Romanziere o esperto di cosmologia?

Valerio Evangelisti, noto storico e scrittore di romanzi che coinvolgono vari elementi, fantastici fantascientifici, gotici, storici ecc, ha rilasciato una intervista che può essere interamente letta qui.

Nell’intervista dopo aver illustrato come il suo personaggio, l’inquisitore Eymerich, vede l’Universo, Evangelisti si lancia in una critica del modello cosmologico del Big Bang. Concentriamo l’attenzione su questo argomento: lo scrittore dichiara che “Una teoria oggi largamente accettata, come quella del Big Bang, non solo non è verificabile, ma è contraddetta da tutte le osservazioni disponibili. Viene tenuta in vita con motivazioni che molto hanno di teologico: il bisogno sempre vivo di individuare un Primum Mobile”.

Per capire l’infondatezza delle affermazioni di Evangelisti rivediamo brevemente il concetto di modello. Come tutti i modelli fisici, il Big Bang si basa su osservazioni, misure, evidenze sperimentali (è la stessa cosa ma detta in modi diversi) che devono essere spiegate e descritte matematicamente. Il modello deve quindi fare previsioni che verranno poi verificate sperimentalmente.

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Ricerca scientifica volante

Forse non lo sapete ancora ma per salvare l’Alitalia il governo prendera’ soldi da un fondo pubblico creato per finanziare la ricerca (legge 46 del 1982).

300 milioni di euro rubati da un fondo per la ricerca scientifica. 300 milioni. Questo costera’ ai contribuenti italiani e ai centri di ricerca che si vedranno diminuiti ancor di piu’ i soldi per il loro sostentamento.

Gioite quindi giovani ricercatori: l’aereo che prenderete per scappare all’estero ve lo ha pagato la Ricerca Italiana.

P.S.

Be’ almeno facessero viaggiare noi ricercatori gratis con l’Alitalia.

Fabristol

Sfiorata la tragedia nei cieli?

C’e’ sempre un buon motivo per creare allarmismo tra i media. L’ultimo e’ la diffusione di questo video che troviamo sul Corriere.it. Ma anche su Tgcom.

Il video in questione viene titolato cosi’: “Due aerei USA centrati da fulmini. Sfiorata la tragedia in Maryland e Virginia.”

Ebbene dove sta la bufala?

L’imbroglio e l’esagerazione vera e propria stanno nel fatto che il fenomeno degli aerei colpiti dai fulmini e’ normale ed abbastanza comune ed e’ assolutamente sicuro.

La fusoliera dell’aereo infatti si comporta come una gabbia di Faraday. Cioe’ un oggetto che permette di rimanere isolati dalle cariche elettriche esterne, non importa quanto intense siano.

Lo stesso principio ci permette di essere salvi durante un temporale se stiamo dentro la macchina. Se un fulmine dovesse colpire la macchina le cariche verranno forzate a scorrere all’esterno e poi verranno scaricate dai pneumatici verso la terra.

Le compagnie aeree e i piloti conoscono benissimo questo fenomeno (in media lo stesso aereo viene colpito almeno una volta all’anno) e nella vita di qualcuno di voi probabilmente sara’ capitato anche di essere colpiti durante un volo ma senza conseguenze. A volte non ci si accorge nemmeno.

Ad onor del vero nella storia dell’aviazione degli ultimi 50 anni esiste un solo incidente certo attribuibile ad un fulmine: nel 1962 un Boeing 707 in USA precipito’ perche’ il fulmine colpi’ e innesco’ un incendio. La notizia l’ho trovata qui. Da quel momento negli aerei moderni tutta la strumentazione di bordo e’ schermata e deve passare rigorosi test.

Ma capite bene che se un aereo viene colpito in media una volta all’anno e nei cieli del mondo ci sono circa 273.000 apparecchi, in media 273.000 fulmini colpiscono altrettanti velivoli senza alcuna conseguenza.

E infine la giornalista ci rassicura che non ci sono passeggeri feriti nei due casi. E infatti sarebbe impossibile rimanere feriti da un fulmine perche’ si e’ completamente schermati all’interno. L’unico modo per contare feriti nei giornali sarebbe la caduta del velivolo: in quel caso pero’ si parlerebbe piu’ di vittime che di feriti.

