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Dov’e’ la ricerca nella campagna elettorale?

Professoressa, in Italia ci sono 60000 ricercatori universitari con contratti temporanei! Questo non e’ un ‘fenomeno marginale’: noi facciamo il 50% della forza lavoro universitaria.”

Questo e’ uno dei paragrafi iniziali di una lettera pubblicata su Science lo scorso 21 Marzo da un gruppo di 776 ricercatori indirizzata al senatore Rita Levi-Montalcini. Non sappiamo quanta eco mediatica abbia avuto questa lettera, ma questo disperato grido d’aiuto del mondo della ricerca verso il mondo politico, forse avrebbe meritato un po’ di attenzione in questa lunga campagna per le elezioni.

Campagna per le elezioni in cui nessun partecipante (soprattutto tra i big) si e’ interessato al mondo della ricerca, al denaro per la ricerca, alla liberta’ di ricerca, e come in questo caso a chi la ricerca la manda avanti e fa lo schiavo dietro un bancone.

“We work at least as much as long-term employees but we do not have the same rights. In Italy there are only a few open competitions, and, even worse, they often look like farces: The name of the winner is known even before the call for expression of interest is issued! Meritocracy in Italy is an empty word seldom translated into reality. Fast university careers are only for the chosen ones or the descendants of families traditionally connected with the university. Everybody knows that it takes good opportunities to improve one’s skills, but opportunities are not for everyone according to their merits. And the situation is even worse for women.

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Le Diossine, queste sconosciute

Dibenzodioxine“La diossina”, soprattutto dopo l’incidente di Seveso, è diventato uno degli spauracchi dell’età moderna; questo termine viene usato più per il suo valore di propaganda che per il suo esatto significato chimico.

Cerchiamo invece di capire qualcosa di più riguardo questa classe di composti chimici. Intanto non esiste “la diossina”, ma esiste una classe di composti il cui nome scientifico è dibenzo-p-diossine (p sta per para). La struttura della capostipite della serie si trova nell’immagine che apre l’articolo; si tratta di composti triciclici nei quali due anelli benzenici sono connessi da un anello contenente due atomi di ossigeno. Gli atri idrogeni sugli anelli benzenici possono essere sostituiti da diversi atomi o gruppi, e sono le dibenzodiossine clorurate che suscitano particolare preoccupazione per i loro effetti tossici. Con otto posizioni libere, si possono avere dibenzodiossine che contengono da uno ad otto atomi di cloro, ed un vasto numero di isomeri per un totale di 75 composti (chiamati congeneri).2,3,7,8-TCDD La “diossina” per antonomasia è la 2,3,7,8-tetraclorodibenzo-p-diossina (dove i numeri specificano la posizione degli atomi di cloro secondo una numerazione convenzionale), abbreviata in 2,3,7,8-TCDD o semplicemente TCDD, rappresentata qui a fianco. Questa molecola è planare, altamente simmetrica e rigida.

Dalla struttura si può già concludere che questi composti sono chimicamente stabili - quindi persistono a lungo nell’ambeinte e negli organismi; le policlorodibenzodiossine - soprattutto quelle più simmetriche - sono anche poco o ninete polari, per cui più solubili nei solventi organici e nei grassi che nei mezzi acquosi.

Le policlorodibenzodiossine si formano in piccole quantità durante i processi di combustione, specialmente ma non solo dei materiali plastici, vista la naturale tendenza del carbonio ad organizzarsi in anelli benzenici nelle condizioni opportune - come fiamme a bassa temperatura e povere di ossigeno - e l’onnipresenza di ossigeno e cloro; sembra che anche i cloruri metallici sulla superficie delle particelle di cenere abbiano un ruolo importante nella formazione delle policlorodibenzodiossine. Queste sostanze si formano anche durante la sbianca al cloro della carta, e da reazioni parassite che possono accadere durante la sintesi di una certa classe di erbicidi, gli acidi clorofenossiacetici e loro derivati.

La sintesi degli acidi di- e triclorofenossiacetici (2,4-D e 2,4,5-T) si effettua con la reazione fra di- o triclorofenato sodico ed acido cloroacetico in ambiente basico; se la temperatura durante questo processo sale oltre certi limiti (140 °C durante la preparazione del 2,4,5-T), si ha invece la reazione fra due molecole di triclorofenato sodico con formazione di TCDD. Questa reazione è uno degli infrequenti casi di sostituzione nucleofila aromatica, e riesce ad avvenire poichè i due prodotti (TCDD e cloruro di sodio) sono molto stabili e la formazione di NaCl in soluzione produce un forte aumento di entropia. Questo è il motivo della presenza di diossine nell’Agente Orange e della loro formazione a Seveso.

