Archivio per la categoria 'disinformazione scientifica'

Piano con le parole

Se esiste un modo per vanificare anni di divulgazione scientifica e di ricerca e’ quello di utilizzare parole sbagliate o fuorvianti o addirittura allarmistiche nei giornali e nei media in generale. L’abbiamo visto piu’ volte anche in questo blog. Per esempio titolare su Liberazione un buon articolo (con alcuni distinguo) con un “Il fegato delle scimmie e i nuovi Frankestein”.

Mostri, chimere, apocalissi e come in questo caso Frankesteins bypassano la parte razionale del cervello e arrivano direttamente a stuzzicare le aree delle nostre paure ancestrali. Anche le parole fanno male.

Per quanti problemi possano creare gli xenotrapianti (rigetto, malattie ecc) definire chi e’ stato trapiantato come un moderno Frankestein non e’ corretto e neppure tanto carino, visto che queste persone rischiano la vita ogni giorno. La parola “Frankestein” ormai ha assunto dei connotati dispregiativi tra le associazioni antiscientifiche e spesso ecologiste e viene usata a sproposito per qualsiasi tecnica in cui sono coinvolti materiali biologici di diversi individui o specie. Queste persone spesso non sono al corrente che xenotrapianti, transfezioni geniche, chimere sono all’ordine del giorno da anni. Basti pensare a quei piccoli frankestein che 20 anni orsono creammo modificando i geni dell’Escherichia Coli, inserendo il gene dell’insulina umana. Ogni individuo poi ha un codice genetico unico, ma che e’ il frutto dell’apporto di altri due codici genetici unici ma diversi, cioe’ i genitori.

Per non parlare poi della nostra storia evolutiva durante la quale probabilmente nei nostro codice genetico furono inseriti geni di altre specie tramite retrovirus o trasposoni. Anzi alcuni pensano che queste contaminazioni siano state fondamentali per molti passaggi evolutivi delle specie sulla Terra.

Siamo tutti chimere insomma.

La ramanzina finale su gli scienziati che giocano a fare Dio e’ poi semplicemente fuori luogo, inflazionata e ridicola, soprattutto nel caso di tecniche che possono salvare vite umane.

(nella foto uno scienziato-dio e la sua creazione chimerica)

Bufale? Al Corriere ci cascano sempre

Pare proprio che da ulteriori informazioni trovate sulla rete la notizia dell’orma più antica del mondo ritrovata in Bolivia sia proprio una bufala. E come al solito l’informazione italiana è stata l’unica al mondo, a parte quella boliviana, a cascarci.

Brian Switek nel suo blog ci fa notare infatti che l’impronta è palesemente falsa. In effetti pare veramente scavata nella roccia e ha una forma molto cartoonesca (alla Fred Flinstone). Ma non è tutto. Infatti lo scopritore dell’impronta, Freddy Arce, non è nuovo a bufale del genere. Anni fa proclamò di aver ritrovato una stele scritta in caratteri sumerici in Sud America!

Tra l’altro si parla indistintamente di ricercatori e scienziati paleontologi ma Arce è un archeologo!

E’ invece una vergogna che i giornali italiani abbocchino a queste bufale. E non è un caso che il Corriere abbia riportato la notizia. Infatti è in atto una campagna per screditare l’evoluzionismo proprio a pochi mesi dal duecentenario della nascita di Darwin. Prima con il vergognoso articolo di Palmerini, ora questo dell’orma.

Questo tipo di notizie false sono una manna per i creazionisti. Se fate una breve ricerca su Google troverete decine di siti e blog di ferventi cattolici che brindano alla falsa-notizia, al grido di Darwin è morto.

Palmarini zero, Darwin 1

Sul Corriere.it di ieri mi sono imbattuto in un articolo firmato da Massimo Piattelli Palmarini, un professore di scienze cognitive all’Università dell’Arizona, cui stento ancora a credere.

