prop strutturali e di attivazione. Tuttavia la questione epistemologica risulta a mio parere molto confusa e sono pronto a ricredermi in qualsiasi momento.

  18. 18 marco febbraio 22, 2008 alle 2:31 pm

    hronir: spiritosone🙂

    quello che volevo dire è che una teoria che ti dia informazione “completa” su un sistema complesso è generalmente qualcosa di non “tangibile”. anche con la termodinamica ottocentesca riusciamo a fare un sacco di cose ma non possiamo dire che sia una teoria “completa” ( non nacque forse così la meccanica statistica ? ), poi se vuoi mi risolvi tu le equazioni di moto nella mia pentola dell’acqua. detto questo, a me dell’epistemologia non importa molto e penso che in fondo tutto questo discorso sia solo una parentesi semantica.

  19. 19 hronir febbraio 23, 2008 alle 8:13 am

    marco, marco…

    “quello che volevo dire è che una teoria…”

    non ironizzavo sulle singole affermazioni scientifiche che hai fatto, su cui ovviamente siamo tutti d’accordo (quindi puoi evitare di allungare l’elenco…), ma sul fatto che con quelle stessi cercando di dire (o difendere Cini quando diceva) che su certe cose l’approccio scientifico è inadeguato per una loro corretta comprensione.

  20. 20 luca febbraio 23, 2008 alle 8:25 am

    Ciao a tutti,
    ho riletto con attenzione l’articolo di Cini. Mi sembra che ad essere messo in crisi sia il legame tra scienza e marxismo, ovvero la “dimostrazione scientifica” della bontà della dottrina marxiana, piuttosto che il metodo galileiano in sé e per sé. Mi sembra una riflessione sul perché fare scienza, e sulle ripercussioni del fare scienza sulla società civile e sulla vita dell’uomo, piuttosto che una riflessione sul come fare scienza…. ma magari mi sbaglio.

  21. 21 marco febbraio 23, 2008 alle 1:45 pm

    hronir: non è “l’approccio scientifico”, quello che intendevo c’è già scritto almeno due volte e non ho voglia di continuare🙂


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