Nonostante le diossine ed in particolare la TCDD siano spesso citate come i più tossici composti esistenti, i risultati degli studi su persone ed animali esposti alle diossine sono meno definitivi. Per esempio, uno studio pubblicato su Environmental Health Perspectives (IF 5.86) nel giugno del 2003 non riesce a trovare alcuna correlazione significativa fra i livelli di TCDD nel siero materno e adverse birth outcomes (risultati avversi della nascita), mentre il rapporto dell’EPA sui rischi delle diossine è stato criticato dalla National Academy of Sciences per avere sottostimato l’incertezza sui rischi per la salute e forse sovrastimato il rischo di cancro.

Con questo non si vuole certo dire che immettere diossine nell’ambiente sia cosa saggia - anzi, la cosa prudente è cercare comunque di minimizzare l’emissione di questi composti. Il panico e l’allarmismo sulle diossine, invece, sono inutili se non dannosi.

Una o due divinità?

La notizia della bambina nata in Uttar Pradesh in India con “due facce” ha fatto il giro del mondo.

I genitori e la comunità del villaggio vi hanno subito riconosciuto una reincarnazione del dio Ganesha e si sono rifiutati di farla visitare dai medici e specialisti. Ora la loro casa è diventata meta di pellegrinaggi ininterrotti.

Gli organi di stampa si sono giustamente fiondati sulla notizia e si sono affrettati a descriverla come una “bimba con due facce” (nella foto in alto e qui in un video)

Ma è questa una descrizione affidabile e veritiera o è solo frutto di una imprecisione e di un sensazionalismo che fa comodo?

Perché a ben vedere la piccola bambina indiana potrebbe essere in realtà “le piccole bambine indiane”. O più precisamente due feti omozigoti la cui separazione non è avvenuta del tutto.

Si può parlare in questo caso di dicefalia non completa, che fa parte di quell’ampio spettro di casi che va sotto il nome di policefalia.

La policefalia è rara in natura ma è comunque ampiamente documentata in tantissime specie soprattutto rettili e anfibi (famosissime le tartarughe o i serpenti bicefali tenuti in musei o zoo e il cui valore è inestimabile) ma anche in mammiferi come nell’uomo.

Il caso più famoso è sicuramente quello di Abigail e Brittany Hensel venuto alla luce qualche anno fa. Due teste attaccate ad un unico corpo (nel video sotto).

Ma mentre per Abigail e Brittany la dicefalia è avvenuta totalmente per la bimba indiana la separazione del cranio non è avvenuta del tutto e il cranio pare fuso. In queste condizioni e con i genitori che si rifiutano di farla visitare e curare la bimba(e) farà una fine certa.

E’ strano che nessuno tra i giornali (anche internazionali) si sia reso conto della somiglianza dei casi (nei giornali inglesi la storia di Abigail e Britanny rimase per anni) e invece si sia preferito seguire la strada del “caso esotico e folkloristico”.

La bimba(e) bicefala indiana è possibile che possa sopravvivere (anche se la fusione degli encefali potrebbe compromettere la separazione dei crani) e avere una vita seminormale come quella di Abigail e Britanny, ma solo a costo che venga curata, sottoposta ad esami e operata.

E’ sicuramente triste vedere come la superstizione e l’ignoranza possano condannare giovani vite innocenti.

Quanti gemelli siamesi o bambini bicefali sarebbero morti nel mondo a causa di cure non tempestive e inadeguate se per ognuno di questi casi si fosse visto un intervento divino sacro ed intoccabile?

Intervista a Telmo Pievani

Monsignor Elio Sgreccia , intervenuto al congresso organizzato dall’Ateneo Pontificio ‘Regina Apostolorum’ sostiene che «non c’è contraddizione tra creazione ed evoluzione, purché si mantengano alcuni punti fermi». Quali sono i punti fermi?

- Primo: l’evoluzione è governata da un disegno superiore;

- Secondo: l’uomo è ontologicamente diverso dalle bestie.

E fin qui, niente da ridire, ognuno è libero di pensarla come meglio crede.