La tesi di quest’articolo “bizzarro” è che il sequenziamento del Dna dell’ornitorinco pubblicata su Nature e su Genome Research possa addirittura inficiare la teoria dell’evoluzione. Detto poi da un professore che si occupa di evoluzione del linguaggio è un po’ come scavarsi la fossa da solo.

Ma andiamo con ordine.

Dopo aver aperto l’articolo con le solite frasi ricorrenti che si usano quando si parla di ornitorinchi, cioé della sua eccezionalità, stranezza e delle mille curiosità della sua natura, Palmarini ci spiega che i cromosomi sessuali nell’ornitorinco sono ben dieci. Certo cosa strana ma risaputa ormai da anni e che non c’entra niente con gli studi recenti su cui si dovrebbe basare l’articolo.

Siamo informati anche del fatto che i cromosomi dell’ornitorinco sono 52 rispetto ai nostri 46. E qui pare che voglia stupire facendoci notare quanto ancor più strano sia questo animale: addirittura 6 cromosomi in più rispetto agli umani! Sarà di sicuro un mostro! Ma questo non deve stupire perché l’ornitorinco rispetto ad un animale comune come il cane fa una pessima figura. Dall’alto dei suoi 78 cromosomi fido pare ben più strano dell’ornitorinco, giusto? (pensare che il tacchino ne ha 82 mi mette i brividi)

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Romanziere o esperto di cosmologia?

Valerio Evangelisti, noto storico e scrittore di romanzi che coinvolgono vari elementi, fantastici fantascientifici, gotici, storici ecc, ha rilasciato una intervista che può essere interamente letta qui.

Nell’intervista dopo aver illustrato come il suo personaggio, l’inquisitore Eymerich, vede l’Universo, Evangelisti si lancia in una critica del modello cosmologico del Big Bang. Concentriamo l’attenzione su questo argomento: lo scrittore dichiara che “Una teoria oggi largamente accettata, come quella del Big Bang, non solo non è verificabile, ma è contraddetta da tutte le osservazioni disponibili. Viene tenuta in vita con motivazioni che molto hanno di teologico: il bisogno sempre vivo di individuare un Primum Mobile”.

Per capire l’infondatezza delle affermazioni di Evangelisti rivediamo brevemente il concetto di modello. Come tutti i modelli fisici, il Big Bang si basa su osservazioni, misure, evidenze sperimentali (è la stessa cosa ma detta in modi diversi) che devono essere spiegate e descritte matematicamente. Il modello deve quindi fare previsioni che verranno poi verificate sperimentalmente.

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Fine del mondo rinviata a data da destinarsi

Qualche giorno fa, la storia che ha guadagnato molta visibilità sui media italiani (qui la sensazionalistica versione del Corriere) ed esteri è stata quella di un 13enne tedesco, Nico Marquardt, che avrebbe corretto i calcoli della NASA per quanto riguarda le probabilità di impatto con la Terra dell’asteroide Apophis.

Il quale, secondo le misure e previsioni preparate sotto il Near Earth Object Program della NASA, raggiungerà la sua massima vicinanza alla Terra il 13 Aprile 2036, con una probabilità di impatto di 2.2*10-5, ovvero 1 su 45000 passaggi. Vista la minuscola probabilità d’impatto, si ritiene che l’evento non debba suscitare alcuna preoccupazione.

Tuttavia, secondo il lavoro di Marquardt la vera probabilità d’impatto sarebbe 1 su 450: molto più preoccupante visto che l’energia liberata dalla caduta dell’asteroide causerebbe una catastrofe immane. Come ha fatto il nostro giovane ricercatore ad arrivare ad un risultato di due ordini di grandezza diverso da quello della NASA?

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Sfiorata la tragedia nei cieli?

C’e’ sempre un buon motivo per creare allarmismo tra i media. L’ultimo e’ la diffusione di questo video che troviamo sul Corriere.it. Ma anche su Tgcom.

Il video in questione viene titolato cosi’: “Due aerei USA centrati da fulmini. Sfiorata la tragedia in Maryland e Virginia.”

