Ci risiamo.
Innanzitutto si chiama Amflora, non Emphlora. Sti ggiornalisti: sentono una pronuncia biascicata e si buttano nel fanta-spelling.
Nello specifico, Amflora è una patata transgenica sviluppata dalla BASF. Consiste in una cultivar che produce amido con percentuali di amilosio e amilopectina differenti da quelle wild type.
Mi spiego.
L’amido è un polimero del glucosio che può organizzarsi in differenti maniere: lineare (amilosio) o ramificato (amilopectina). Nella patata il rapporto è già molto a favore dell’amilopectina (78%). Siccome per alcuni processi industriali è indispensabile separare amilosio da amilopectina in favore di quest’ultima, consumando energia ovviamente, BASF ha pensato di creare una patata (transgenica) che produce quasi esclusivamente amilopectina, a tutto vantaggio dell’industria e del risparmio energetico.
Fosse solo così, non ci sarebbe niente da dire, no?
E invece gli scettici di turno arrivano puntualmente con il terrorismo psicologico.
Ho sentito con le mie orecchie dire dal TG1 questa sera che: “Amflora contiene geni di resistenza ad antibiotici che passano (sic!) agli animali e quindi potrebbero passare all’uomo”.
Falsità incredibili.
Innanzi tutto è un solo gene di resistenza ad antibiotico: NptII (neomicina fosfo transferasi) che conferisce resistenza alla kanamicina. Chiedete al medico quanto sia ancora utilizzato.
Ma perchè serve la resistenza all’antinbiotico?
Perchè per trasformare una pianta ho bisogno di un marcatore, una bandierina, che faccia riconoscere le cellule trasformate dalle non trasformate. Non è un processo così efficiente, devo essere in gradi di selezionare. Semplice no?
In secondo luogo questo gene non può passare tout court agli animali. Staremmo freschi se ci modificassimo per ogni cosa che mangiamo…
Semmai prima deve passare ai batteri. Ed è stato calcolato che il tasso di mutazione spontaneo dei batteri è di gran lunga più importante numericamente della possibilità di trasferimento del suddetto gene. Cioè è più probabile che i batteri sviluppino da soli resistenza agli antibiotici che non somministrandogli il gene spezzettato dopo la digestione.
Ma stiamo comunque parlando di numeri del tipo dieci alla meno otto. Capito?
E questo per i batteri. Figurarsi poi per le cosiddette barriere di specie.
Mai credere ad una sola parola dei giornalisti quando parlano di scienza.
Rimango a disposizione per chiarimenti e/o approfondimenti.
Capemaster
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