Il paradosso dell’alieno

Tempo fa affrontai il problema dell’ipotesi nulla di MacPhail, in base alla quale tutti i vertebrati condividono dal punto di vista qualitativo le medesime capacità cognitive, mentre le differenze emergono quando si considera la “quantità” delle stesse, cioè quanto esse sono sviluppate in ogni organismo. Tra tutti i vertebrati l’uomo costituirebbe un caso particolare, poichè dotato di una capacità qualitativamente unica in grado di attribuirgli il carattere di eccezione: il linguaggio. Se dunque fosse valida questa ipotesi la differenza qualitativa permetterebbe di fatto agli uomini di porsi al di sopra degli altri animali considerandoli come esseri inferiori e ciò porterebbe alla giustificazione della teoria proprietarista che nega l’esistenza dei diritti animali riducendo gli esseri inferiori a semplici oggetti. Quando le capacità mentali differiscono per qualità da quelle di un umano, l’animale che abbiamo di fronte può ragionevolmente essere considerato un oggetto. In effetti non credo nessuno di noi, quando si siede a tavola di fronte ad un piatto di carne, si vada ad interrogare sui diritti del bovino o sulle capacità cognitive del pollame, salvo non si tratti di Pecoraro Scanio o affini. Tuttavia, nel momento in cui alcuni eminenti primatologi e psicologi comparati affermano che anche le scimmie sono in grado di apprendere il linguaggio, ecco che lo status di eccezione che contraddistingue l’uomo decade e le scimmie diventano inferiori a noi limitatamente alla sola quantità. Ciò effettivamente pone un problema per quanto riguarda i diritti animali. Basta allora una superiorità quantitativa per reclamare il diritto di vita o di morte su un essere vivente? Certamente, se la domanda fosse rivolta a me, risponderei di sì. D’altronde molte delle conoscenze che si hanno oggi sulle principali disfunzioni cognitive, nonchè sulle funzioni delle differenti aree cerebrali, sono state ottenute dallo studio dei deficit indotti da lesioni al cervello delle scimmie (magari comparato ai pazienti umani neurologici). Però nel dare la mia risposta, il paradosso dell’alieno mi farebbe vacillare. Se arrivasse infatti sulla Terra un alieno avente delle capacità cognitive che in rapporto alle nostre sono paragonabili a quelle che noi abbiamo rispetto ad una scimmia, avrebbe il diritto di sacrificarci o raschiar via la nostra corteccia frontale a scopo di ricerca (e cioè per il suo bene)?

- Jinzo

Relativismo patologico

In una intervista al dottor Silvio Viale, in diretta su Radio Radicale, ho appreso qualche giorno fa che Giuliano Ferrara avrebbe dichiarato, in relazione alla famigerata questione aborto-cellerini, che la sindrome di Klinefelter non sarebbe da considerarsi malattia grave. Vorrei spendere due parole per spiegare rapidamente in cosa consiste questa patologia, senza inserire ulteriori commenti. Trattasi di una condizione causata da aneuploidia cromosomica, per cui i maschi affetti presentano un cromosoma sessuale X aggiuntivo, che determina un cariotipo XXY. La presenza di un extra X provoca alterazioni fenotipiche quali l’ipogonadismo, che significa una riduzione della funzione ormonale/ghiandolare a livello dei testicoli con conseguente micro-orchidismo (testicoli sottosviluppati) e ginecomastia, che tuttavia richiede solo nel 10% dei casi un intervento chirurgico. Dal punto di vista sociale, dunque, questa malattia è associata a sterilità. Inoltre il rischio dell’insorgenza di alcuni tumori sembra aumentare, così come di diverse altre patologie quali l’osteoporosi. A livello cognitivo vi è una possibilità del 30-40% di avere individui con un ritardo mentale, come dimostrato da test neuropsicologici che testimoniano la presenza di problemi nel linguaggio e nelle funzioni esecutive superiori.

 - Jinzo

Neuroeconomia austriaca

Grazie alla soffiata di un prezioso informatore vengo a sapere che su Mises.org compare un ghiottissimo articolo sul rapporto tra economia austriaca e neuroscienze. In sintesi la tesi dell’autore consiste nel correlare il particolare pathway di attivazione del sistema dopaminergico nelle situazioni di gambling (cioè in quelle dove si tenta una predizione allo scopo di ottenere una ricompensa) alla teoria del ciclo economico formulata dagli economisti austriaci. Il tutto nasce dalla considerazione che il sistema dopaminergico (immagino si faccia riferimento all’area mesolimbica) scarica nel momento in cui si ha il verificarsi di un episodio positivo inaspettato, come un colpo di fortuna, mentre il kick dopaminergico non si ha nel momento in cui si verifica un evento programmato di cui l’individuo è a conoscenza. Ma se alla predizione si associa un fallimento, o meglio la ricompensa attesa non si palesa, allora subentra il rimorso (regret), che in termini neurali viene identificato con l’attivazione di segnali afferenti ad un’area del cervello definita putamen ventrale. Allo stesso tempo il rilascio di dopamina si interrompe (dopamine dries up if the reward you expected fails to materialize). Queste basi neuroscientifiche sono dunque utilizzate a supporto della teoria austriaca del ciclo economico. Di seguito la traduzione libera di un passo dell’articolo

La banca centrale fornisce liquidità in eccesso, la quale abbassa i tassi di interesse e parte di essa viene investita in azioni. Non appena i prezzi delle azioni crescono, i livelli di dopamina degli investitori aumentano a causa dell’attesa del guadagno; le azioni più rischiose sono poi sollevate nel prezzo dagli investitori poichè un rischio maggiore deve essere assunto per ottenere lo stesso rilascio dopaminergico e così il mercato evolve in una bolla economica (situazione in cui la domanda gonfia a dismisura i prezzi della merce di scambio pur non avendo essa quel valore intrinseco). Alla fine le basi degli investimenti non supportano i prezzi, i quali si raffreddano, facendo calare i livelli di dopamina. A quel punto si ha un crash finanziario ed un pathway di rimorso nel cervello degli investitori. Insomma il profilo di attivazione del sistema dopaminergico segue esattamente quello delle crisi prodotte dalla svalutazione monetaria della banca centrale.

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