Fabristol

Dalla scomposizione delle cellule l’energia nucleare

“Enrico Fermi, creatore della possibilita’ di creare dalla scomposizione delle cellule l’energia nucleare.”

E poi ci si chiede perche’ l’Italia sia cosi’ indietro nella ricerca scientifica e i ricercatori se ne vadano all’estero.

Dov’e’ la ricerca nella campagna elettorale?

Professoressa, in Italia ci sono 60000 ricercatori universitari con contratti temporanei! Questo non e’ un ‘fenomeno marginale’: noi facciamo il 50% della forza lavoro universitaria.”

Questo e’ uno dei paragrafi iniziali di una lettera pubblicata su Science lo scorso 21 Marzo da un gruppo di 776 ricercatori indirizzata al senatore Rita Levi-Montalcini. Non sappiamo quanta eco mediatica abbia avuto questa lettera, ma questo disperato grido d’aiuto del mondo della ricerca verso il mondo politico, forse avrebbe meritato un po’ di attenzione in questa lunga campagna per le elezioni.

Campagna per le elezioni in cui nessun partecipante (soprattutto tra i big) si e’ interessato al mondo della ricerca, al denaro per la ricerca, alla liberta’ di ricerca, e come in questo caso a chi la ricerca la manda avanti e fa lo schiavo dietro un bancone.

“We work at least as much as long-term employees but we do not have the same rights. In Italy there are only a few open competitions, and, even worse, they often look like farces: The name of the winner is known even before the call for expression of interest is issued! Meritocracy in Italy is an empty word seldom translated into reality. Fast university careers are only for the chosen ones or the descendants of families traditionally connected with the university. Everybody knows that it takes good opportunities to improve one’s skills, but opportunities are not for everyone according to their merits. And the situation is even worse for women.

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Una o due divinità?

La notizia della bambina nata in Uttar Pradesh in India con “due facce” ha fatto il giro del mondo.

I genitori e la comunità del villaggio vi hanno subito riconosciuto una reincarnazione del dio Ganesha e si sono rifiutati di farla visitare dai medici e specialisti. Ora la loro casa è diventata meta di pellegrinaggi ininterrotti.

Gli organi di stampa si sono giustamente fiondati sulla notizia e si sono affrettati a descriverla come una “bimba con due facce” (nella foto in alto e qui in un video)

Ma è questa una descrizione affidabile e veritiera o è solo frutto di una imprecisione e di un sensazionalismo che fa comodo?

Perché a ben vedere la piccola bambina indiana potrebbe essere in realtà “le piccole bambine indiane”. O più precisamente due feti omozigoti la cui separazione non è avvenuta del tutto.

Si può parlare in questo caso di dicefalia non completa, che fa parte di quell’ampio spettro di casi che va sotto il nome di policefalia.

La policefalia è rara in natura ma è comunque ampiamente documentata in tantissime specie soprattutto rettili e anfibi (famosissime le tartarughe o i serpenti bicefali tenuti in musei o zoo e il cui valore è inestimabile) ma anche in mammiferi come nell’uomo.

Il caso più famoso è sicuramente quello di Abigail e Brittany Hensel venuto alla luce qualche anno fa. Due teste attaccate ad un unico corpo (nel video sotto).

Ma mentre per Abigail e Brittany la dicefalia è avvenuta totalmente per la bimba indiana la separazione del cranio non è avvenuta del tutto e il cranio pare fuso. In queste condizioni e con i genitori che si rifiutano di farla visitare e curare la bimba(e) farà una fine certa.

E’ strano che nessuno tra i giornali (anche internazionali) si sia reso conto della somiglianza dei casi (nei giornali inglesi la storia di Abigail e Britanny rimase per anni) e invece si sia preferito seguire la strada del “caso esotico e folkloristico”.

La bimba(e) bicefala indiana è possibile che possa sopravvivere (anche se la fusione degli encefali potrebbe compromettere la separazione dei crani) e avere una vita seminormale come quella di Abigail e Britanny, ma solo a costo che venga curata, sottoposta ad esami e operata.

E’ sicuramente triste vedere come la superstizione e l’ignoranza possano condannare giovani vite innocenti.

