Archivio per la categoria 'genetica'

No al mais OGM, ma sì alle zanzare OGM

Interessante articolo di Anna Meldolesi apparso su Il Riformista di oggi 1 Luglio. Nota: non ho trovato il pezzo sulla rassegna stampa della Camera o sul sito del Riformista, ma qui.

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“Chissà cosa ne pensano il ministro ombra dell’ambiente Realacci, il responsabile ambiente del Pd Della Seta e gli altri ecologisti che sono sopravvissuti allo tsunami elettorale sparpagliati qua e là tra Ong e minicorrenti. Un gruppo internazionale di ricerca, guidato dall’italiano Andrea Crisanti dell’Imperial College London, ha intenzione di effettuare esperimenti con zanzare Ogm nel nostro paese, per cercare di capire se è possibile applicare la strategia degli insetti sterili alla lotta contro la malaria. Lo ha anticipato l’Ansa qualche giorno fa e ieri Repubblica ha rilanciato la notizia. Ma da una rapida consultazione dei siti web nostrani - dai verdi, a Legambiente, alla Fondazione per i diritti genetici - non emergono pronte reazioni da parte del mondo ecologista. Eppure le zanzare se ne vanno in giro più del polline e a differenza degli innocui vegetali possono trasmettere malattie pericolose per l’uomo. Possibile che le preoccupazioni per la salute umana e la tutela dell’ambiente scompaiano quando si parla di modificare geneticamente un insetto che punge l’uomo anziché un docile semino di mais?

Per cercare una spiegazione si può partire dalla più classica delle domande: chi ci guadagna? Le zanzare Ogm al momento si presentano come un business piuttosto inconsistente, roba da filantropi più che da speculatori, tant’è vero che la gran parte dei fondi internazionali destinati al settore proviene dalla fondazione di Bill Gates. Inoltre nessuna lobby politica o economica in Italia si sente minacciata dagli insetti Ogm.Tutto il contrario degli Ogm in campo agrario: qui ci sono le famigerate multinazionali dell’agribusiness, che ormai nell’immaginario di certa sinistra hanno rubato la scena persino all’industria delle armi. E soprattutto c’è la lobby contraria, con la stanza dei bottoni nella sede di Coldiretti, che non deve essere meno potente se è vero che da noi sono bloccate persino le sperimentazioni universitarie più banali. I berretti gialli hanno trovato nelle sementi Ogm uno strumento propagandistico efficace a vantaggio del made in Italy, ma perché dovrebbero sgolarsi contro le zanzare Ogm che non si prestano a sostenere nessuna campagna protezionistica? Il ragionamento fila, ma c’è anche una seconda spiegazione, che completa la prima e riserva qualche clamorosa sorpresa. In realtà Coldiretti è coinvolta in prima linea nello sviluppo della tecnica degli insetti mutagenizzati in Italia, essendo uno dei soci fondatori del CentroAgricoltura e Ambiente «Giorgio Nicoli» insieme ad altri soggetti tradizionalmente contrari alle biotecnologie come il Wwf e la provincia di Bologna. Continua a leggere ‘No al mais OGM, ma sì alle zanzare OGM’

Organismi Giornalisticamente Modificati #2

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Il nostro affezionato lettore filosofoportatile due giorni fa ci ha segnalato una notizia flash del Corriere che parlava di un allarme OGM. Il link non funziona più, ma grazie alla cache di big G abbiamo il PDF.

Siccome quell’allarme mi ha insospettito, ho fatto ciò che ogni buon giornalista dovrebbe fare: mi sono procurato il lavoro originale e l’ho letto.

A questo punto potrei fare due post, uno breve e una lungo. Partiamo con quello lungo.

L’articolo è pubblicato su una rivista ottima (Impact Factor: 4.825) e fornisce la prova di quanto si sospettava da tempo: le piante transgeniche impollinano (e aggiungo io vengono a loro volta impollinate da) piante “relatives“, parenti.
In questo lavoro in particolare è stato visto che la resistenza all’erbicida glyphosate è stata trasferita (gene flow) da Brassica napus (colza) a Brassica rapa.

Delle 200 piante ibride identificate nel primo anno (2001) al 2005 ne erano rimaste 5 (sic!) in uno solo dei due siti dove erano state originariamente trovate. Non solo: a testimoniare la grande pericolosità delle piantine ibride, lo studio riporta calo della fertilità maschile (polline). Dei veri mostri in grado di conquistare il mondo.

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Da Okinawa a Ovodda

atenesardauomo.jpgL’altro giorno su BBC 2 ho visto un documentario che aveva per oggetto la longevita’ umana. Venivano presentati due luoghi nel pianeta dove la longevita’ umana e’ piu’ alta della media e dove il numero di centenari e’ incredibilmente alto rispetto alle regioni limitrofe. Questi due luoghi erano l’isola giapponese di Okinawa e la Sardegna.

Nel primo caso veniva fatto notare come la longevita’ degli abitanti di Okinawa e’ incredibilmente alta, anche rispetto alla media giapponese che di per se e’ al top mondiale. Alcuni ricercatori stanno cercando di capire se sia possibile imparare dagli abitanti di Okinawa l’elisir di lunga vita.