Il problema nasce se, attorno a questi capisaldi privi di fondamento scientifico si costruisce una ‘teoria’, le si dà il nome intrigante di ‘ Intelligent design’ e si pretende di insegnarla nelle scuole come alternativa all’evoluzionismo darwiniano. E se proprio non si riesce a vendere l’I.D. come teoria scientifica, allora basta affermare che neanche il neodarwinismo è una teoria scientifica.

Negli Stati Uniti, una sentenza del Congresso* ha costretto alcuni stati a cancellare la norma che prevedeva di affiancare l’insegnamento dell’I.D. all’Evoluzionismo, ma la faccenda non è chiusa: in piena campagna elettorale sta per uscire nelle sale americane un documentario favorevole al creazionismo.

Abbiamo rivolto a Telmo Pievani qualche domanda, per chiarire le idee a noi e ai lettori di Progetto Galileo.


Progetto Galileo: Gli evoluzionisti spesso non accettano di confrontarsi su un piano scientifico con i sostenitori dell’ID, affermando che questa teoria non può essere considerata scientifica. Il confine tra scienza e non scienza è molto labile, con quali argomentazioni si può affermare la non scientificità dell’ID?

Telmo Pievani: Gli scienziati fanno bene, a mio avviso, a non accettare confronti con creazionisti o neocreazionisti in contesti istituzionali e scientifici che diano una implicita patente di plausibilità all’interlocutore. Devono invece imparare ad accettare il confronto sui media generalisti, per evitare che un pubblico di non esperti sia esposto a opinioni tendenziose senza un contraddittorio ben argomentato. L’ID non è scienza perché non ha una base empirica, non ha inferenze logiche e argomentative fondate e non è nemmeno una buona controversia perché non coglie reali punti deboli del programma di ricerca evoluzionistico. E’ una dottrina teologica o filosofica. Infine, non regge ad un semplice ragionamento per assurdo: se un progettista intelligente fosse stato davvero all’opera nella storia naturale, non sarebbe stato per nulla “intelligente”.


PG: Con quali argomentazioni è possibile sostenere la scientificità della teoria dell’evoluzione? In particolare, la teoria dell’evoluzione è falsificabile?

TP: Certamente. La teoria dell’evoluzione può generare moltissime “predizioni rischiose” che uno scienziato può falsificare o corroborare, anche in laboratorio. La componente storica della spiegazione evoluzionistica, poi, non esclude affatto che sia verificabile e che ipotesi alternative siano sottoposte alla prova dei fatti accertati.

PG: La teoria dell’evoluzione è un “paradigma utile” in termini di capacità predittiva o capacità di fornire soluzioni?

TP: Al momento, è l’unico programma di ricerca in grado di tenere insieme in una cornice coerente i dati in nostro possesso provenienti dalle discipline più diverse, dalla genetica delle popolazioni alla paleontologia. Il nucleo esplicativo è quello neodarwiniano. Si discute poi sull’importanza di singoli fattori, sui ritmi del cambiamento, sull’importanza dei tratti non adattativi e sui livelli di selezione. Ma sono controversie che non intaccano la solidità del programma di ricerca in generale.

PG: In molti criticano l’impostazione negativa della teoria dell’evoluzione. Un teologo come Vito Mancuso e un biologo come Stuart Kauffman sono finiti curiosamente per convergere sull’idea che il caso non basti a spiegare l’enorme varietà di forme su cui agisce la selezione naturale e che l’ordine potrebbe essere una proprietà intrinseca della materia, in grado di emergere spontaneamente in determinate condizioni. Siamo abbastanza lontani dall’ID. A questo livello, un dialogo è possibile? Cosa ne pensi di queste teorie?

TP: Kauffman era partito dall’idea che i processi di autorganizzazione potessero sostituire la selezione naturale e generare una teoria dell’evoluzione alternativa. Poi ha cambiato idea e adesso parla della complementarità fra proprietà emergenti e selezione naturale. Il testo di Mancuso è eterodosso e molto coraggioso, ma si basa sul solito errore di leggere la natura con la lente della teologia. Finisce così per vedere nella natura ciò che non esiste, ovvero un piano finalistico ordinato. Gli elementi di reticolarità del vivente non giustificano in alcun modo l’idea che in natura siano nascosti fini o direzioni preordinate. E’ un salto logico infondato. L’evidenza empirica ci dice che la storia naturale è caratterizzata da una radicale, profonda contingenza. Questo è il dato su cui deve riflettere il teologo, come il filosofo. Non dobbiamo cercare nella natura i fondamenti dei nostri convincimenti teologici, e ancor meno delle nostre credenze. Rischiamo di esserne delusi…