Quanti gemelli siamesi o bambini bicefali sarebbero morti nel mondo a causa di cure non tempestive e inadeguate se per ognuno di questi casi si fosse visto un intervento divino sacro ed intoccabile?

Noi proveniamo dalla scimmia? #2

Il libro di Rosa Alberoni che abbiamo visto nel post precedente era stato presentato qualche mese fa addirittura con un servizio del TG2.

Questa volta a fare la parte dell’esperto di evoluzionismo è il famosissimo biologo molecolare nonché evoluzionista Cardinal Renato Martino.

Martino pare il miglior difensore dell’opera dell’Alberoni, tant’è che esordisce con paragoni e cenni storici precisi ma soprattutto pertinenti.

Il cardinal Martino pensa che il darwinismo sia figlio del marxismo, e con quest’affermazione tenta in tutti i modi di screditare l’evoluzionismo come figlio della dottrina comunista. Ma non si rende conto che ha appena detto una stupidaggine incredibile.

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Noi proveniamo dalla scimmia?

Il video che vedete qua sopra è stato mandato in onda su Raiuno tempo fa. In una puntata de “L’appuntamento” Gigi Marzullo presenta il libro “Il dio di Michelangelo e la barba di Darwin” di Rosa Alberoni, che come potete leggere nella sua autobiografia è una docente di sociologia alla IULM laureata in Lingue straniere.
Non vi deve stupire però il fatto che una laureata in lingue straniere si metta a parlare di evoluzionismo, perché come ben sapete le critiche all’evoluzionismo arrivano sempre da chi Darwin non lo ha mai letto. E’ la stessa Alberoni a dire che a lei non importa niente della teoria di Darwin, del cui argomento non è competente.

Alla RAI viene fatta parlare una persona che spara a zero contro la scienza, accusando i biologi di essere manipolatori di menti innocenti, definendo l’evoluzionismo come un complotto teso a istupidire le masse e il cui scopo è l’annientamento della visione religiosa; e tutto questo da una persona che ammette più volte la sua ignoranza nel campo della biologia e dell’evoluzionismo, all’interno di un servizio pubblico senza contradditorio ed anzi con cinque o sei giornalisti che annuiscono e a malapena riescono a spiccicare parola, a parte lodi sperticate per l’autrice.

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Buone notizie dalle cellule staminali embrionali

2_white_mice_br.jpgE’ del 23 Marzo la pubblicazione su Nature Medicine online di uno studio condotto da Lorenz Studer sulla clonazione terapeutica in topi parkinsoniani.

Lo studio ha dimostrato che cellule dopaminergiche derivate da clonazione terapeutica erano in grado, quando trapiantate nel cervello murino, di riportare i topi ad un discreto miglioramento dei sintomi tipici del Parkinson.

In breve: in topi parkinsoniani è stata presa una cellula somatica della coda il cui nucleo è stato inserito in ovocellule. Queste cellule differenziate in neuroni dopaminergici (la distruzione del sistema dopaminergico nel sistema nervoso centrale è considerata una delle cause del Parkinson), sono state poi trapiantate nelle aree cerebrali danneggiate dei topi.

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Progetto Galileo compie un mese

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Un mese fa incominciavamo questo piccolo progetto.

Ad essere sinceri non pensavamo di destare così tanto entusiasmo e curiosità. Guardando alle statistiche del blog siamo rimasti piacevolmente colpiti dall’interesse che abbiamo suscitato.

In un mese 25.000 accessi, 80 link diretti ai nostri articoli, un numero imprecisato di link (forse oltre 50) al nostro blog su siti, blogs e forum, 40 post sui più svariati argomenti, 580 commenti.

Vogliamo ringraziare tutti quelli che ci hanno supportato, che ci hanno dato entusiasmo e voglia di andare avanti, e pure quelli che hanno mosso critiche al nostro progetto. Ma soprattutto vogliamo ringraziare la Carlucci, non solo per le belle ore passate a ridere davanti al PC, ma per averci dato la possibilità di capire a fondo come procede la ricerca scientifica e la meritocrazia in Italia, e per averci spinto a contattare un premio Nobel.

Grazie ancora a tutti.

 

Progetto Galileo

 

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