Ebbene dove sta la bufala?

L’imbroglio e l’esagerazione vera e propria stanno nel fatto che il fenomeno degli aerei colpiti dai fulmini e’ normale ed abbastanza comune ed e’ assolutamente sicuro.

La fusoliera dell’aereo infatti si comporta come una gabbia di Faraday. Cioe’ un oggetto che permette di rimanere isolati dalle cariche elettriche esterne, non importa quanto intense siano.

Lo stesso principio ci permette di essere salvi durante un temporale se stiamo dentro la macchina. Se un fulmine dovesse colpire la macchina le cariche verranno forzate a scorrere all’esterno e poi verranno scaricate dai pneumatici verso la terra.

Le compagnie aeree e i piloti conoscono benissimo questo fenomeno (in media lo stesso aereo viene colpito almeno una volta all’anno) e nella vita di qualcuno di voi probabilmente sara’ capitato anche di essere colpiti durante un volo ma senza conseguenze. A volte non ci si accorge nemmeno.

Ad onor del vero nella storia dell’aviazione degli ultimi 50 anni esiste un solo incidente certo attribuibile ad un fulmine: nel 1962 un Boeing 707 in USA precipito’ perche’ il fulmine colpi’ e innesco’ un incendio. La notizia l’ho trovata qui. Da quel momento negli aerei moderni tutta la strumentazione di bordo e’ schermata e deve passare rigorosi test.

Ma capite bene che se un aereo viene colpito in media una volta all’anno e nei cieli del mondo ci sono circa 273.000 apparecchi, in media 273.000 fulmini colpiscono altrettanti velivoli senza alcuna conseguenza.

E infine la giornalista ci rassicura che non ci sono passeggeri feriti nei due casi. E infatti sarebbe impossibile rimanere feriti da un fulmine perche’ si e’ completamente schermati all’interno. L’unico modo per contare feriti nei giornali sarebbe la caduta del velivolo: in quel caso pero’ si parlerebbe piu’ di vittime che di feriti.

Fabristol

Velenitaly: una grottesca adulterazione. Di notizie

Scheletro che beve vino

Paolo Tessadri, giornalista de L’Espresso e autore dell’inchiesta-scandalo “Velenitaly”, scrive che «Nelle botti sequestrate finora sono state individuate tracce di concimi, sostanze cancerogene, acqua, zucchero, acido muriatico e solo un quinto di mosto».

Più avanti scrive che i test condotti nel laboratorio di Conegliano Veneto «forniscono lo stesso verdetto choc: in quel liquido di uva ce n’è circa un quinto, il minimo indispensabile per dare un po’ di sapore. I test sono concordi: tra il 20 e il 40 per cento, non di più. E il resto? Acqua, concimi, fertilizzanti, zucchero, acidi. Sì, acidi: usati per mimetizzare lo zucchero vietato per legge. L’acido cloridrico e l’acido solforico vengono utilizzati per ‘rompere’ la molecola dello zucchero proibito (il saccarosio) e trasformarlo in glucosio e fruttosio, legali e normalmente presenti nell’uva».

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Una o due divinità?

La notizia della bambina nata in Uttar Pradesh in India con “due facce” ha fatto il giro del mondo.

I genitori e la comunità del villaggio vi hanno subito riconosciuto una reincarnazione del dio Ganesha e si sono rifiutati di farla visitare dai medici e specialisti. Ora la loro casa è diventata meta di pellegrinaggi ininterrotti.

Gli organi di stampa si sono giustamente fiondati sulla notizia e si sono affrettati a descriverla come una “bimba con due facce” (nella foto in alto e qui in un video)

Ma è questa una descrizione affidabile e veritiera o è solo frutto di una imprecisione e di un sensazionalismo che fa comodo?

Perché a ben vedere la piccola bambina indiana potrebbe essere in realtà “le piccole bambine indiane”. O più precisamente due feti omozigoti la cui separazione non è avvenuta del tutto.