Quello su cui stanno puntando e’ l’alimentazione dell’isola. Sana, varia, con molti vegetali e frutta ma soprattutto con un apporto calorico del 20% piu’ basso rispetto alla media. Cioe’ la restrizione calorica potrebbe veramente influire sul benessere generale dell’organismo. Tant’e’ che dai giapponesi come regola viene usata quella di non mangiare fino a farsi scoppiare la pancia, ma di mangiare fino a che si e’ pieni all’80% circa.
E cio’ e’ particolarmente interessante quando si guarda agli immigrati di Okinawa trasferiti negli Stati Uniti, specialmente Hawaai. I figli dei giapponesi nati e cresciuti in USA hanno un’aspettativa di vita piu’ bassa addirittura della media americana ma vanno incontro a malattie cardiovascolari, obesita’, diabete ecc.
C’e’ una lunga diatriba tra i ricercatori: e’ l’ambiente circostante dove viviamo o la genetica a determinare una lunga longevita’?
L’evoluzione ha forgiato questa popolazione isolata nel pacifico per un tipo di alimentazione sana, ma appena vengono esposti ad un’alimentazione ipercalorica e ricca di proteine la loro salute tende ad essere compromessa. In questo senso quindi per quanto riguarda la longevita’ di Okinawa non e’ solo una questione alimentare ma anche genetica. Diciamo un rapporto di 60 a 40 per alimentazione e genetica rispettivamente.
Ma se si va a vedere il secondo caso, cioe’ quello della Sardegna la situazione si capovolge. Diciamo che i sardi non sono proprio famosi per la riduzione calorica nei pasti. Anzi la regola e’ “piu’ si mangia meglio e’”. La pancia deve essere piena, scoppiare, per poi riposarsi sazi.
E in genere nessuno si preoccupa neppure della quantita’ di proteine o di alcool ai pasti, tant’e’ che la maggior parte delle pietanze tipiche sarde sono costituite da carne arrosto (e questo alla faccia di chi dice che la cottura sulla brace e’ cancerogena!).
Ebbene nel caso specifico di Ovodda, un piccolo paese del centro Sardegna, la quantita’ di centenari e’ incredibilmente alta e si posiziona tra le prime al mondo. Non solo ma la differenza tra uomini e donne centenari e’ praticamente inesistente; in genere infatti sono le donne a raggiungere i cento anni piu’ degli uomini.
Ma gli immigrati sardi all’estero, anche dopo generazioni tendono ancora ad essere piu’ longevi della media della nazione dove sono emigrati.
In questo caso quindi e’ piu’ grande l’apporto genetico su quello dell’alimentazione. Nei sardi quindi la genetica e’ 60% mentre l’alimentazione e lo stile di vita 40% circa (le cifre sono mie).
Non solo ma la popolazione sarda ha il problema di tutte le popolazioni derivate da un ristretto numero di fondatori. Si parla di collo di bottiglia genetico e di “effetto del fondatore”. Questo garantisce una certa omogeneita’ genetica tra i sardi ma anche malattie genetiche endemiche, come talassemia, favismo, diabete. Non solo, ma a complicare le cose si aggiunge pure il matrimonio tra consanguinei, pratica comunissima fino a 50 anni fa in tutta l’isola. Per evitare dispersione dell’eredita’ ci si sposava tra cugini di primo grado.
Quindi i sardi mangiano in modo ipercalorico, in eccesso, con alcool, sono portatori di una sfilza di malattie genetiche, sono frutto di matrimoni tra consanguinei con poco afflusso genetico esterno eppure continuano a vivere fino a cento anni.
C’e’ qualcosa che non va. O meglio c’e’ qualcosa nei geni dei sardi che aiuta a raggiungere i cento e a superarli?
Il professore Luca Deiana, direttore del progetto Akea (Akentannos, che in sardo significa “a cento anni” e che viene comunemente detto per augurare una lunga vita agli altri) pensa che sia coinvolto l’enzima G6PD (glucosio-6-fosfato deidrogenasi), la cui produzione in molti sardi e’ deficitaria, a causa di una mutazione genetica. Il favismo, comunissimo nell’isola e’ causato proprio da questa deficienza.
E’ anche vero pero’ che l’epidemiologia della deficienza da G6PD e’ molto vasta e comprende praticamente tutta la fascia subsahariana e subtropicale dove la malaria e’ presente. Perche’ come effetto collaterale della deficienza da G6PD c’e’ la protezione dal plasmodium falciforme causa della malaria.
Quindi io non sarei tanto propenso ad individuare nel singolo gene per quell’enzima dei sardi il segreto della vita. Forse sono una serie di geni che fanno il cocktail dell’elisir di lunga vita, legati poi ad una vita sana e calma, in cui si mangia molto certo ma in modo semplice.
Insomma come ha commentato il giornalista sulla BBC: “Se non avete i geni dei sardi avete comunque qualche speranza.”
Fabristol
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