Forse non lo sapete ancora ma per salvare l’Alitalia il governo prendera’ soldi da un fondo pubblico creato per finanziare la ricerca (legge 46 del 1982).
300 milioni di euro rubati da un fondo per la ricerca scientifica. 300 milioni. Questo costera’ ai contribuenti italiani e ai centri di ricerca che si vedranno diminuiti ancor di piu’ i soldi per il loro sostentamento.
Gioite quindi giovani ricercatori: l’aereo che prenderete per scappare all’estero ve lo ha pagato la Ricerca Italiana.
P.S.
Be’ almeno facessero viaggiare noi ricercatori gratis con l’Alitalia.

ricercatori sì, tonti no…
chi te lo fa fare di prendere un volo alitalia poi?
Pensa che i dottorandi italiani stanno ancora aspettando l’aumento della borsa di dottorato (che ora si aggira intorno a 800 euro mensili), che dovrebbe subire un aumento di circa 100 euro. Purtroppo il decreto per la ripartizione dei fondi destinati alla ricerca non è stato firmato dal ministro uscente Mussi, naturalmente siamo tutti in attesa!
william
ma perchè in Italia c’è ricerca scientifica?
(naturalmente è solo un’amara battuta)
vitaliano
http://yellowcar.wordpress.com
Non solo il decreto Mussi non e’ stato firmato, ma se qualche ministro volesse firmarlo in futuro magari non trovera’ soldi perche’ il fondo per la ricerca e’… VOLATO (e’ proprio il caso di dirlo)
ma a che serve la ricerca se hai una compagnia di bandiera dove poter “sistemare” i clientes?
vitaliano
http://yellowcar.wordpress.com
alè, e la frittata è fatta!
non so voi, ma io già da gennaio mi sono ritrovata accreditate sul conto 20 euro in meno della borsa, che fino a dicembre era di ricchi 827€ e adesso 807€.
Ho anche parlato con un paio di amministrativi: nell’ambiente gira la voce che di aumento borsa non se ne parli per i prossimi mesi (anno nuovo..) ed il cambio di governo non aiuta…..
sono all’ultimo anno, ormai ci rinuncio, non vedrò mai i soldini di aumento. lascio ogni speranza!
per chi vuol fare un ultimo tentativo, dal sito dell’ADI si può mandare un promemoria al ministro:
http://www.dottorato.it/
La vedo un po’ diversamente da voi. Se posso citare me stessa,
“l’idea che lo Stato non possa mettere 300 milioni di Euro per tenere in piedi una azienda industriale in crisi è un’idea miope, almeno quanto quella per cui è inutile spendere soldi per ricerche dagli esiti incerti e in là nel futuro.”
saluti
Per Carla: abbi pazienza, ma tra mettere 300 milioni di euro per un’azienda in fallimento (grazie al magna magna che c’é in alto) e il darlo a ricerche che possono salvare vite (cancro, cardiopatie, alzehimer, apparati sanitari e chi più ne ha ne metta) o che comunque rendomo possibile un futuro migliore (energie rinnovabili, ingegneria, nanotecnologie, etc), personalmente scelgo la seconda. La scelta miope é regalarli ad un’azienda che comunque prima o poi fallirà, in modo da poterci magnare ancora un po’…
@ carla
la ricerca dovrebbe essere in cima per un paese che vuole essere competitivo industrialmente e che non competa solo con le produzioni basso profilo cinesi (ma non preoccuparti sono già in arrivo il vietnam o la cambogia dove il costo lavoro è ancora più basso che in cina), oltre alle ricerche di tipo medico che sono fondamentali.
alitalia è un colabrodo e lo è da almeno 10 anni (come quasi tutte le aziende in mano allo stato) e ci abbiamo buttato soldi per ragioni clientelari da troppo tempo.
alitalia sarebbe dovuta fallire tempo fa e sarebbe stata la soluzione migliore.
vitaliano
http://yellowcar.wordpress.com
ma cribbio
proprio dalla ricerca devono essere presi?
e poi parliamoci chiaro Carla…
Chiamare azienda Alitalia è miopia, anzi, è proprio cecità.
@ziriuz84
A me la ricerca pare importante anche se si occupa di dinosauri o di particelle elementari, e portare a esempio le ricerche “salva-vita” è un tantino demagogico. Il fondo in questione, poi, è rivolto al finanziamento a medio termine e a tassi agevolati di progetti industriali in fase avanzata di ricerca e sviluppo, e credo che il suo impatto su ricerche capaci di portare a scoperte in campo biomedico sia limitato. Non dimentichiamo infine che si tratta di un prestito, a breve termine e non agevolato, che il futuro acquirente di Alitalia, se ci sarà, dovrà rimborsare con gli interessi.
@vitaliano
Tutta la grande industria italiana, anche quella privata, ha vissuto all’ombra dello Stato, può non piacere ma non possiamo cambiare il passato. Quando abbiamo cominciato a fare “pulizia” ci siamo liberati di “fardelli” come l’industria chimica e buona parte dell’agroalimentare (e qui mi concedo un po’ di demagogia: la siderurgia italiana oggi ha il marchio Thyssenkrupp). Ne avranno beneficiato i conti pubblici, forse, ma non credo la ricerca. Non conosco, e non saprei comunque interpretare, i conti di Alitalia, ma osservo che Air France era disposta a comprarsi il “colabrodo”, e allora forse sotto la montagna di debiti e clientele c’è una struttura produttiva capace di funzionare e persino di fare profitti.
Quello che mi preme dire, è che non serve a nessuno (non alla ricerca) creare fittizie “guerre tra poveri”.