Si può parlare in questo caso di dicefalia non completa, che fa parte di quell’ampio spettro di casi che va sotto il nome di policefalia.

La policefalia è rara in natura ma è comunque ampiamente documentata in tantissime specie soprattutto rettili e anfibi (famosissime le tartarughe o i serpenti bicefali tenuti in musei o zoo e il cui valore è inestimabile) ma anche in mammiferi come nell’uomo.

Il caso più famoso è sicuramente quello di Abigail e Brittany Hensel venuto alla luce qualche anno fa. Due teste attaccate ad un unico corpo (nel video sotto).

Ma mentre per Abigail e Brittany la dicefalia è avvenuta totalmente per la bimba indiana la separazione del cranio non è avvenuta del tutto e il cranio pare fuso. In queste condizioni e con i genitori che si rifiutano di farla visitare e curare la bimba(e) farà una fine certa.

E’ strano che nessuno tra i giornali (anche internazionali) si sia reso conto della somiglianza dei casi (nei giornali inglesi la storia di Abigail e Britanny rimase per anni) e invece si sia preferito seguire la strada del “caso esotico e folkloristico”.

La bimba(e) bicefala indiana è possibile che possa sopravvivere (anche se la fusione degli encefali potrebbe compromettere la separazione dei crani) e avere una vita seminormale come quella di Abigail e Britanny, ma solo a costo che venga curata, sottoposta ad esami e operata.

E’ sicuramente triste vedere come la superstizione e l’ignoranza possano condannare giovani vite innocenti.

Quanti gemelli siamesi o bambini bicefali sarebbero morti nel mondo a causa di cure non tempestive e inadeguate se per ognuno di questi casi si fosse visto un intervento divino sacro ed intoccabile?

Ma che tsunami dici!

tsunami.jpgTutti sappiamo cos’è un terremoto. I lampadari ondeggiano, le suppellettili più in bilico cadono, eventualmente anche quelle più stabili finiscono a terra. Se poi le scosse sono sufficientemente forti, allora anche gli edifici ne risentono subendo danni più o meno consistenti (dal comignolo che crolla alla distruzione dell’intero stabile).

Ecco, i terremoti. Tra le tante conseguenze di un terremoto (non ultima la possibilità per i ricercatori di “vedere” l’interno della Terra) ci sono gli tsunami (1). No, i maremoti (2). Anzi, le onde anomale (3). No, ecco, le onde di marea (4). Bene, nonostante i media utilizzino indifferentemente queste quattro parole per indicare il medesimo fenomeno, tre dei quattro sostantivi citati indicano tre cose diverse. Vediamo un po’.

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Allarme DHMO: il killer incolore e inodore

caution-dhmo.gifLa stampa scientifica continua a produrre dell’ottimo materiale per Progetto Galileo. In poche settimane di attività abbiamo accumulato un discreto numero di bufale, imprecisioni, spettacolarizzazioni improprie.

Ma ci siamo anche resi conto che per ogni argomento spettacolarizzato ed enfatizzato, spesso ce n’è uno completamente trascurato. E a volte si tratta di temi critici per la salute pubblica.

È il caso del DHMO. Sui quotidiani nazionali non è stata dedicata neanche una riga al problema, mentre il Web si è dimostrato ancora una volta un mezzo più flessibile e reattivo della carta stampata. Per una trattazione esauriente dei rischi connessi al contatto col DHMO vi rimando all’articolo di Dario Bressanini, che dà al problema il giusto risalto, pur evitando i toni allarmistici tipici di certa stampa. Inoltre, da tempo è presente una versione in italiano del sito della Dihydrogen Monoxide Research Division. Il sito originale è da anni un prezioso punto di riferimento per chiunque voglia difendersi da questa sostanza inodore e incolore, praticamente ubiquitaria, presente nelle falde acquifere e persino in bevande di larghissima diffusione: il diidrogeno monossido (H2O), nome comune: acqua.

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