PG E infine una domanda opzionale, mi rendo conto che andiamo un po’ fuori tema. La diffidenza nei confronti della teoria dell’evoluzione mi sembra rientri in una diffidenza generalizzata nei confronti della scienza. L’idea che la scienza e la tecnica non siano strumenti neutri ma contengano in sé una qualche intrinseca negatività è piuttosto diffusa. Per te scienza e tecnologia sono strumenti neutrali?

TP: Non credo proprio che siano neutrali. Sono strumenti umani. Come tali, carichi di opportunità e di rischi al contempo. Il problema è capire come gestire la loro ambiguità. Possiamo farlo rispettando l’insopprimibile curiosità umana, ma decidendo insieme, democraticamente, caso per caso, dove porre eventuali limiti. Di certo, i limiti non possono essere imposti, secondo me, dalla paura, dall’ignoranza e da strutture di pensiero dogmatiche fondate su precetti religiosi che appartengono soltanto a una parte della società.

Andrea Ferrigno


* «The Conferees recognize that a quality science education should prepare students to distinguish the data and testable theories of science from religious or philosophical claims that are made in the name of science. Where topics are taught that may generate controversy (such as biological evolution), the curriculum should help students to understand the full range of scientific views that exist, why such topics may generate controversy, and how scientific discoveries can profoundly affect society

«I membri del Congresso riconoscono che una educazione scientifica adeguata dovrebbe preparare gli studenti a distinguere i dati e le teorie virificabili della scienza da affermazioni religiose o filosofiche fatte in nome della scienza. Per argomenti che possono generare controversie (come l’evoluzione biologica), il programma dovrebbe aiutare gli studenti a comprendere la totalità dei punti di vista scientifici esistenti, il perché tali argomenti possono generare controversie e come le scoperte scientifiche possono influenzare profondamente la società.»

Ma che tsunami dici!

tsunami.jpgTutti sappiamo cos’è un terremoto. I lampadari ondeggiano, le suppellettili più in bilico cadono, eventualmente anche quelle più stabili finiscono a terra. Se poi le scosse sono sufficientemente forti, allora anche gli edifici ne risentono subendo danni più o meno consistenti (dal comignolo che crolla alla distruzione dell’intero stabile).

Ecco, i terremoti. Tra le tante conseguenze di un terremoto (non ultima la possibilità per i ricercatori di “vedere” l’interno della Terra) ci sono gli tsunami (1). No, i maremoti (2). Anzi, le onde anomale (3). No, ecco, le onde di marea (4). Bene, nonostante i media utilizzino indifferentemente queste quattro parole per indicare il medesimo fenomeno, tre dei quattro sostantivi citati indicano tre cose diverse. Vediamo un po’.

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Allarme DHMO: il killer incolore e inodore

caution-dhmo.gifLa stampa scientifica continua a produrre dell’ottimo materiale per Progetto Galileo. In poche settimane di attività abbiamo accumulato un discreto numero di bufale, imprecisioni, spettacolarizzazioni improprie.

Ma ci siamo anche resi conto che per ogni argomento spettacolarizzato ed enfatizzato, spesso ce n’è uno completamente trascurato. E a volte si tratta di temi critici per la salute pubblica.

È il caso del DHMO. Sui quotidiani nazionali non è stata dedicata neanche una riga al problema, mentre il Web si è dimostrato ancora una volta un mezzo più flessibile e reattivo della carta stampata. Per una trattazione esauriente dei rischi connessi al contatto col DHMO vi rimando all’articolo di Dario Bressanini, che dà al problema il giusto risalto, pur evitando i toni allarmistici tipici di certa stampa. Inoltre, da tempo è presente una versione in italiano del sito della Dihydrogen Monoxide Research Division. Il sito originale è da anni un prezioso punto di riferimento per chiunque voglia difendersi da questa sostanza inodore e incolore, praticamente ubiquitaria, presente nelle falde acquifere e persino in bevande di larghissima diffusione: il diidrogeno monossido (H2O), nome comune: acqua.

