Oggi via Corriere ho letto un articolo di New Scientist – a sua volta basato su una ricerca apparsa in Microbiology – che racconta della scoperta del fungo Gliocladium roseum il quale ha l’interessante caratteristica di crescere sulla cellulosa producendo una mistura volatile di alcoli, esteri ed idrocarburi con una composizione abbastanza simile a quella del carburante diesel.
La scoperta sta suscitando un certo entusiasmo nel mondo dei biocarburanti, perchè la miscela prodotta dal Gliocladium roseum ha composizione pressochè ottimale per l’uso come carburante, un contenuto energetico più alto del tipico etanolo, e presentandosi allo stato gassoso è molto più facile da separare e purificare di un liquido. Si potrebbe anche usare l’ingegneria genetica per migliorare le prestazioni del fungo, oppure inserire i geni che gli consentono di produrre idrocarburi in altri organismi più efficienti.
I biocarburanti sono resi poco praticabili prima di tutto dalla scarsa efficienza energetica: è necessario spendere parecchia energia per ottenere una unità (diciamo, megajoule) di energia come biocarburante. I motivi sono vari, ma generalmente si riducono allo scarso contenuto energetico (comparato a carbone e petrolio) della cellulosa (la principale biomassa), ed all’alto contenuto d’acqua delle biomasse. In alternativa, l’olio che si può estrarre dai semi oleosi è una piccola frazione della massa dell’intera pianta.
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