Carla
http://valideragioni.ilcannocchiale.it/post/1889380.html
Chiara parliamoci francamente
quei soldi sono un prestito a fondo perduto come lo sono stati quelli passati all’Alitalia e alla FIAt e a chissa’ quante altre aziende che avevano la fortuna di avere contatti in Parlamento.
I soldi non verranno mai restituiti.
@ Chiara: airfrance voleva le rotte…
Il fondo rotativo instituito dalla legge 46 ha come fine “il sostegno degli investimenti delle aziende volto alla concessione di finanziamenti agevolati, destinati in particolare all’innovazione, al Mezzogiorno e alle aree sottoutilizzate”. Personalmente trovo grave la sottovalutazione della ricerca di base che si fa in Italia, ma in questo caso credo che ci si trovi davanti ad un passo ulteriore (trattandosi di ricerca applicata) la cui assurdità dovrebbe essere chiara anche per chi ritiene non prioritaria la ricerca pura. Proprio per questo non capisco la posizione di Carla, che pure è stata la prima ad indicare correttamente l’utilizzo di questi soldi. Si tratta di un fondo (credo all’incirca 1 miliardo) che funziona grazie al fatto che le cifre prestate (in genere molto inferiori a 300 mil.) vengono restituite in tempo breve (con il prestito faccio il lavoro che devo fare, incasso dal cliente, restituisco quanto devo, mi tengo la differenza se sono stato bravo). La cosa è utile non solo perchè permette alle piccole e medie imprese di investire soldi nello sviluppo di un nuovo prodotto senza farsi strozzare dalle banche, ma anche perchè, in tale sviluppo, spesso si deve coinvolgere qualcun’altro (es. una certa lavorazione, chessò un’elettroerosione, non può essere fatta in azienda e devi coinvolgere chi ha investito in tale tecnologia, aiutandolo ad ammortizzare le spese). In conclusione, questi soldi, girando, consolidano quello sviluppo tecnologico che ci dovrebbe aiutare ad essere competitivi. 300 milioni in meno, dati ad una ditta tecnicamente fallita da tempo, operante per di più in un settore che sta per affrontare una bella crisi causa aumento petrolio, non fanno piacere. Fanno pensare che della cosiddetta competività in realtà non importi niente.
Scandaloso. Viviamo in un paese di buffoni che amministrano la cosa pubblica (TUTTI, destra e sinistra) ed infelici dementi che li votano (TUTTI, destra e sinistra).
Per Carla: Senza polemica ti dico come la vedo io.
La ricerca và vista come un neonato. Un bambino appena viene al mondo non sà parlare, non sà camminare, non sà procurarsi da mangiare, si fa i bisogni addosso e non sà ripulirsi, non riesce ad avere cura di se, insomma non sà fare nulla.
Ma se per un certo numero di anni viene amorevolmente aiutato a crescere ed assistito con tutto l’amore dei suoi genitori alla fine diventerà un adulto capace di fare tantissime cose belle e utili. Nel neonato c’è un potenziale altissimo, nessuno può dire a priori se diventerà un premio nobel o un rapinatore di benzinai. Il suo futuro è quindi incerto ma nessuno dice di buttare via il neonato. Per la ricerca si fa (si dovrebbe fare) lo stesso ragionamento.
Le equazioni di Maxwell, le fondamenta teoriche dell’elettromagnetismo, vennero pubblicate nel 1873. A quel tempo Maxwell non aveva che una vaga e nebulosa idea di quello che si sarebbe potuto fare col suo lavoro di ricerca: energia elettrica, trasporti, telecomunicazioni, informatica, diagnostica medica ecc ecc. Pensa a dove saremmo ora se qualcuno gli avesse detto “James, non perdere tempo con queste formulette di nessuna utilità pratica” e se gli avesse dato retta.
Io sono già volato via, con Ryan Air e non certo con Alitalia, e lavoro in un istituto di ricerca all’estero.
L’Italia di oggi è un paese di merda. Gli Italiani sono una massa di coglioni traffichini, che guardano beoti l’isola dei Famosi e si incazzano perché gli pubblicano i redditi on line e non possono più evadere le tasse. E la banda bassotti, che della Ricerca se ne sbatte perché capisce solo le clientele, è quello che questo popolo di sottosviluppati vota e che quindi si merita. E questo include anche il governo precedente, che aveva adottato analogo provvedimento per fermare uno sciopero dei camionisti. Che tristezza! Un paese talmente ridicolo, che conviene di più prendersi la patente C che un dottorato.
Ma va anche bene così. Tanto non cambierà gran ché finché i soldi non finiranno del tutto e non saremo completamente alla frutta. Sperando che a quel punto qualcuno si incazzi sul serio, si svegli e si sia ancora in tempo per fare qualcosa.
La ricerca è ostacolata, perché:
1°) Se troppe cose si spiegano tanta gente
non crede più.
2°) Se la malattie si guariscono finiscono
i “miracoli” a Lourdes.
3°) Siamo in mano al clero cattolico.
@ giovanni bruscotto
imputo alla chiesa e al clero tante cose che non vanno in questo paese, ma secondo me la ricerca in italia non è mal considerata per i motivi che hai esposto.
il nostro problema è la non lungimiranza e la difficoltà a ragionare nel lungo periodo.
@ carla
airfrance voleva (e vorrà alitalia appena porterà i libri in tribunale) perchè aveva fiutato l’affare di una compagnia monopolistica (in italia per l’estero) a un prezzo stracciato.
Giusto in tema:
http://www.giornalettismo.com/archives/536/ricercatori-italiani-e-inglesi-carriere-a-confronto/