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Noi proveniamo dalla scimmia? #2

Il libro di Rosa Alberoni che abbiamo visto nel post precedente era stato presentato qualche mese fa addirittura con un servizio del TG2.

Questa volta a fare la parte dell’esperto di evoluzionismo è il famosissimo biologo molecolare nonché evoluzionista Cardinal Renato Martino.

Martino pare il miglior difensore dell’opera dell’Alberoni, tant’è che esordisce con paragoni e cenni storici precisi ma soprattutto pertinenti.

Il cardinal Martino pensa che il darwinismo sia figlio del marxismo, e con quest’affermazione tenta in tutti i modi di screditare l’evoluzionismo come figlio della dottrina comunista. Ma non si rende conto che ha appena detto una stupidaggine incredibile.

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Noi proveniamo dalla scimmia?

Il video che vedete qua sopra è stato mandato in onda su Raiuno tempo fa. In una puntata de “L’appuntamento” Gigi Marzullo presenta il libro “Il dio di Michelangelo e la barba di Darwin” di Rosa Alberoni, che come potete leggere nella sua autobiografia è una docente di sociologia alla IULM laureata in Lingue straniere.
Non vi deve stupire però il fatto che una laureata in lingue straniere si metta a parlare di evoluzionismo, perché come ben sapete le critiche all’evoluzionismo arrivano sempre da chi Darwin non lo ha mai letto. E’ la stessa Alberoni a dire che a lei non importa niente della teoria di Darwin, del cui argomento non è competente.

Alla RAI viene fatta parlare una persona che spara a zero contro la scienza, accusando i biologi di essere manipolatori di menti innocenti, definendo l’evoluzionismo come un complotto teso a istupidire le masse e il cui scopo è l’annientamento della visione religiosa; e tutto questo da una persona che ammette più volte la sua ignoranza nel campo della biologia e dell’evoluzionismo, all’interno di un servizio pubblico senza contradditorio ed anzi con cinque o sei giornalisti che annuiscono e a malapena riescono a spiccicare parola, a parte lodi sperticate per l’autrice.

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Paura e Delirio in Antartide

Oggi, la storia dell’orrore che sta facendo il giro dei media (qui Repubblica, ma si tratta solamente di uno dei tanti) è quella del distacco di un enorme iceberg dalla Barriera di Wilkins, Antartide. Il fenomeno è avvenuto in un modo che diversi ricercatori considerano preoccupante e dovuto al riscaldamento globale (per quanto riporta l’articolo linkato).

Tuttavia, se si guarda alla scala relativa dell’iceberg e dell’intero Antartide, il distacco appare come qualcosa di poca importanza: secondo i dati di Encarta, l’intero Antartide ha un’area di 14 milioni di chilometri quadrati, mentre il volume totale di ghiaccio che lo ricopre è stimato intorno ai 29 milioni di chilometri cubi.

A seconda delle fonti, l’iceberg viene descritto come grande “sette volte Manhattan” o “il doppio dell’Isola d’Elba”; dati più precisi parlano di 415 km2; questo è il valore che userò nel paragrafo successivo. L’articolo del Corriere è particolarmente confuso a riguardo, visto che prima afferma che l’iceberg misura 41 x 2,5 km (per un totale di 102,5 km2); poi lo descrive come “grande il doppio dell’isola d’Elba”, che sarebbero 446 km2.

Facendo un rapido calcolo, si trova che l’area dell’iceberg è di circa lo 0,03 per mille del totale (2.96*10-5 è il rapporto). Il distacco di questa piccola frazione di ghiaccio è davvero un motivo sufficiente per allarmarsi?

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Buone notizie dalle cellule staminali embrionali

2_white_mice_br.jpgE’ del 23 Marzo la pubblicazione su Nature Medicine online di uno studio condotto da Lorenz Studer sulla clonazione terapeutica in topi parkinsoniani.

Lo studio ha dimostrato che cellule dopaminergiche derivate da clonazione terapeutica erano in grado, quando trapiantate nel cervello murino, di riportare i topi ad un discreto miglioramento dei sintomi tipici del Parkinson.

In breve: in topi parkinsoniani è stata presa una cellula somatica della coda il cui nucleo è stato inserito in ovocellule. Queste cellule differenziate in neuroni dopaminergici (la distruzione del sistema dopaminergico nel sistema nervoso centrale è considerata una delle cause del Parkinson), sono state poi trapiantate nelle aree cerebrali danneggiate dei topi.

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